L8 tutti i giorni (aprile)

Il successo della prima edizione, lo scorso 8 marzo, in occasione della giornata internazionale per i diritti delle donne, ci ha convinto a far diventare l’appuntamento “L8 tutti i giorni”, un appuntamento fisso. Ogni 8 del mese, quindi, vi presenteremo i volti e le storie di cinque donne straordinariamente normali che vivono, lavorano e agiscono sul nostro territorio. Le ha selezionate e fotografate, anche questa volta, Andrea Calvano che con la sua macchinetta fotografica, rigorosamente in pellicola, ha fatto cinque nuovi ritratti per questo mese di aprile.

Annamaria. Medico di base, 66 anni, da 40 si occupa della salute e non solo dei suoi pazienti di Raiano. “La medicina generale non era la mia scelta originaria – racconta – ma ho cercato di dargli un senso diverso, privilegiando il rapporto umano”. La svolta nel suo impegno sociale arriva nel 2006 quando scopre e viene operata per un tumore al seno: “Dopo l’intervento, insieme a sei mie amiche abbiamo deciso di fare qualcosa per sensibilizzare le donne a questo tema e abbiamo creato un comitato spontaneo delle donne di Raiano  – continua –. Nel 2010 abbiamo organizzato la prima marcia in rosa per raccogliere fondi da destinare all’ospedale dell’Aquila”. Un evento a cadenza annuale a cui partecipano quasi mille persone ogni anno: una passeggiata di sensibilizzazione e raccolta fondi. Una marcia che in dieci anni (escluso l’ultimo a causa del Covid) ha raccolto oltre 100mila euro e contribuito ad accrescere la dotazione tecnica dell’ospedale dell’Aquila con il quale, in particolare con il professor Bafile, si è creato un rapporto privilegiato, con l’apertura di un ambulatorio a Raiano al quale si rivolgono a cadenza quindicinale, decine e decine di donne di tutto il territorio. “Il tema della prevenzione era poco conosciuto su questo territorio – racconta – le visite specialistiche con un senologo sono particolarmente importanti e oggi c’è una consapevolezza che probabilmente ha salvato molte vite”.

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Federica. Direttrice di un supermercato, 35 anni, referente regionale dell’associazione Libera di Don Ciotti, attraverso la quale ha dato una forma diversa al suo sogno di diventare magistrato. “Ho capito ad un certo punto che si poteva condurre la propria battaglia per la legalità anche non indossando una toga – spiega – e così grazie all’associazione Libera ho cominciato a lavorare sulla società civile e in particolare sui ragazzi delle scuole, dove abbiamo un’attività di sensibilizzazione molto intensa”. Ogni anno, il 21 marzo, organizza in tutto Abruzzo la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia, un modo per rendere operativo quel progetto di cittadinanza attiva “ancora troppo poco compreso anche nel sistema scolastico”. La sua battaglia quotidiana è duplice in Abruzzo, dove il fenomeno delle infiltrazioni mafiose si tende a negarlo e minimizzarlo e dove sono ancora troppi i beni confiscati alla mafia che non sono ancora destinati in gestione alle associazioni e al bene comune. Le donne, per lei, hanno un ruolo fondamentale nella lotta alle mafie: “Esemplare è il progetto che si sta diffondendo in Calabria e che si chiama Liberi di scegliere – racconta – dove sono proprio le donne, le mamme, che grazie ad un protocollo sottoscritto con le procure, cercano una nuova identità protetta e una nuova vita per sottrarre i propri figli ad un destino già scritto, specie in terra di ‘ndragheta, dove la sola appartenenza ad una famiglia segna di per sé il destino di chi vi nasce”.

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Liana. Traduttrice e celebrante laica, ha 50 anni e una famiglia allargata di cui va fiera e che ama profondamente nella sua diversità. E della diversità, delle minoranze, Liana ha fatto la sua battaglia quotidiana. Sempre in prima linea nella difesa degli stranieri, dei diritti Lgtb, delle minoranze religiose ed etniche. E’ coordinatrice provinciale dell’Uaar (unione atei e agnostici razionalisti) per affermare il diritto alla laicità di ogni cittadino e soprattutto difendere la laicità dello Stato. “Rivendico il diritto ad essere me stessa e a raccontarmi senza filtri – spiega – lo trovo il modo migliore per volersi bene”. Si è battuta per l’autodeterminazione nel fine vita, ospitando a Sulmona Beppino Englaro e Mina Welby, portando le loro testimonianze di lotta e umane anche in provincia. Per tanti anni ha contribuito alla realizzazione della Giostra Cavalleresca, prima di divorziare dal direttivo sbattendo la porta. La sua più grande “debolezza” è però la lettura: lo scorso anno ha divorato 60 libri. “Non riesco a farne a meno”.

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Milena. “Ostessa”, come si definisce, è nata insieme al ristorante di famiglia, “Il Torchio” di Pettorano, nel 1982. Nel 1999 suo padre rileva le quote degli altri parenti e soci e lei diventa il punto di riferimento dell’attività. Cucina, serve, sceglie i vini, tiene i conti, si occupa del marketing. “Mai un sabato, un Natale o una Pasqua per me – racconta – la mia vita è stata dedicata tutta al mio ristorante e al mio territorio che poi sono legati in uno stretto connubio”. La pandemia non l’ha spaventata, piuttosto stimolata: ascoltando le storie del paese si è inventata prima la “Cuscinella”, ovvero il pranzo d’asporto ante litteram, quello che i contadini si portavano in campagna; poi le consegne picnic servendo i pranzi direttamente nelle aree attrezzate pubbliche, fino ad arrivare a consegnare i pasti in alta quota nei rifugi della Riserva. “Non ho fatto grandi numeri – spiega – ma il Covid mi ha spinto a creare, a sfidare me stessa e la crisi. E questa è già una vittoria per me”.

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Virginia. Pastora, 31 anni di Pacentro. Ha lasciato Bologna dove frequentava l’università di Produzione zootecnica e controllo della fauna (Medicina veterinaria) perché le mancava troppo la Maiella e i suoi monti. Da 3 anni ha aperto insieme al padre, che era rimasto senza lavoro, l’azienda agricola “Alla casa vecchia”: 150 capre e asini che producono formaggi e salumi, “la chiave di volta per conciliare la passione per il territorio – spiega – con l’amore per la pastorizia e il senso di appartenenza”. Oltre ai formaggi Virginia si occupa anche di turismo: dopo aver preso il brevetto da guida escursionistica, accompagna i visitatori alla scoperta di una montagna che è parte della sua infanzia e della sua vita. “E’ una vita molto sacrificata negli orari e a volte molto faticosa – racconta – ma oggi sento di aver compiuto parte di quel sogno: vivere tra le mie montagne con gli animali che anche emotivamente mi danno tanto e lavorare anche per riscoprire storie e tradizioni della pastorizia locale”. Il suo fidanzato da Roma l’ha raggiunta a Pacentro, anche lui, ora, si occupa di sport e turismo sulla Maiella.

6 Commenti su "L8 tutti i giorni (aprile)"

  1. Cristinamaria | 8 Aprile 2021 at 10:18 | Rispondi

    È fantastica l’idea di un 8 marzo tutti i giorni avuta da uomini. Non dovrebbero esserci celebrazioni, e finalmente qualcuno lo ha capito. Mi auguro che siate contagiosi, virali, pandemici😉!

  2. Sandro De zpanfilis | 8 Aprile 2021 at 10:40 | Rispondi

    Complimenti!!
    Alle signore e alla redazione per il bel servizio…..

  3. Complimenti Donne

  4. Bravi tutti,mi avete emozionato,auguro a tutte lunga vita e tanta serenità.

  5. Filomena.Giangregorio | 8 Aprile 2021 at 16:03 | Rispondi

    Grazie a voi, 💋❤

  6. Storie molto intense e speciali, davvero un’iniziativa lodevole raccontarle in parole ma anche tramite foto. Bravi, e forza sempre le ‘donne in L8 tutti i giorni’!

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