Improrogabile

Fregandosene degli inviti a restare in casa, la primavera è uscita fuori in tutto il suo splendore, rispettando come sempre il suo appuntamento improrogabile con la natura. Mai come quest’anno si è vestita di petali così ben colorati e profumata con fragranze tanto inebrianti, lasciandoci ai balconi, spettatori commossi di uno spettacolo al quale ci piacerebbe tanto partecipare. Persino gli uccellini sembrano più intonati.
Giornate meravigliose, che fanno venire voglia di uscire, di organizzare qualcosa di bello per il fine settimana, di incontrare gli amici di sempre per una serata divertente.
Ma non si può: il nostro sistema sanitario è quasi in ginocchio e dobbiamo stare a casa, reprimendo la voglia di bighellonare, di abbracciarci, di vivere la movida loca.
La situazione, al nord Italia molto seria, da noi è relativamente tranquilla e stanno facendo di tutto per mantenerla tale, imponendoci delle regole odiose, ma necessarie.
E così, mentre i mandorli fioriti non sono mai stati belli e numerosi come quest’anno, noi dobbiamo rimanere in casa, uscendo solo per questioni inderogabili e salutandoci prendendo le dovute precauzioni, qualora riuscissimo a riconoscerci nonostante le mascherine chirurgiche.
Incontrandoci sul marciapiede o tra le corsie di un supermercato, ci guardiamo con sospetto, facciamo un passo indietro, contingentiamo i presenti e decidiamo se sia il caso di trattenere il fiato o continuare tranquillamente a respirare.
Siamo tutti asociali e accartocciati nella nostra paura. Non abbiamo voglia di parlare e controlliamo che ci separi almeno un metro, perché quando il nemico è invisibile, può essere ovunque, figuriamoci dentro i droplet (goccioline) che contiene un “Ciao, come stai?”.
C’è chi piange, chi prega, chi si informa, chi canta al balcone e chi è sicuro che #andràtuttobene.
Rassegnati a tutto e rassicurati da niente, dobbiamo restare a casa a coltivare hobby, interessi, ansie e preoccupazioni, lavandoci spesso le mani e cercando di non pensare al disastro economico che probabilmente porterà questa situazione, perché i soldi non fanno la felicità, ma solo la tranquillità e, se manca la salute, non fanno neanche quella.
Il tempo vuoto, che in passato abbiamo riempito consumando i Giga della nostra connessione internet, si è dilatato, non abbiamo più scuse per rimandare e finalmente mettiamo in ordine ogni cosa: il giardino, la cantina, i cassetti, gli armadi, i file del computer e l’amore, che sta vivendo la prova della distanza, visto che il decreto legge non include il sentimento fra i validi motivi da specificare sul modulo di autocertificazione, per poter uscire di casa.
Siamo tutti sospesi fra terrore e speranza, passiamo in un istante dal quotidiano bollettino di decessi e contagi a un video spiritoso, inviato da un amico, che ci strappa una salutare risata.
Passerà questa nottata e sono convinta che il mondo sarà un posto migliore. La luce del mattino sarà più bella del solito: il sole ci sembrerà più caldo, il cielo più azzurro e le montagne più imponenti.
Avremo finalmente coscienza di quanto siano belle tutte le cose che abbiamo sempre dato per scontate: una chiacchierata fatta senza contare i centimetri, un sorriso non celato da strati di tessuto idrorepellente, il fare quel cavolo che ci pare, dove ci pare e con chi ci pare, senza doverci portare dietro la giustificazione scritta.
Ci sentiremo improvvisamente tutti più ricchi, con il pensiero finalmente non rivolto al superfluo, ma alle cose veramente importanti, che abbiamo sottovalutato fino allo scorso febbraio e che ora sappiamo riconoscere e apprezzare.
I ragazzi, trattenuti da una diga che li separa da ciò che amano, si sentono come fiumi ai quali viene chiesto di non andare verso il mare: la generazione degli sdraiati, ora che potrebbe esserlo a ragione per decreto ministeriale, scalpita. Improvvisamente scossi dal loro torpore, separati, allontanati e chiusi dentro, con il pericolo fuori dalla porta, i nonni fragili e distanti, i genitori preoccupati e gli insegnanti sul monitor del computer, stanno capendo, come noi adulti, tante cose e sarà l’unico fattore positivo che lascerà dietro di sé questo maledetto covid-19.

gRaffa

Raffaella Di Girolamo

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