Il nido in sospeso

Sono tante le attività che in questo periodo di emergenza vivono letteralmente sospese tra l’esigenza di prevenire il contagio Covid e un vuoto che non considera diverse sfumature, così il rischio che realtà virtuose possano frantumarsi è reale e concreto. Tra queste ci sono gli asili nido privati, attività imprenditoriali a tutti gli effetti che, però, non sono state considerate con la dovuta delicatezza.

Le spese sono tante, sono rimaste pressappoco le stesse e le rette ridotte per compensare un servizio che, se anche online, non è più lo stesso per i più piccoli. Si sa che loro sono quelli che più di altri comunicano e fanno esperienza del mondo attraverso il tatto, il contatto. “Nessun bonus per le società” spiega Lina Colella che insieme a Claudia La Gatta ha fondato l’Asilo Nuovo Mondo a Sulmona, il primo in Abruzzo ad essere riconosciuto dall’Opera Nazionale Montessori.

“Le insegnanti sono in cassa integrazione fino a giugno – prosegue -, quindi almeno questo tipo di costi è stato fortunatamente ottemperato, ma se non ci danno l’opportunità di riaprire come pagheremo i prossimi mesi? Ci è stata data la possibilità di chiedere un prestito di 25mila euro in banca, ma si tratta comunque di un investimento difficile da onorare al momento perché comporterebbe comunque agganciarsi alla banca per i prossimi anni”.

“Tutta questa situazione ha, inoltre, frenato le iscrizioni per settembre. Lo scorso anno di questo periodo le avevo già chiuse” racconta ancora la fondatrice. E le distanze sociali al rientro? Come si fa a gestire bambini così piccoli? “Dovremo trovare il modo di farli comunicare diversamente – spiega -. Se per la materna potrebbe essere più facile, per il nido dobbiamo studiare una soluzione. I bambini sono quelli che soffrono di più in questo periodo, già è difficile farli ambientare e le competenze acquisite, per un asilo che si basa sul metodo Montessori, sono a rischio”.

La speranza, per una realtà come questa, sta nella richiesta di maggiore libertà di movimento per le Regioni. L’Abruzzo è tra quelle che hanno sottoscritto una lettera indirizzata al governo per decidere, sempre nel rispetto della prevenzione, con maggiore autonomia anche rispetto ad eventuali riaperture delle attività. “Per noi sarebbe importante perché riusciremmo a sostenerci un po’ e a pagare le insegnanti, se a luglio non avremo la cassa integrazione come faremo?”.

Un esempio, come ce ne sono altri in Valle Peligna, un racconto di dinamiche che, assodato il danno economico, rischiano di lacerare in pochi mesi il sacrificio di anni, e non c’è bonus che tenga.

Simona Pace

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