
Sei misure interdittive antimafia sono state emanate nella giornata di oggi dal Prefetto Vito Cusumamo nei confronti di altrettante aziende operanti nella provincia. Tre di queste imprese hanno sede legale in Centro Abruzzo, tra Popoli Terme, Navelli e l’area dell’Alto Sangro, territori già interessati da recenti attività investigative.
I provvedimenti prefettizi arrivano all’indomani di un importante sviluppo giudiziario: il giudice per le udienze preliminari del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, ha disposto il rinvio a giudizio di 44 persone coinvolte nell’inchiesta denominata “Transumanza”, che ha fatto emergere un presunto sistema fraudolento nel settore agricolo.
L’operazione è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Pescara, con il supporto dell’aliquota della sezione di polizia giudiziaria delle Fiamme Gialle presso la Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila. Le indagini sono state coordinate inizialmente dal pubblico ministero Simonetta Ciccarelli e successivamente da Roberta D’Avolio.
Secondo gli investigatori, l’associazione per delinquere, ritenuta operativa fin dal 2014, avrebbe simulato il possesso dei requisiti necessari per ottenere la disponibilità di terreni agricoli e i relativi titoli Pac, concessi gratuitamente dalla Riserva Nazionale dei Titoli ai giovani imprenditori agricoli. Le imprese agricole, considerate fittizie, avrebbero agito in accordo con società cooperative e associazioni temporanee di imprese.
L’obiettivo sarebbe stato quello di acquisire migliaia di ettari di terreni, messi a bando dai Comuni per la concessione ad uso civico, sfruttando in modo illecito i finanziamenti e le agevolazioni previste dal sistema.
Commenta per primo! "Inchiesta “Transumanza”: sei misure interdittive dall’antimafia"