Il sacrificio vilipeso, Lattanzio: “Questo non è il mondo per cui è morto mio fratello Franco”

Il 27 aprile saranno venti anni tondi: l’anniversario di una ferita che non si rimargina e che le parole pronunciate l’altro giorno dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno finito con il riaprire.

Come una lama quel minimizzare, quasi ridicolizzare, il contributo degli alleati Nato alle operazioni cosiddette di peacekeeping in Iraq, ha affondato dolore nel dolore, in chi, sul campo dell’Antica Babilonia, ha perso un fratello, un affetto, un concittadino.

“Trump è uno che sparla, dice cose senza senso, che ha perso la ragione – dice Tonino Lattanzio, fratello del maresciallo dei carabinieri Franco, morto il 27 aprile del 2006 a Nassirya -. Ma questo non basta per alleggerire il male che quelle parole hanno fatto ai parenti di chi si è sacrificato per la democrazia, il male che la nostra famiglia vive da venti anni. Chi non ci è passato non può capire, Trump non può capire”.

I ricordi corrono a quel giorno, alle concitate ore delle comunicazioni della Farnesina, all’ansia e poi al dolore vissuto nella casa di Pacentro dove Franco Lattanzio, che aveva solo 38 anni, sarebbe dovuto tornare dopo la missione per abbracciare la sua famiglia.

Arso vivo dalla fiammata sprigionatasi a seguito dell’esplosione di una bomba che fece saltare in aria il Vm90P, il mezzo leggero sul quale viaggiava quella maledetta mattina di aprile, secondo convoglio della Msu (multinational specialized unit). Morto, insieme ad altri quattro militari (quattro italiani e un rumeno) per il “mantenimento della pace”, per “l’esportazione della democrazia”. Uno dei 54 “offerti” in sacrificio dal nostro Paese.

“Quello che ti manda avanti dopo un lutto così brutale, che non è un lutto per una malattia o per un incidente stradale – continua Tonino – è pensare che il sacrificio del tuo caro sia servito per fermare o arginare la guerra, gli attentati, la violenza. E invece stiamo vivendo una fase storica nella quale le guerre vengono usate come soluzione e conquista. Il mondo per cui è morto mio fratello, non è quello che stiamo vivendo e che Trump sta contribuendo a creare”.

Lo sa bene Silvana, sorella dei Lattanzio, che vive da cinquanta anni a Detroit e che in queste ore, come milioni di americani, osserva sbigottita la deriva antidemocratica e criminale che la polizia federale dell’Ice ha imboccato nel “Paese della libertà”.

Il sogno diventato incubo.

Franco Lattanzio avrebbe compiuto 58 anni il prossimo 14 marzo, se solo si fosse tenuto “un pochino distante dal fronte”.

11 Commenti su "Il sacrificio vilipeso, Lattanzio: “Questo non è il mondo per cui è morto mio fratello Franco”"

  1. Francesco disim | 26 Gennaio 2026 at 07:13 | Rispondi

    Onore a Lattanzio !
    Da uomo di destra prendo le distanze dalla deriva a cui stanno traghettando gli Stati Uniti ormai irriconoscibili . Dove sono finiti i valori delle nostre genti ? L’umiltà e il rispetto sono valori che la nostra stirpe italica ha sempre messo al primo posto

  2. Sono stati aggrediti e minacciati dagli agenti dell’ICE, anche dei giornalisti RAI,italiani.
    A questo punto, non andrei negli USA, perché sembra che ormai nessuno piu, possa sentirsi al sicuro.
    La sicurezza, soprattutto quando si ha una tecnologia così avanzata a disposizione e strumenti di controllo, si può garantire in tanti modi, alternativi alla violenza cieca…in un Paese civile, come ritenevamo fossero gli USA.
    Quelle sembrano chiaramente prove di forza, di un Presidente che ha ammesso di non credere in nessun altro diritto, tranne quello che deriva dal suo volere.
    E questo non so dove potrà portare gli USA e il mondo intero…
    Perché le persone si possono ammazzare impunemente, senza regole e senza diritti, solo nei regimi e nelle dittature.
    Le stesse, che altrove, si racconta di voler andare a combattere.

  3. onore a Franco e a tutti i soldati che hanno perso la vita per la pace…Trump sparla

  4. onore anche a tutte le altre migliaia di persone che non vestono una Divisa ma che ogni hanno muoiono facendo il loro lavoro per fare crescere il nostro Paese….

  5. Onore a Lattanzio Franco ed alla famiglia.

    non fa onore al Germe il fatto di cancellare i post, che non sono offensivi.
    questa e’ manipolazione ed artefazione del pensiero popolare.

    • Il commento censurato era scurrile e incitava all’odio. Il pensiero popolare è consentito quando rientra nei limiti delle regole di questo giornale

  6. Grazie Grizzly per la precisazione.

    W il Germe

  7. La verità è sempre urticante.

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