La scuola svuotata: studenti in piazza per rivendicare un ruolo

“Non ci sentiamo più protagonisti”. È racchiuso in queste parole il senso della protesta che questa mattina ha visto circa 200 studenti del liceo scientifico Fermi di Sulmona e del De Nino-Morandi radunarsi nel piazzale del liceo sulmonese, nonostante la pioggia, per lanciare un segnale alla dirigenza scolastica. Il rappresentante d’istituto del Fermi sottolinea come negli ultimi mesi gli studenti siano stati “isolati dalla dirigenza, soprattutto per quanto riguarda le attività extra scolastiche”. Il riferimento è all’orientamento in uscita, all’alternanza scuola-lavoro con la Banca d’Italia per i ragionieri e geometri, all’educazione finanziaria per il liceo Fermi e ai corsi di educazione sessuale.

“Veniamo relegati ai margini e con questa protesta vogliamo tornare protagonisti” conclude. Parole che smentiscono l’immagine di una scuola aperta, che include e, soprattutto, che ascolta, in primis i ragazzi che da protagonisti sono diventati “comparse” di una sceneggiatura scritta dall’altro. Dalle stanze ministeriali dove l’istruzione e il merito diventano carte e moduli da compilare per mostrare il lato moderno e inclusivo di una scuola che in realtà non funziona più. Ma negli ultimi tempi qualcosa si è rotto, il meccanismo si è inceppato e ad accorgersene sono stati i ragazzi stufi di progetti non condivisi e di “laboratori nuovi e innovativi ma che non possiamo utilizzare”. Perché per entrarvi occorre essere accompagnati da un docente che abbia seguito corsi di formazione e quando non c’è, il laboratorio resta chiuso.

Storie vecchie e nuove di una scuola oggi incapace di rispondere alle esigenze dei suoi veri protagonisti e quando questo accade, fa notizia. Come la storia di Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’istituto Morano di Caivano, area segnata da degrado, criminalità organizzata, dispersione scolastica e povertà educativa e dove, paradossalmente, la parola inclusione è diventata realtà. Grazie alla preside che per recuperare ragazzi risucchiati dalla strada li andava a cercare, casa per casa, parlando con le famiglie e, soprattutto, offrendo ascolto. Da lei e dalla serie tv a lei ispirata la scuola, qualunque scuola, dovrebbe prendere esempio per dimostrare che dirigenti, docenti e studenti sono tutti dalla stessa parte. Quella dei ragazzi che questa mattina sono rimasti sotto la pioggia davanti all’ingresso del liceo sulmonese mentre nell’aula magna la dirigente Paola Ruscitti incontrava studenti e consiglio di istituto per capire le ragioni della protesta. “Non potevo ricevere ieri i ragazzi perché abbiamo scadenze sui viaggi d’istruzione e stiamo attivando le trattative” ha spiegato la preside ribadendo che “la segreteria è efficiente, stiamo rendicontando il Pnrr e investendo maggiormente sulla sicurezza”. La preside sostiene però che le attività a scuola vengono svolte anche se “per l’alternanza scuola-lavoro stiamo rinnovando la convenzione con le imprese per questioni di sicurezza”.

Intanto, fuori, i ragazzi continuano la protesta per ridare un senso alle parole Tutti compresi nessuno escluso.

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