Il pompiere e la mafia

Con “inumano” tempismo, per usare le sue parole, l’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo, ha tenuto l’altro giorno a mettere il cappello, anche, sulla vile aggressione subita dall’avvocato Vincenzo Colaiacovo sotto il suo studio-abitazione. Perché un po’ di sano populismo e qualunquismo condito qua e là da qualche lacrima da coccodrillo, fa sempre colore nella sbiadita consistenza politica in cui si è relegato.
Di per sé la sua esternazione, come ormai accade da tempo, non farebbe neanche notizia, ma questa volta l’ex tutto ha voluto colpire direttamente la nostra testata, oltre al Pd, additandoci (e citandoci in un virgolettato) come “megafono del sospetto”, “coloro che più che amare questa città preferiscono odiare qualcuno”. E ancora dandoci dei “destabilizzatori” e “diffusori della paura e dell’odio tra la gente”.


E cosa avremmo fatto per meritare tutti questi appellativi (al confine con la diffamazione)? Semplicemente, nella fase concitata dopo il fatto di cronaca (che per primi abbiamo dato), tra le diverse ipotesi paventate sui motivi dell’aggressione, abbiamo fatto presente, dopo aver sostenuto che “potrebbe essere legata alla sua attività professionale” (come poi si è rivelato essere), che Colaiacovo è anche un giornalista esposto perché è uno che ha attaccato la criminalità e che “sperando non ci sia alcuna correlazione” è anche il compagno di Teresa Nannarone, responsabile del forum regionale e membro di quello nazionale del Pd contro le mafie e che proprio il giorno prima del fatto aveva tenuto una conferenza sulla mafia dei pascoli.
Secondo Gerosolimo, insomma, noi e il Pd, saremmo una sorta di untori del terrore, che odiano la città e il territorio che, invece, lui ama.


L’ex assessore ricorda un po’ quell’esercito senza armi che qualche tempo fa denunciò la nostra testata e la Nannarone per procurato allarme e diffamazione, solo perché si erano riportati fatti di cronaca (ovvero la presenza di un ex ‘ndraghetista a palazzo San Francesco, con lui e la sindaca seduti al tavolo delle trattative per il passaggio di consegne tra una cooperativa di servizio e l’altra) che poi si sono rivelati essere veri e pertinenti (e che per questo ha portato ad una doppia archiviazione da parte dei giudici).
La mafia non esiste, non a Sulmona, dice in sostanza Gerosolimo; ma è lecito e anzi d’obbligo per noi, per il Pd e per tutti i cittadini che amano davvero questa città e questo territorio, tenere alta, altissima la guardia. E non è terrorismo mediatico, ma presa di coscienza, confermata d’altronde anche da Franco Roberti (già procuratore antimafia) in un incontro a Sulmona, dalle relazioni della Dia e, se non bastasse, da una serie ripetuta di fatti di cronaca nera e giudiziaria.


Basta fare una ricerca su Google, senza scomodare la Dia, per scoprire ad esempio che la cosiddetta “Alleanza di Secondigliano” che fa capo ai Mallardo, avesse interessi in Valle Peligna per l’acquisto, tramite prestanome, di immobili a Pacentro o come Francesco Mallardo che a Sulmona scontava gli arresti domiciliari, gestiva proprio dalla nostra città i suoi affari. Che dire poi dell’indagine di Messina sulla mafia dei pascoli, da noi documentata in un’inchiesta molto accurata nello scorso numero del trimestrale. O della presenza, acclarata, di collaboratori di giustizia e boss mafiosi che ruotano intorno al carcere.
E poi ci sono i fatti di cronaca nera, quelli irrisolti: a partire dall’incendio del Morrone che il procuratore Bellelli collegò alla criminalità organizzata, per arrivare agli incendi ai mezzi del Cogesa e dei suoi dipendenti.


“Siamo piuttosto portati ad escludere fenomeni di autocombustione – ha replicato il Pd a Gerosolimo -. Come dirigenti di un Partito politico, è vero, cerchiamo di vigilare sulle condizioni di vita sociale della comunità in cui viviamo, per cercare di preservarla il più possibile da fenomeni di infiltrazioni camorristiche, peraltro già ampiamente documentate da numerose relazioni di addetti ai lavori a livello nazionale. Ad altri non meglio qualificati esponenti di transumanti “ideologie” politiche a seconda della convenienza personale, il compito di pompiere distratto. Nell’opacità di queste posizioni, come noto, possono radicarsi fenomeni malavitosi che, proprio perché territorio tra i più malandati da un punto di vista socio economico (anche grazie a chi se ne è occupato maldestramente dai palazzi regionali) è più esposto a colonizzazioni camorristiche”.
Perché “La mafia uccide, il silenzio pure”. Questo lo diceva Peppino Impastato, un altro “megafono del sospetto”.

8 Commenti su "Il pompiere e la mafia"

  1. Si vergognasse ….mai e dico mai denigrare chi denuncia reati che potrebbero essere ricondotti alla criminalità organizzata ! Bravi i giornalisti che accendo un faro intenso su questi episodi strani ….perché solo così si dimostra di non avere paura ! in questo caso non importa se alla fine sia stato solo uno squilibrato o meno (meglio così ) quello che importa è che ci sia ancora chi e’ pronto a mettersi contro eventuali gesti mafiosi ! bravi

  2. Gravissimo mettere il bavaglio ai giornalisti ! a mio parere qiesti pagliacci sanno solo pavoneggiarsi su facebook …..che poi la smettessero di mettere i like sui profili privati di noi cittadini ….lo sappiamo
    che leccate il sedere per avere il voto ! E basta a mettere like sotto le
    mie foto per farmi credere che siete mie amici …tanto non vi voterò manco sotto tortura !

  3. Un grandissimo magistrato e grandissimo servitore dello stato Falcone disse riferendosi alla mafia: la mafia è un problema sociale e come tutti i problemi sociali ha avuto un inizio è avrà una fine. Steso discorso vale anche x lui.

  4. Vergognoso! Cosa pretendete da chi è certo di “vincere di nuovo”? Tolta la reginetta, tornerà a con una nuova testa di legno da piazzare al comando, di sicuro senza “colori” questa volta…. Renzi meglio tenerlo nascosto. Starà ai cittadini evitare di sbagliare di nuovo. Purtroppo, i voti “certi”, non hanno cervello!!!

  5. Da Dirigente ha un Classe infinita e poi vuole cosi Bene a Sulmona da far eleggere tutto il nucleo familiare. Io se fossi l’Avvocato Colaiacovo lo citerei per Millantato Credito o Discredito. Almeno il Colaiacovo l’ Avvocato lo sa fare bene. Il Gerosolimo , senza politica, riesce a campare? Agli Elettori l’ Ardua Sentenza

  6. “i capponi di Renzo”. La aggressione al povero avvocato a cui va il mio sostegno , che fortemente ci dispiace come uomini e mortifica il valore civile e sociale della nostra provincia, secondo molti, è un affare di Stato, e le responsabilità oltre che imputabili all’aggressore vanno di più estese anche ai poteri romani, non ultimo lo zio dell’ AD di mediocredito centrale.
    La terrificante e cattiva povertà del Mezzogiorno d’Italia, che tiene le popolazioni a subire sino all’ istupidimento questa secolare oppressione , ha generato questa fortissima stortura sociale di più marcata corruzione giudiziaria. Quindi come è stato già molte volte reclamato , non per sola intuizione ma per studi autorevolissimi anche di impegno europeo, succede il fenomeno criminogeno dell’enorme spaventoso surplus di avvocati in Italia 4 volte superiori alcune volte ad altre nazioni europee. Questo per statistica porta ad avere in Italia una Bibbiano di 4 volte di più soggetti criminali che devono affrontare processi penali quattro volte in percentuale maggiore delle altre nazioni. Chiaramente è un sistema moralmente discutibile se non indegno dove si coinvolgono come comparse gli imputati accusati giudaicamente ((ed in prima origine dallo zio dell’ AD di mediocredito centrale, che ultimamente proprio per questa problematica mi ha minacciato dicendomi ,tu non sai chi sono io? Io sono lo zio dell’ AD di mediocredito centrale)) e disturbati nella loro semplice serenità di vita dal bisognoso sistema giudiziario, perché lo assumono contro il suo parere (poiché se ridotto allo status di imputato dal Procuratore corrotto che ha il potere di sospetto onde degradarne i suoi diritti a tale status, ed in oscuro silenzio per acchiappare soldi e senza megafono ) come comparsa per recitare la parte di imputato in un processo farsa instaurato per eventi fantasiosi e risibili con il solo fine di ottenere il più possibile ,come dei cottimi giudiziari, denaro dal bilancio pubblico che il ministro della Giustizia per lunga complicità paga , che poi, quando pe4venuto come parcelle agli avvocati o periti , può prendere anche altre strade di ritorno verso i giudici.
    Qualche migliaio di euri di parcella ad un avvocato, ugualmente molto povero in questa zona abitata di gente molto povere, ( se gli avvocati di Sulmona vanno a fare le spese nei discounts di altri paesi, allontanandosi per non far sospettare la loro povertà ai Solmontini) sono una gran cosa anzi una mano santa per le spese primarie alle quali è impossibile rinunciare.
    Però poi succede che si può incappare nel’imputato irascibile, e che non comprende che il Tribunale di Sulmona è un dramma biologico di poveri sfortunatelli sedentari che debbono campare con questi espedienti, e si sente ferito nell’onore reagendo magari in questi termini così inadeguati.

  7. Come “ex politico” ha voluto dare anche lui il suo “piccolo contributo alla vicenda”, improvvisandosi come tanti altri di “noi” giornalisti freelance dell’ultimo minuto con infondate allusioni di destabilizzazioni, dove al contrario sul territorio sono presenti tutt’altre destabilizzazioni ed hanno altri mandanti ed artefici!!!

  8. la coda di paglia e’ lunga da Sulmona ……a Prezza

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