
Sono stati complessivamente 12.033 in Abruzzo e 1.785 in Molise gli infortuni sul lavoro registrati dall’Inail nel corso del 2025. A riportarlo la CGIL Abruzzo Molise per la quale i numeri confermano il permanere di un problema strutturale in entrambi i territori dove, nonostante le tante azioni sindacali volte a garantire maggiore sicurezza, non si inverte un trend che da troppi anni caratterizza in negativo il mondo del lavoro. “In questo senso – spiegano dal sindacato – non rassicura di certo l’assenza in legge di bilancio di risorse in materia. Niente è stato previsto per aumentare e migliorare controlli ed ispezioni, così come non si prevedono investimenti pubblici di alcun tipo”.
Un tema sul quale, spiegano, si registrano solo “interventi da parte di singole realtà di buona volontà”, senza una strategia comune e precisa che risolva definitivamente il problema. Se da un lato mancano le risorse pubbliche, dall’altro carenti sono anche gli investimenti privati, continuano dalla CGIL sottolineando come “troppe aziende continuano a considerare la sicurezza solo come un costo da tagliare e non un’opportunità per migliorare le condizioni di chi lavora con l’adozione di sistemi che possano prevenire ed evitare incidenti”. Tutto questo, nonostante un aumento costante dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in tutti i settori del mondo del lavoro.
“I dati ci dimostrano, infatti, che sui luoghi di lavoro ci si continua a far male ed a morire esattamente come cinquanta anni fa”. In Abruzzo, dove gli infortuni sono stati 211 in più rispetto al 2024, è la provincia di Chieti quella che nel 2025 ha fatto registrare più denunce di infortuni all’INAIL, 3.578 con un calo sul 2024 di 48, seguita da Teramo con 3.242 pari a 58 in più del 2024, L’Aquila con 2.864, più 142 sull’anno precedente e Pescara con 2.349, con una crescita di 59 unità. Rispetto al genere, nel 64% dei casi i lavoratori coinvolti sono stati uomini e nel 36% donne, mentre analizzando la nazionalità emerge che si è trattato di italiani nell’84% dei casi a fronte del 16% di stranieri. Il settore dove maggiormente si è registrato il maggior numero di infortuni è quello dell’industria manifatturiera, in particolare quella alimentare e della lavorazione di prodotti in metallo, con il 16% del totale, seguito dall’edilizia con il 12%, sanità ed assistenza sociale con il 10% e agricoltura con l’8%.
Dato positivo quello relativo agli incidenti mortali in calo rispetto all’anno precedente, 19 nel 2025 a fronte dei 23 del 2024. “Un calo che non può certo rappresentare un traguardo ma che al contrario continua a parlare di troppi lavoratori che dopo un turno di lavoro non sono tornati a casa dalle loro famiglie”. Sette le vittime in provincia di Chieti, mentre 4 ciascuna in quelle di Teramo, L’Aquila e Pescara, erano state rispettivamente 6, 7, 5 e 5 nel 2024. In tutti i casi si è trattato di maschi con un’età compresa tra i 21 e gli 83 anni. Il settore più colpito quello della logistica e del magazzinaggio, con 4 lavoratori deceduti, mentre 3 vittime si sono registrate rispettivamente in edilizia, agricoltura e fabbricazione e riparazione autoveicoli, 2 nella lavorazione industriale di minerali mentre 1 nell’assistenza sanitaria, nell’energia e nell’industria manifatturiera.
“A fronte di questi numeri – concludono dalla CGIL Abruzzo Molise – è necessario che tutti si facciano carico dei propri compiti e delle proprie responsabilità perché lavoratrici e lavoratori non sono numeri ed il profitto non può essere considerato più importante della loro salute e della loro vita”.
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