L8 tutti i giorni (giugno)

Un altro 8, quello dedicato alle donne. Per il mese di giugno, il penultimo appuntamento con la nostra rubrica, il fotografo Andrea Calvano ha scelto e fotografato altre cinque donne dalle vite straordinariamente normali. Mestieri, età e anche “generi” diversi in questo caso, che spaziano dalla divisa della polizia a quella di postina, che si immergono nella vita vissuta su una sedia a rotelle o a fare i conti con la propria sessualità, fino ad arrivare all’impegno professionale in difesa delle donne. Alessandra, Amelia, Francesca, Miriana e Susanna, sono i cinque ritratti proposti dal Germe per il mese di giugno, un omaggio, un altro, al genere femminile, alle sue potenzialità, alle fatiche quotidiane affrontate per affermarsi.

Alessandra. Quarantaquattro anni, la metà dei quali passati con la divisa. Poliziotta della Scientifica a Sulmona, l’unica in Valle Peligna, componente della segreteria regionale del sindacato Siulp. E’ nata e vive a Raiano con il marito e due figli quasi adolescenti: “E’ grazie al loro supporto che riesco a fare il mio lavoro”. Sì perché Alessandra non è di quelle che timbra il cartellino, ma il suo è un lavoro a chiamata. Che criminali e ladri non hanno orari di ufficio: “A volte mi capita di dover uscire di notte, ma lo faccio volentieri perché amo il mio lavoro”. In polizia ci è finita quasi per gioco, quando studentessa di Giurisprudenza ebbe modo di leggere un avviso per il concorso: “Ci provo mi sono detta – racconta – e così mi sono ritrovata con la divisa, la prima nella mia famiglia”. Peschiera, Torino, Avezzano e poi Sulmona dove sei anni fa accettò la proposta di un’altra donna, l’allora dirigente Francesca La Chioma, di entrare nella Scientifica. “E’ un servizio molto stimolante perché di carattere investigativo – spiega – le donne in alcune situazioni si rivelano un valore aggiunto, perché quando entri in casa di una famiglia che ha subito un furto, a cui è stata violata l’intimità, il tatto e l’approccio verso le vittime è importante. E poi noi donne siamo particolarmente intuitive”. Prezioso è anche il supporto negli interrogatori in caso di violenza di genere, dove la fiducia da parte delle vittime nell’altro sesso si è spesso persa. La sua passione per la legge l’ha tradotta così Alessandra, ma agli studi non ci ha rinunciato e da un po’ ha ripreso a studiare per concludere il corso di laurea in Giurisprudenza: “Non è facile tra lavoro e famiglia – conclude – ma è un obiettivo che voglio centrare”.

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Amelia. E’ nata e vive a Pacentro da 30 anni, dove è riuscita a “trascinare” anche il suo compagno dall’Emilia Romagna, che ha conosciuto su Facebook quattro anni fa: “Mi sono innamorata di lui perché non mi ha mai visto diversa”. Una vita sulla sedia a rotelle, da quando è nata, non le ha impedito d’altronde di studiare, lavorare e dedicarsi ad esperienze estreme: dai viaggi in zipline, alle montagne russe, fino al bungee jumping “che non ho ancora provato, ma che proverò. Quest’anno stesso”. Diplomatasi al liceo linguistico ha sposato con il compagno la passione per lo zafferano, mettendo su un’azienda dislocata in parte a Pacentro e in parte in Emilia Romagna, anche se la coppia sta ora trasferendo tutta la produzione in Abruzzo. Il periodo più duro è quello che va da ottobre a dicembre, quando i fiori germogliano e bisogna stare sui campi alle cinque del mattino per cogliere l’attimo migliore della raccolta. “Della raccolta si occupa il mio compagno con alcuni braccianti stagionali – spiega – io mi dedico all’estrazione degli stimmi e al confezionamento. Sveglia alle cinque e tutto d’un fiato fino a sera”. La passione, d’altronde, è diventata un lavoro che Amelia alterna ai viaggi e al divertimento. Le piacciono i parchi a tema e ricorda con piacere quelli mozzafiato di Disneyworld “le montagne più terribili che io abbia mai affrontato”. La versione italiana di Gardland, invece, è stata una delusione: “Un posto inaccessibile ai diversamente abili – racconta – neanche sul Bruco mi hanno fatta salire. Prima mi arrabbiavo quando vedevo queste cose, ora non ci faccio più tanto caso”. Per il resto la sua vita scorre normale tra aperitivi, amici e passioni: “Non mi ferma nessuno” dice.

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Francesca. Settantanove anni, donna da 51. Sì perché fino al 1970, quando definì il suo percorso di genere sottoponendosi ad un’operazione a Casablanca, era un uomo, o quasi: sin da bambino, infatti, si vestiva e sentiva di essere altro. Una vita straordinaria la sua, passata dai salotti romani e dalla Dolce vita, ai carruggi di Genova a prostituirsi, poi ai night e allo spettacolo. Oggi si sente scrittrice, è appena uscito il suo libro “All’ombra di Ovidio”: più che la passione letteraria a spingerla è la voglia di raccontare la sua storia che è fatta di aneddoti e persone, ricordi ed esperienze e tanto costume. Nelle cinquecento pagine del suo primo libro il racconto di un’Italia post bellica alle prese con le convenzioni, la morale e i moralismi, ma anche la fotografia di un Paese che cambia i connotati, si apre al mondo e alle trasformazioni. Oggi, da nove anni, dopo un lungo peregrinare e aver frequentato il palco fino all’età di 65 anni (“per paura di invecchiare”), è tornata a Sulmona, la sua città, da dove fuggì alla fine degli anni Cinquanta: “Erano troppo grandi le mie problematiche per poter essere affrontate e vissute in una città di provincia” dice. Nona di dieci figli la strada, per quanto accidentata e pericolosa, se l’è trovata da sola, con determinazione e convinzione, sfidando i luoghi comuni, le discriminazioni, le risatine e le abiure. Orgogliosa di quello che è stata, delle lotte quotidiane affrontate, dell’identità di donna ritrovata.

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Miriana. A quasi 29 anni, con una laurea triennale in Economia Aziendale ottenuta con 110 e lode, ha fatto a novembre scorso una scelta di vita. Ha detto no ad un master in marketing farmaceutico presso la business school del Sole24Ore e si è messa a fare la postina, anzi la portalettere come si chiamano ora. Un contratto a tempo determinato, ma con la prospettiva di ottenere le carte per essere assunta definitivamente. “Mi piacerebbe fare la direttrice di un centro di smistamento, penso di essere portata nell’organizzare il lavoro”. Un passato come cantante (terza al concorso Sanremo giovani nel 2014) e un futuro a misura d’uomo, anzi di donna. “Le donne hanno una marcia in più in alcuni settori – racconta – e mi conforta vedere che nel mio ufficio tutte le posizioni apicali sono ricoperte da donne”. La scelta l’ha fatta in modo consapevole e soppesando i valori: “Non mi ci vedo chiusa in un ufficio a Milano – spiega – molte mie amiche che hanno seguito quella strada oggi non sono contente. Io invece sono felice del mio lavoro, del contatto quotidiano con le persone, di conoscere i paesini del circondario, scoprirne i segreti, le tradizioni, le storie”. Nata e cresciuta a Pacentro, insomma, Mariana ha deciso di restare tra la sua gente, anche a costo di non sfruttare al massimo la sua formazione universitaria: “Spero di rimanere dipendente delle Poste – aggiunge – magari mettendo a frutto i miei studi e qui fare carriera. Ma per il momento sono soddisfatta e appagata della vita che faccio, della signora delle Marane che mi offre la colazione la mattina, della vecchietta che mi riconosce e mi chiede informazioni”. Il prossimo anno, poi, coronerà anche il suo sogno d’amore, sposandosi con il suo fidanzato.

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Susanna. Psicologa, criminologa, esperta di violenza di genere. E’ una di quelle donne in prima linea, in trincea: 48 anni di origine sarda vive a Sulmona da 26 anni, anche se per il suo lavoro e la sua riconosciuta professionalità gira l’Italia e il mondo, tra seminari, convegni, corsi di formazione. Consulente per i tribunali penali e civili, ma anche in campo militare, la sua è una vita dedicata ad una battaglia culturale, prima che scientifica. “La passione per la criminologia l’ho maturata quando avevo 14 anni, mi sono specializzata prima nell’assistenza alle vittime di sequestri di persona – racconta – e da qui a quelle di violenza di genere, perché sono due sfere molto simili tra loro. Oggi tutelare una vittima di violenza di genere vuol dire comprendere la violenza subita, entrare in sintonia con la vittima ed evitare quella che la Corte di Strasburgo ha riconosciuto il 27 maggio scorso come vittimizzazione secondaria: la gogna mediatica, il chiedere come era vestita, come si è comportata”. La parola d’ordine è superare gli stereotipi di genere partendo dalla famiglia: la bambina piange, il bambino è forte, la donna cura la casa, l’uomo lavora. “C’è bisogno di una rivoluzione culturale e per questo non bisogna mai stancarsi di sensibilizzare sul tema – spiega – e poi ci vuole più solidarietà tra donne che spesso sono le prime nemiche: le mamme che difendono i figli che esercitano violenza (psicologica o fisica), le amiche che criticano un modo di vestire”. Un lavoro difficile, che necessita di continui aggiornamenti, cresciuto notevolmente durante la pandemia, quando molte donne hanno visto chiudersi ogni spiraglio di libertà personale, ogni finestra dalla quale respirare. “Alle donne dico di essere determinate – aggiunge – di credere in se stesse e di concepire l’amore come un arricchimento e non come un bisogno dell’altro. Amare significa superare il mito delle due metà”. Sogna un giorno di non dover parlare più di violenza di genere e di potersi dedicare alla cultura del rispetto. “L’uomo deve lottare insieme alle donne per emarginare la violenza”.

1 Commento su "L8 tutti i giorni (giugno)"

  1. Turco Héctor | 8 Giugno 2021 at 23:37 | Rispondi

    Io le definisco semplicemente donne con le palle tu

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