In aula Covid per uno “starnuto”, arriva il vademecum dei pediatri

C’è chi è stato spostato nell’aula “bunker” per un mal di testa, chi per un mal di pancia e chi persino perché aveva caldo: isolato nell’aula Covid, da alcune scuole rinominata “arcobaleno” per indorare la pillola, pre-triage telefonico con il medico o il pediatra e rientro a scuola solo se muniti di certificato medico, nel quale si attesta ovviamente di non essere affetti dal virus con la corona.

Alcuni genitori minacciano denunce e il ricorso ai carabinieri, ma sono i pediatri di libera scelta ad essere i più preoccupati e arrabbiati. “Perché se va avanti così – avvertono – alla fine dell’anno non ci arriviamo e soprattutto non ci arriva il servizio sanitario”. Dall’altra insegnanti e dirigenti che in ottemperanza alla circolare ministeriale applicano il protocollo alla lettera, senza andare insomma troppo sul sottile e classificando il minimo starnuto – ma anche molto meno di questo – come un potenziale pericolo.

Tra ieri e l’altro ieri a Sulmona ci sono stati almeno tre casi, specie nelle scuole primarie, di falsi allarmi: “Addominalgie e persino sensazioni di caldo che, anche in assenza di febbre, vengono catalogati come possibili sintomi da Covid – spiega il pediatra Giuseppe Cercone -. Bisogna mettere dei paletti, essere più razionali, anche perché quando inizieranno i malanni di stagione rischiamo di far collassare il servizio sanitario, oltre a noi pediatri”.

Così i pediatri di libera scelta si riuniranno nelle prossime ore per stilare un vademecum da consegnare ad insegnanti e dirigenti: “Bisogna saper riconoscere un sospetto da un evidente falso allarme – continua Cercone – con l’arrivo del freddo e dell’inverno, poi, altro che colpi di calore, ci saranno molte influenze che saranno in tutto simili al Covid nei sintomi. Per cui bisogna ridurre al minimo e al necessario il trasferimento dei ragazzi nelle aule Covid”.

E che una volta entrati in quella stanza di cui sono dotate tutte le scuole, il percorso diventa obbligato e in classe non si può rientrare se non con il certificato medico. Certificato che i medici e i pediatri certo non possono fare per telefono. Le conseguenze moltiplicate per le utenze e la frequenza dei malanni di stagione nei bambini, fornisce un risultato ingestibile.

“Senza contare gli aspetti psicologici nei bambini più piccoli” aggiungono i pediatri. Una mano potranno darla le vaccinazioni contro l’influenza che ridurranno evidentemente i casi di falsi allarmi: la campagna di vaccinazione partirà a Sulmona dal 19 ottobre, al momento, infatti, non ci sono abbastanza dosi per coprire il servizio per tutti. Fermo restando che è sempre meglio un falso allarme che un allarme fondato.

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