“Il piccolo principe” parla sulmontino con “Lu Principe Licche”

E’ uscito per Edizioni Freccia D’Oro, casa editrice del ferrarese, “Lu Principe Licche” versione in dialetto sulmontino de “Il piccolo principe”, famoso romanzo di Antoine de Saint Exupery. La traduzione del locale vernacolo è stata curata da Antonio Del Beato Corvi su iniziativa del Rotary Club di Sulmona. È noto che il dialetto è una delle espressioni più significative della cultura di una comunità: sostanzialmente è uno degli elementi distintivi più caratteristici. È certamente un valore importante che è giusto e doveroso conservare.

È pur vero che nell’ambito abruzzese interno, Peligno in particolare, per una serie di fattori socio-economici l’espressione dialettale, invece di essere un fattore di orgoglio, è stata considerata elemento dispregiativo da evitare, avendo come rigorosa regola l’uso del migliore italiano possibile. “Lu Principe Licche” risponde appunto all’esigenza di recuperare il valore della lingua diretta del popolo di Sulmona e di dimostrarne efficacia comunicativa e bagaglio culturale. Senza contare la soddisfazione degli abruzzesi emigrati che probabilmente conoscono solo il dialetto.

“La  versione in vernacolo “sulmontino”  de “Il piccolo principe “,  curata  dal concittadino Antonio Del Beato Corvi – spiega il Sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero – apprezzato poeta dialettale ed  autore di testi teatrali in dialetto sulmonese, va ad  impreziosire  la lunga lista di traduzioni, più di 300 lingue e svariati dialetti, che collocano il libro di Antoine de Saint –Exupery  al terzo posto nella classifica dei testi più diffusi su base mondiale, subito dopo la Sacra Bibbia e il Corano. Pertanto, esprimo un plauso tutt’altro che convenevole e formale all’autore della traduzione in vernacolo, Antonio Del Beato Corvi, che nel corso di questi anni, con i suoi versi e i testi teatrali in vernacolo, ha assolto al commendevole incarico di preservare e valorizzare il patrimonio del nostro dialetto. Analogo apprezzamento sento di dover rivolgere al Rotary Club di Sulmona, che, coerentemente al  proprio mandato in ambito sociale e culturale, ha reso possibile l’edizione a stampa di questo pregevole lavoro di traduzione.”

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