Il profeta e la patria

Orgoglio, bene, bravo, bis, amico mio, cittadino esemplare: Gabriele Gravina è diventato improvvisamente il più ammirato dai sulmonesi, anche se sulmonese lo è di adozione, e soprattutto il più corteggiato dalla politica. Ora che è stato eletto a capo del movimento sportivo più importante d’Italia, quella Federcalcio che smuove interessi e cuori, speranze e serate davanti alla tv, non c’è abruzzese, dalle montagne e dal mare, che non possa vantare una connessione con lui, fosse anche solo per un saluto fugace o un caffè preso sotto casa in via Roma. Eppure l’imprenditore venuto da Castello, che a Castel di Sangro ha fatto il suo primo miracolo sportivo portando una squadra di paese fino in serie B, è uno di quelli che la politica sulmonese ha ignorato, anzi tenuto sempre a debita distanza. Forse, chissà, perché troppo capace e troppo autonomo, per poter essere il burattino di qualcuno. Nel 2013, ad esempio, a lui dissero di no sia Bruno Di Masci che Andrea Gerosolimo: in una riunione tenuta all’Hotel Meeting alla presenza di Giovanni Legnini e Luciano D’Alfonso (non ancora presidente), fu lui che l’ex assessore provinciale Teresa Nannarone pensò e propose per superare l’impasse delle divisioni alle amministrative. Poi, ancora, con D’Alfonso alla guida della Regione gli venne affidata la guida del Consorzio industriale di Chieti che in quel periodo era una trappola per il contenzioso aperto sull’asse attrezzato. Capita l’antifona e le pretese del governatore, Gravina da uomo libero fece presto i bagagli. Di no disse ancora Andrea Gerosolimo appena un paio di anni fa, quando ancora la Nannarone, questa volta senza farlo scomodare di persona, lo propose come candidato ideale per il progetto civico: lui che una connotazione partitica netta non l’ha mai avuta poteva essere l’uomo giusto per risollevare la città e il territorio. Ma niente, Gerosolimo scelse la Casini, perché in fondo uno come Gravina non avrebbe potuto controllarlo. E non è un caso che dal fiume di congratulazioni istituzionali piovute al suo indirizzo dopo l’elezione alla Fgic, manchi proprio quella di Gerosolimo, uno molto appassionato di calcio e sempre pronto ad esaltare le buone notizie che non danno i “giornalisti menagramo”. Non una parola, neanche un mezzo post su Facebook. Che i profeti, in patria, è sempre meglio tenerli fuori dal giro. Tante volte si dovesse notare la differenza di statura.

1 Commento su "Il profeta e la patria"

  1. aNTONIO ROSMINI | 3 novembre 2018 at 8:05 pm | Rispondi

    Ma Andrea Gerosolimo non è il nipote del misterioso grande vecchio di Prezza, Iorio, che imperò per decenni ai tempi della democrazia cristiana??
    Un potere lungo, lunghissimo, oscuro, familistico.
    Su cosa risiede? Chi sa parli!

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