Iti, la Provincia all’esame di riparazione

Rientreranno oggi tra i banchi, dopo una settimana in Dad, gli oltre settecento studenti dell’Iti di Pratola Peligna e i loro ospiti dell’Itcg di Sulmona (come avevamo d’altronde anticipato da tempo). Nella sede del Leonardo Da Vinci, risultato staticamente inagibile in alcune parti, saranno sistemati alla meno peggio, fin quando, si presume tra qualche giorno, non sarà ultimato il trasloco nell’edificio di Sant’Antonio che, dopo otto anni di esilio, vedrà tornare ragionieri e geometri a Sulmona, liberando qualche spazio in più all’industriale che dovrà fare a meno per il momento della palestra e di alcuni laboratori. Una soluzione, anche questa, che ha del grottesco, come grottesca, d’altronde, è tutta questa storia iniziata il 5 agosto scorso con un articolo pubblicato sul Germe, nel quale veniva svelata una relazione di vulnerabilità sismica tenuta nascosta per oltre un anno e mezzo nei cassetti della Provincia.

Ci sarà tempo e, si spera anche qualcuno, oltre alla stampa, per capire quale sia stato il cortocircuito che si è innescato in Provincia, il perché ci sia stato e il perché per oltre un anno e mezzo gli studenti siano stati alloggiati in una scuola con problemi di staticità, oltre che di vulnerabilità sismica.

Ora, infatti, bisogna concentrarsi per rimuovere gli ostacoli e fare in modo di restituire all’Iti i suoi strumenti per formare gli studenti. E questo dovrà avvenire attraverso azioni amministrative e operative che, questa volta, non ammettono distrazioni, le stesse che per un anno e mezzo hanno tenuto sotto silenzio quella relazione.

Innanzitutto, cioè, bisognerà risolvere i problemi di staticità dell’edificio: una parte, quelli che riguardano le scale di emergenza, e che una volta risolti permetteranno di aprire anche l’ultimo piano del corpo centrale, potranno compiersi nel giro di un paio di settimane. L’operazione consentirà, insieme al trasloco dell’Itcg a Sulmona, di far respirare la scuola per quanto riguarda gli spazi.

Bisognerà poi, però, anche e soprattutto risolvere il problema dei laboratori e della palestra. I lavori per ottenere l’agibilità statica, qui, saranno un po’ più complicati e richiederanno probabilmente fondi un po’ più importanti di quelli messi ora sul tavolo in emergenza. La priorità è sicuramente quella dei laboratori e in particolare del laboratorio di meccanica che ospita grossi macchinari che non sono traslocabili. Dopo gli ultimi controlli, i tecnici hanno ipotizzato per i laboratori la necessità di rinforzi non particolarmente invasivi, ma comunque più complessi di quelli che dovranno essere fatti sulle scale di emergenza. I tempi di attesa, avvertono gli insegnanti, qui non potranno essere più di tre mesi, perché la qualità della formazione ne risentirebbe pesantemente. Per la palestra, invece, la situazione sembra essere molto più complicata, ma è anche vero che gli studenti, in questo caso, potranno probabilmente utilizzare spazi alternativi nelle scuole di Pratola.

C’è, poi, la visione a lungo termine, che tanto a lungo non può e non deve essere. Perché la scuola possa restare aperta, con i valori bassissimi di vulnerabilità sismica riscontrati (meno di un decimo di quello previsto per legge), la Provincia dovrà, per legge, fissare un cronoprogramma di interventi per il suo adeguamento sismico. Il che vuol dire che dovrà in qualche modo trovare anche i fondi necessari per farlo e che, secondo le prime stime, potrebbero superare i 7 milioni di euro. Senza questo impegno la scuola, con o senza l’agibilità statica, non può restare aperta. Anche perché Capo di Croce, come tutta la Valle Peligna, poggia su una zona sismica di primo grado e questo è bene che si tenga a mente sempre.

Commenta per primo! "Iti, la Provincia all’esame di riparazione"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*