
Lunedì prossimo arriverà il primo gruppo: quattordici persone, perlopiù donne sulla cinquantina, provenienti da Australia, Canada e Stati Uniti. Sei giorni e cinque notti al prezzo di 5mila dollari, viaggio escluso, per immergersi nell’Abruzzo più autentico. Quello vissuto nelle taverne delle case, nei caseifici a conduzione familiare, dei vini naturali, delle escursioni sui monti, della spesa al mercato di Sulmona e poi ad impastare uova e farina per fare una chitarra.
Daniela Maiorano, 41 anni, non ci ha messo tanto per fare il sold-out, anche perché è diventata ormai una vera e propria influencer con le sue ricette semplici della tradizione, raccontate su Instagram un po’ in inglese e un po’ in italiano. Un’attività nata quasi per gioco un anno fa, quando la chef sulmonese emigrata a Byron Bay, nella terra dei canguri e degli hippy, è passata in un giorno, dopo aver postato un video, da 5mila a 10mila followers. Oggi ne conta quasi 130mila.



“L’idea di organizzare gruppi di turismo esperenziale mi è venuta lo scorso anno, dopo che un’amica australiana mi ha chiesto una mano per organizzare un viaggio in Puglia – racconta Daniela -. Vedevo la gente entusiasta di fare cose che per noi italiani sono la quotidianità. Mi sono detta: perché non farlo a Sulmona? Qui, dove sono nata e cresciuta, ho tanti contatti e una famiglia che gestisce un ristorante (Clemente). Così ho lanciato l’evento su Instagram e nel giro di poche ore era già tutto prenotato, con pagamento anticipato in unica soluzione”.
Per iniziare ha organizzato tre viaggi: quello di esordio che arriva lunedì, un altro che si terrà dal 19 al 25 maggio e un terzo dal 2 all’8 settembre. “Non ne ho potuti fissare altri, perché per l’estate ho già preso impegni di lavoro che non posso disdire”.


Daniela però si sta attrezzando per fare di questa attività di incoming una cosa seria: questo mese partiranno i lavori di ristrutturazione dell’edificio che ha acquistato in piazza Salvatore Tommasi, dove realizzerà un guest-house con laboratorio-scuola di cucina al pian terreno. Il prossimo anno ha programmato un viaggio con un famoso importatore di vini naturali australiano, Giorgio De Maria, per fargli conoscere i prodotti abruzzesi e piemontesi.
“L’idea è quella di fare rete con chi lavora e vive quotidianamente qui – continua Daniela -. Non c’è molto da inventarsi, ma solo da organizzare. Senza fare pacchetti patinati e preconfezionati, perché ogni gruppo ha le sue esigenze e le sue preferenze. C’è uno scheletro di programma, ma poi tanta flessibilità ed empatia. All’italiana, insomma. Gli stranieri amano proprio questo del nostro Paese: genuinità e creatività”.



A Daniela fantasia e coraggio, d’altronde, non mancano: la sua è una vita avventurosa che meriterebbe un libro a parte. “Ci sto lavorando” annuncia.
In Australia si è trasferita una decina di anni fa: “Lavoravo in un ristorante a Roma, ma non avevo più una vita. Lavoravo per due soldi e con troppo stress. Non ce la facevo più e avevo paura di ricaderci”. In quel “ci” c’è un pezzo di vita, di adolescenza, di cui Daniela non ha timore, né vergona di parlare. Consapevole di aver combattuto e vinto la sua guerra dentro. “A quindici anni mi facevo di eroina – racconta – a ventuno ero già in comunità. Mentre i miei coetanei si formavano, io mi bucavo. E’ stato un percorso lungo e difficile, da cui sono uscita grazie alla comunità e allo sport”. Non uno qualsiasi. “A venticinque anni cominciai a fare box a livello agonistico – ricorda -. Sul ring cacciavo fuori tutta la rabbia che avevo dentro, le frustrazioni accumulate, le cose non dette. E’ stato terapeutico e ho capito che ero uscita dal tunnel della droga quando ho cominciato ad aver paura di combattere. Quando ho avvertito la paura di farmi male: mi preoccupavo per me, ero guarita”.


Il fratello Alessandro capisce che Daniela è in crisi e la invita ad andare in Australia con lui, dove viveva la sua compagna: “Non parlavo una parola di inglese e avevo il cuore a pezzi – ricorda mentre i suoi occhi azzurri si velano di lacrime – però avevo il mestiere. Ero cresciuta nel ristorante di famiglia e avevo fatto esperienza. Cominciai a mandare curriculum in giro e rimasi sei mesi con un visto da working holliday”. Poi Daniela deve tornare in Italia: un anno in giro a lavorare tra Roma e Berlino (dove vive un altro fratello). “Dopo l’esperienza in Australia, l’Italia mi stava stretta. Non vedevo grandi prospettive. Tanto lavoro e pochi soldi. Così decisi di tornare a Byron Bay: lì mi sentivo libera, immersa nella natura, un luogo spirituale e dove la comunità è accogliente. Mi sentivo libera di reinventare la mia vita”. In Australia torna con un visto da turista e comincia a lavorare illegalmente. “Fu un periodo difficile – ammette – per continuare a stare sul suolo australiano mi iscrissi ad una scuola di yoga, ottenendo un visto da studente”. Ma il karma, per restare nell’aura yoga, la premia: al corso conosce Bess che da lì a poco sarebbe diventata la sua compagna. L’unione in coppia di fatto le consente così di ottenere il passaporto australiano e di poter costruire la sua nuova vita alla luce del sole.



Daniela diventa capo chef in un famoso ristorante vegetariano, il No Bones, nel quale resta quattro anni, facendosi un nome. Quindi si licenzia e comincia prima a lavorare nei migliori ristoranti della regione di Byron e poi ad organizzare autonomamente degli eventi-conviviali. “Anche qui, tentai. Creai un evento sui social con menu di cucina abruzzese. Buttato lì, quasi per gioco. E invece in poche ore le prenotazioni fioccarono”.
Era il 2020 e il Covid arrivò a sconvolgere tutto. “Oltre alla pandemia, a Byron Bay ci fu anche l’inondazione. Eravamo in grande difficoltà. Però lo Stato australiano ci aiutò e ci sostenne. Io più per spirito di comunità che per motivi economici – ricorda – cominciai a fare il pane per tutti. Fu un momento di condivisione e appartenenza che mi diede molto”. Quando il virus allenta un po’ la presa, così, Daniela trova un rifugio nella foresta pluviale, immerso nella natura e nel nulla, a 45 minuti da Byron Bay: “C’era solo un forno a legna – racconta – e io mi misi a fare ogni venerdì la pizza con il lievito madre per tutti. Con le restrizioni, la paura e la voglia di incontrarsi, divenne un appuntamento fisso per centinaia di persone”.



Oggi Daniela si occupa principalmente di consulenze per le aperture di ristoranti ed organizza eventi e catering: “Nel mio garage ho tutta l’attrezzatura – spiega – sono in grado di organizzare un catering dovunque e dopo il successo avuto su Instagram ci sono molte richieste. La tv australiana mi ha chiamata per fare un programma televisivo sulla cucina, abbiamo già girato due puntate nella giungla. L’Australia è un posto magnifico, dove ho trovato una nuova vita, dove ho i miei affetti. Però l’Italia, l’Abruzzo, Sulmona sono le mie radici”.
Il ricordo dell’infanzia è lucido, senza sbavature: lungo vico del Vecchio, dove una volta si trovava il ristorante di famiglia, tornano volti, abitudini e menu dei clienti fissi e di quelli per i quali, ancora oggi come da tradizione, Clemente ha sempre un piatto caldo da offrire.


“Ricordo le chiacchierate con Iride Imperioli e quelle con il ‘professore’ – racconta Daniela – le storie di altri tempi che mi raccontavano e che sono state la mia scuola mentre i miei lavoravano sodo in cucina. Sulmona per me resta un posto magico, dove mi sento energica, felice e per il quale ho voglia di fare qualcosa”.
L’influenza australiana è stata salvifica all’influencer.

Brava e complimenti dovrebbe incontrare i giovani di Sulmona e raccontare la sua storia e’ un grande esempio per i giovani complimenti e tanti auguri per il futuro
Un esempio anche per i vecchi e per chi fa politica sciorinando parole vuote, promesse e regalie !
Sono soddisfazioni di una vita vissuta.. Complimenti alla tenacia di questa ragazza, esempio che c’è la si può fare.. Brava
Bel racconto pieno di vita ! Interessante! Commuove il legame sempre forte con la terra natia. Bello che investa ancora qui… questo si che sarebbe un programma elettorale credibile! Si può fare politica senza farla in modo formale e senza retorica !
Un esempio di vita autentica e possibile. Brava Daniela. E che dire di Clemente? Ci conosciamo dall’asilo e non ha sempre “un piatto caldo da offrire” ha anche la generosità “da asporto”! Come sempre articolo “da film”.Complimenti
Congratulazioni e avanti tutta 👏👏👏👏👏
Questa ragazza ha le mani in pasta