La raccolta che non c’è, meno 70 per cento di olive in Valle Peligna

Un novembre duro quello dell’olivicoltura in Valle Peligna. Contadini e imprenditori hanno dovuto fare i conti con le condizioni climatiche che non hanno di certo aiutato la raccolta 2019. Così, tirate le somme, il dato è una media di 70 per cento di olive in meno rispetto allo scorso anno.

A pagarne lo scotto sono soprattutto le piccole aziende che dalle proprie piante non hanno visto granché, e il fermento della solita raccolta, quando le campagne si riempiono di famiglie, di reti ed attrezzature varie per agevolarne il ritiro, hanno lasciato spazio solo a campi vuoti.

A riguardo è Marcello Della Valle, proprietario del pluri-premiato frantoio di Prezza, a tirare le somme. Della Valle che nella conca peligna è diventato una delle voci più autorevoli in termini di olio e olive spiega: “La raccolta di quest’anno rappresenta un declino economico netto per le aziende più piccole. Noi facciamo olivicoltura di montagna, forse la più difficile che c’è in Italia perché abbiamo tutte e quattro le stagioni climatiche che tra l’altro si stanno anche perdendo”. I cambiamenti climatici, in sintesi, mostrano tutti i loro effetti: “La legatura – prosegue – è stata bloccata dal freddo di maggio, mentre poi il caldo torrido di giugno ha alterato la germogliazione del fiore”. Il risultato è stato la mancanza del frutto. “Nonostante tutto – aggiunge – si può dire che si è prodotto olio in Valle Peligna e comunque ci sono disponibilità. Inoltre la qualità è eccellente rispetto agli anni passati”.

Stesso copione per l’azienda bio di Pettorano sul Gizio di un altro coltivatore, Ermoli Crugnale: “Rispetto allo scorso anno è andata male, qualcosa abbiamo raccolto comunque – racconta -, abbiamo prodotto circa 9 ettolitri di olio rispetto ai 15 dello scorso anno. Il problema delle olive è l’occhio di pavone, una malattia che attacca le foglie, la primavera piovosa ha così penalizzato le piante. Le foglie, infatti, cadono solitamente ogni due anni, con questo tipo di malattia ogni anno, quindi la pianta al fiore ha preferito, per questioni di protezione, far uscire le foglie”. Oltre alla malattia anche Crugnale torna sulla questione temperatura: “Lo sbalzo termico tra notte e giorno è stato ampio e quei pochi fiori si sono bruciati. La mia azienda ha perso circa il 60 per cento rispetto allo scorso anno. C’è stato qualcuno che ha avuto modo di curare le piante e ha ottenuto qualcosa in più e chi ha scelto di non andare per niente”. Crugnale, inoltre, spiega come anche la fauna selvatica abbia creato problemi alla raccolta con cervi e caprioli che hanno mangiato i rami che a loro volta non hanno permesso di far uscire fiori e frutti. Purtroppo in questo caso “gli indennizzi si calcolano sulle olive e non sui danni ai rami – spiega ancora -. Ma, in fondo, l’agricoltura è anche questo”.

Simona Pace

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