
Uno, due, quattro, dodici, sedici. E’ la conta che la dirigente dell’IIS Ovidio, Caterina Fantauzi, scandisce dall’altro lato della cornetta, quando le viene chiesta l’affluenza al cinema Pacifico, per la seconda parte dell’evento (quella pomeridiana, indirizzata a genitori e docenti) DigitalCivies, per la promozione dei comportamenti consapevoli in rete. Il conteggio si ferma a venticinque, in buona parte insegnanti, che siedono tra i seggiolini della struttura. All’appello mancano le famiglie, le sentinelle delle vite, reali e digitali, dei figli quando svestono i panni degli alunni. Assenza che la dirigente giustifica, facendosi carico di responsabilità che non sono proprie: l’orario scomodo (l’inizio della conferenza fissato alle 15:00), il giorno infrasettimanale e lavorativo e gli “impicci” da risolvere quando si torna a casa da lavoro. Eppure per i figli, o per l’interesse della salvaguardia in rete delle proprie creature, il tempo bisognerebbe in qualche modo trovarlo, ritagliarlo o crearlo.
Anche perché le sollecitazioni sono arrivate. La scuola il suo lo ha fatto, tra comunicazioni arrivate sottoforma di notifica dai registri elettronici sui telefoni di tutti i familiari. E poi sulla stampa, che all’evento ha dato risalto, e sui social dove le scuole hanno da tempo trovato un nuovo canale per connettersi con le case degli alunni. Appelli nel vuoto e assenze che pesano, specie in una realtà che tutt’ora si trova a fare i conti con la vicenda delle molestie subite da una ragazzina di dodici anni. Video di qualche kilobyte che pesano come macini e inoltrati con la leggerezza di una piuma sulle chat di Whatsapp, da gente minorenne o poco più che diciottenne.
“Avere pochi genitori non è stato un bel segnale – spiega la dirigente Fantauzzi -. Il formatore ha detto questo più volte: quando ci sono tutte istituzioni presenti assieme alle scuole, perché poi le famiglie non ci sono? Questa è la domanda che il formatore ha posto. L’interpretazione che do io è questa: questo evento doveva essere svolto in orario più adatto alle esigenze delle famiglie. Io mi interrogo sempre su ciò che posso fare per rimanere in contatto con esse”.
Sul palco, a proiettore spento, si è discusso di come utilizzare i device elettronici e l’intero mondo al quale accedere tramite un “tap”. Nessuna demonizzazione della tecnologia, ma la spiegazione di un uso accorto di essa.
“Primo punto – spiega il formatore, Giammaria De Paulis – è fondamentale la creazione di un patto generazionale tra scuola, giovani e genitori. I ragazzi hanno competenze tecniche ma non consapevolezza e senso critico. E’ necessario far utilizzare lo strumento digitale con senso critico. I ragazzi seguono tre modelli: genitori, docenti e società. Gli strumenti digitali restano tali, potenti sì, ma sempre strumenti. La differenza è come si usano. Ossia in modo etico e responsabile”.
A rispondere presente, invece, nella mattina sono stati gli studenti, accolti tra platea e loggione del teatro Maria Caniglia, sede della prima parte dell’evento promosso dal Corecom. Davanti al velluto rosso si è parlato di bullismo e cyberbullismo. Tra le scuole aderenti al progetto anche quelle dell’ambito 3 Valle Peligna e Alto Sangro che hanno sottoscritto un accordo di rete per il contrasto agli atti vessatori, con l’istituto “Patini-Liberatore” di Castel di Sangro quale scuola capofila. Dopo i saluti istituzionali, il presidente del Corecom Abruzzo Giuseppe La Rana, la vicepresidente del consiglio regionale Marianna Scoccia, Massimiliano Nardocci e Gabriella Liberatore dell’USR e la dirigente del Corecom Abruzzo Tiziana Grassi si sono confrontati sui temi della privacy, la gestione delle relazioni on line, il cyberbullismo e i fenomeni ad esso collegati come quello dell’hate speech e del sexting.
Platea attenta e pubblico numeroso, con le scuole a impartire lezione prima alle famiglie prima che agli alunni.
è vero che il giorno e l’orario sono un po ‘scomodi’ ma io in realtà non conoscevo nemmeno l’evento!
forse era dedicato solo a quella scuola?
le altre non ne hanno fatto alcuna pubblicità …
poi visto il tema si poteva organizzare l incontro anche in piattaforma digitale, bastava un pc e una cam
vorrei solo far notare che questo tipo di eventi andrebbero organizzati coinvolgendo soprattutto chi tutti giorni, per lavoro deve avere a che fare con queste problematiche. Mi riferisco alla Polizia postale e delle comunicazioni. Sono loro che toccano con mano questi argomenti che per altri sono solo teoria.
Anche per gli studenti avere di fronte formatori in divisa fa sì che il livello di attenzione rimanga più alto.
Queste sono iniziative importanti che andrebbero proposte in tutte le scuole ad inizio anno scolastico, per rendere edotti gli studenti e le famiglie delle responsabilità penali e civili che potrebbero scaturire dall’utilizzo improprio di questa nuova “arma bianca” quale è oggi lo smartphone.
la verità è che sia noi che i nostri figli non sappiamo più quale sino le priorità.
genitori buoni solo a contestare operato insegnanti che non sanno mai valutare le “eccelse” menti dei loro figli…. l’importante è parcheggiarli metà giornata o più presso gli Istituti Scolastici… se poi studino e capiscano quello che l’insegnante propone è ininfluente tanto alla fine dell’anno tutti promossi con enorme felicità delle famiglie e Dirigenti Scolastici che potranno affermare che la loro Scuola è più efficiente delle altre