In regalo una chance: trasferito in comunità il quattordicenne accusato di stupro

Sul viso e sul corpo ha ancora i segni della tortura: non andranno via probabilmente, come quelli solcati nel suo animo. Destato in una mattina di ottobre quando i carabinieri lo hanno arrestato. Quando ha realizzato, dal suono sordo delle sbarre che gli si chiudevano dietro, l’orrore che aveva prodotto, il dolore che aveva provocato.

Il quattordicenne peligno accusato di aver stuprato e ricattato, insieme ad altri due giovani di diciassette e diciotto anni, una ragazzina di appena dodici anni per oltre sei mesi, è da ieri fuori dal carcere.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dei Minori dell’Aquila, Roberto Ferrari, ha accolto ieri infatti la richiesta avanzata dal legale Alessandro Margiotta, di trasferirlo in una comunità.

Qui dovrà rispettare regole ferree: nessuna comunicazione con l’esterno, niente internet e social, né telefoni. Uscire solo accompagnato dai responsabili della comunità e rimanere sotto sorveglianza anche quando dovrà recarsi agli incontri riabilitativi o dei servizi sociali.

Non è una vacanza la sua, ma non è neanche una cella. Quel luogo dove si è ritrovato rinchiuso pur non avendo un vero curriculum criminale alle spalle. Picchiato, derubato, minacciato, torturato: sia nel carcere di Casal del Marmo dove è rimasto oltre un mese, sia all’Aquila dove ha vissuto il resto della sua detenzione cautelare fino a ieri. Senza uscire neanche per l’ora d’aria, terrorizzato per quello che gli altri detenuti potevano fargli e gli avevano fatto.

“E’ solo un ragazzino, poco più che bambino, anche fisicamente – ricorda il suo avvocato Alessandro Margiotta – la detenzione in carcere è inopportuna e controproducente, al di là delle sue responsabilità penali”.

Non chiede sconti la famiglia, il padre, lavoratore straniero, trasferitosi sulle montagne d’Abruzzo ad impastare cemento per spedire soldi alla famiglia e prospettare un futuro diverso al figlio: “Se ha sbagliato è giusto che paghi o meglio che venga rieducato – racconta – ma il carcere lo mette a rischio di ulteriori devianze, rischia di farlo diventare davvero un criminale. Lui si è fatto trascinare in questa orribile storia: i ragazzi con i quali è coindagato erano gli unici suoi punti di riferimento in un paesino, dove viviamo, nel quale i bambini della sua età sono pochissimi e diffidenti”.

Oggi sotto l’albero di Natale, questo papà, e questo ragazzino, poco più che bambino, hanno trovato un regalo. Che nulla toglie alle responsabilità penali e morali, al male fatto a quella bambina di appena dodici anni, all’orrore perpetrato per mesi.

Non è la libertà, non è l’assoluzione, è solo una speranza, un’altra chance, un atto di fiducia.

7 Commenti su "In regalo una chance: trasferito in comunità il quattordicenne accusato di stupro"

  1. Sempre buonismo ! Di sinistra è da radical chic
    A quella ragazzina chi la offrirà l’altra chance? Chi gli ricostruirà e come la sua identità!
    Spesso il ciarpame viene fuori e anche lo stile e le scelte del pezzo scritto lo sono

  2. Con questo commento ti dimostri certamente una persona peggiore di quel ” bambino” che sicuramente ha sbagliato e pagherà ma non ha, sono certo, la tua cattiveria…

  3. Sicuramente è un comunista anche il ragazzino.
    Bisogna indagare.

  4. … oggi per noi cristiani, è un giorno speciale, festeggiamo la nascita di Gesù… e come cristiani non dobbiamo dimenticarci la parabola di “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” che si trova nel Vangelo di Giovanni (Gv 8,1-11)… ma il mio pensiero va alla vittima… solo alla vittima… e a tutte le vittime della moltitudine di “CAINI ” che popolano la terra, nella speranza che oltre a quella terrena scontino le loro nefandezze nella più grande giustizia divina…

  5. Sub lege libertas | 25 Dicembre 2025 at 17:13 | Rispondi

    In un paese civile solo lo Stato infligge sanzioni. Nessun altro. Non è questione di comunisti o fascisti e questione di civiltà.
    Se si capisce questo abbiamo fatto un grande passo.

    • Sono d’accordo con lei.
      Non sono gli altri detenuti a dover decidere o infliggere sanzioni o pene.
      Perché altrimenti si dovrebbe usare lo stesso metro di giudizio nei loro confronti.

  6. Tutti buoni e magnanimi quando il problema riguarda gli altri.

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