Il museo mai nato: il contributo di Angelo Figorilli

Su queste pagine ho visto svilupparsi una discussione attorno al “museo Ovidio” che in qualche modo racconta bene le difficoltà che la città ha nel raccogliere le sfide e le opportunità legate alla sua storia e al suo futuro. Molti ma non tutti conoscono il paradosso di un luogo che dovrebbe rappresentare il simbolo di una strada da percorrere e che invece resta sospeso in un limbo di incertezza, disinteresse e polemica che sembra essere la cifra distintiva della politica locale.

Il museo Ovidio (lo chiamo così per semplificare) è lì, nel cuore di Sulmona, tra il teatro e il cinema, eppure non è mai nato. Il museo Ovidio conta sale multimediali che raccontano -con una potenza che quando fu immaginata era cosa rara- la storia di un uomo che fece dell’arte della parola la sua arma di lotta contro il potere ma queste sale sono spente. Il museo Ovidio contiene stanze che potrebbero ospitare la voglia di discutere e di sapere, di confrontarsi e di studiare proprio quell’arte della parola che sarebbe tanto utile governare in questo presente sempre più devastato dall’uso violento del linguaggio e della forza e invece quelle stanze sono vuote. Il museo Ovidio infine offre la possibilità di passare il tempo e intrattenersi in un cortile a conversare con un caffè delle cose appena viste e sentite e invece quel cortile è chiuso e muto.

E di fronte a questo silenzio triste che dovrebbe interrogare tutta la città c’è un inseguirsi di precisazioni e di responsabilità da attribuire che provoca solo disamore e rassegnazione. Per questo ha fatto bene Il Germe a sottolineare la distanza tra le aspettative e la realtà di un uso episodico di questo luogo che sembra non aver colto le potenzialità che offre e la strada che può indicare. Per questo hanno fatto bene i ragazzi del comitato biblioteca a rompere il ghiaccio e a proporre almeno di usare parte di questo spazio per aprire quell’aula studio che da tempo la città aspetta mentre praticamente tutte le strutture pubbliche dedicate alla lettura vivono una situazione di degrado e paralisi ormai da tempo immemore.

E badate bene il museo “chiuso vuoto e triste” si trova a pochi metri da un cinema e un teatro che negli stessi anni hanno trovato nuova vita grazie alle energie di una generazione di ragazzi e ragazze che invece credono in un futuro di questa città fatto di confronto, di cultura e di partecipazione. Di più. Il
Museo mai nato si trova a un passo da una sala aperta solo qualche mese fa con un nome visionario e coraggioso, Comuniteca, che ospita incontri, presenta libri e persone e nel suo piccolo ha fatto capire che questo serve alla città, luoghi dove potersi interrogare e confrontare insieme sulla strada da prendere. Pensate a come sarebbero quelle strade del centro se si potesse passare dallo spettacolo teatrale visto ieri a un film appena guardato e di cui vogliamo parlare con gli amici e possiamo andare al caffè del museo Ovidio, che è lì dietro, per farlo. E magari trovare lì i ragazzi del liceo che si preparano per le loro gare di Debate ospitando anche gli studenti di altre scuole per le loro sfide sull’uso e l’arte del discorso che tanto avrebbe bisogno oggi di tecnica e di etica contemporaneamente. Intanto nelle sale di fronte finalmente risuonano le parole di Ovidio che parla della sua vita ma riflette sulla nostra e qualcuno lo sta ad ascoltare.

Sogni? Forse sì, a stare allo stato dell’arte in città ma non è detto che tali debbano restare. Serve che una nuova generazione faccia capire alla politica tutta che è arrivato il momento di cambiare, uomini e cose. E forse si può cominciare da una stanza e da un Wi-Fi dentro il museo Ovidio che non aspetta altro che raccontare la sua storia ai ragazzi di oggi.

Angelo Figorilli

2 Commenti su "Il museo mai nato: il contributo di Angelo Figorilli"

  1. c’è, tra le strutture elencate, anche un centro giovani,frequentato da decine e decine di giovani con attuvità culturali creative e socializzanti, che si affaccia sul cortile interno e che nel tempo ha messo a disposizione del museo il suo wi-fi

  2. forse si dimentica che la storia è vecchia il governo di sinistra precedente (cosi dicevano di essere) ha fatto peggio. ora tutta questa tiritera da comunistelli di altri tempi con le facce da primi della classe. e poi Ficorilli chi?

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