Il soffio di Lele

Il momento più toccante è quello nel quale sale sul pulpito Sara, diciotto anni appena e una lucidità e una profondità che rompe il composto silenzio mantenuto fino ad allora nella cattedrale di San Panfilo. “La realtà è che un dolore così grande si cerca di colmarlo con la speranza di qualcosa che vada oltre la razionalità – dice la ragazza – ma è troppo difficile legarsi a qualcosa che non esiste. E’ un peccato papà, un peccato che tu non mi abbia visto crescere, cambiare e assomigliarti un po’ di più”. Sara, come papà Emanuele Anzini, morto ucciso l’altra notte nel bergamasco mentre con la divisa di carabiniere prestava servizio su strada, voleva entrare anche lei nell’Arma, come avevano fatto il padre e il nonno.


Oggi cerca giustizia e cerca il padre, “nelle canzoni, nei libri, nel vento che mi accarezza i capelli e che mi fa pensare che tu sia lì” e cerca una risposta a tanto dolore.
La cattedrale è piena e fuori nel piazzale chi non è riuscito ad entrare cerca riparo sotto l’ombra degli alberi. C’è il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo, il comandante generale dell’Arma, Giovanni Sistri, quello della legione Lombardia Antonio De Vita, il prefetto, le autorità civili e tanti colleghi, in divisa e in borghese, da Sulmona e da Zogno, dove Emanuele Anzini era in forze ormai da tredici anni nel reparto Radiomobile.


“Lele era un ragazzo per bene che amava la montagna e che aveva fatto una scelta – lo ricorda Sistri – la scelta di donarsi, come carabiniere quando aveva appena 20 anni e come volontario nella Croce Rossa. La scelta di stare in strada, l’altra notte, alle 2:53 a presidiare la sicurezza e di morire per questo”.
Il vescovo Michele Fusco che officia la messa lo paragona alle vergini sagge che tengono accesa la lanterna in attesa dello sposo, una parabola dal Vangelo secondo Matteo, di cui Fusco esalta la fedeltà che per Emanuele è stata fedeltà alla legge. “Eroicità quotidiana quella dei carabinieri – ricorda il vescovo – anche quando non fa notizia, non fa clamore”.
Poi cita il Presidente Mattarella, ricordando le forze dell’ordine come “artigiani della pace”.


Lungo le navate della chiesa, in piedi e seduti, ci sono gli amici, i conoscenti, i colleghi, i compagni di scuola di Sara: gli occhi rossi e un silenzio doloroso davanti alla bara avvolta dal tricolore, ai carabinieri in alta uniforme, una corona con il saluto di mamma Eleonora che si aggrappa alla sua famiglia e scorta con una mano sulla cassa il figlio che oggi avrebbe compiuto 42 anni. Appena.


Sara fa una profondo respiro prima di tornare al suo posto, si appoggia a chi la accompagna, trascina le sue gambe nelle ciabatte con la fascia piumosa nera, di quelle all’ultima moda. Papà la amava anche per questo.
Il feretro dell’appuntato scelto esce dalla cattedrale mentre i colleghi lo omaggiano con il picchetto d’onore. Improvvisa arriva una folata di vento, una carezza di Emanuele alla sua Sulmona.

1 Commento su "Il soffio di Lele"

  1. ho avuto modo di leggere altri articoli di altre testate su questo funerale. Io non c’ero, voi mi ci avete fatto sentire con il cuore. Grazie alla redazione del Germe, un altro livello

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