
La definisce una “polemica inutile”, una “semplificazione”, una “operazione parziale sul piano informativo”. Già dall’incipit del suo post su Facebook, l’assessora alla Cultura del Comune di Sulmona, Emanuela Cosentino, tradisce, nel cercare di rispondere al nostro articolo sulla “lezione senza studenti”, la sindrome da vittima, tipica di una certa destra. Con il chiaro intento di deviare l’attenzione e quello, un po’ patetico, di scaricare sulle “precedenti amministrazioni” le colpe e i mali dell’oggi.
La vicenda è quella del museo Ovidio e in particolare di quei luoghi “tristi” – come li ha definiti Antonio Bertelli, coordinatore del gruppo tecnico appalti Anci nazionale – che sono i musei senza gente. Quelli chiusi o peggio quelli vuoti di contenuti, che non hanno cioè una missione e una identità.

La “tristezza” del museo Ovidio, quello “chiuso da sempre”, sarebbe secondo l’assessora “frutto di anni di immobilismo delle precedenti gestioni, che oggi – aggiunge – nessuno sembra voler ricordare”.
A non ricordare, però, è la distratta assessora, evidentemente, perché questa testata, e basterebbe una ricerca in archivio facile facile, dell’imbarazzante stallo del museo Ovidio, delle sue inaugurazioni farlocche, ma anche del suo futuro, si preoccupa e ne scrive da quando è nata, ovvero dal 2017, quando per il Bimillenario di Ovidio ci fu il primo “taglio del nastro”. Tanto se ne è occupata, questa testata, che più di due anni fa, in occasione dell’Annuario 2023 (quando c’era un’altra amministrazione), volle organizzare la serata di gala proprio in quegli spazi, per reclamare un futuro per questo piccolo gioiello che sta invecchiando prima ancora di aprire i battenti.
Al di là dei vittimismi, però, è la sostanza quella che ci interessa. L’assessora spiega come la sua amministrazione “ha scelto di riaprire, anche in condizioni difficili, restituendo il museo alla città in occasione delle festività natalizie, avviando un percorso di recupero fisico, funzionale e identitario di uno spazio che non aveva più manutenzione né progettualità. Chi governa sa che riaprire un luogo culturale complesso non è un gesto simbolico, ma un processo articolato che richiede risorse, tempo, competenze e scelte strutturali”.

E qui la sostanza, fa proprio fatica a intravedersi: nel “museo riaperto” dalla Cosentino, dove sono ancora depositati alcuni quadri di una mostra di Monticelli&Pagone di diversi anni fa, infatti, si sono svolti durante le feste di Natale due eventi: un laboratorio per bambini e una visita guidata (il 13 e il 30 dicembre). Da questa “funzionalità” si dovrebbe intravedere “l’identità” di quel luogo che, ad occhio e croce, dovrebbe essere quello di ludoteca. Siamo però d’accordo che riaprire un museo non è un gesto simbolico e che servono risorse, tempo, competenze e scelte strutturali. E il punto è proprio qui: di tempo, infatti, ad otto mesi dal suo insediamento, l’amministrazione Tirabassi ne ha avuto, almeno per farsi un’idea cosa farne di quel luogo. Ma di atti, che sono quelli che parlano nella pubblica amministrazione, non ce ne sono stati, se non la promessa di realizzare finalmente la scala antincendio esterna “entro i primi di ottobre” (del 2025) che permetterebbe di rendere funzionale l’intero edificio (e che evidentemente è stata disattesa). Non c’è stata una delibera di indirizzo, ad esempio, su cosa debba diventare quello spazio, né un atto di indirizzo sulla gestione, sulle professionalità da impiegarvi e, a quanto risulta, nel bilancio di previsione, non ci sono fondi che ne prospettino una ribalta se non internazionale, almeno nazionale o regionale.
Principi e concetti che sono stati egregiamente illustrati venerdì scorso nel convegno organizzato dalla dirigente Maurizia Di Massa proprio in quel museo da sempre vuoto e che l’intera amministrazione comunale, di opposizione e maggioranza, assessora alla Cultura compresa, hanno disertato per “altri impegni istituzionali già programmati, altrettanto importanti per la vita della città”.
E questo, alla vigilia del giorno in cui il Presidente Mattarella ha tenuto a citare proprio Ovidio dal palco di inaugurazione di L’Aquila capitale italiana della cultura: “Spes tenet in tempus, semel est si credita, longum: una speranza, se le si presta fede per una volta, dura per lungo tempo”. Lo scriveva Ovidio.
è possibile sapere dove visionare su albo o amm trasp gli atti per la consulenza da 28000 euro sulle luminarie? grazie
Continua questo Assessore a scaricare colpe. Veramente incapace, ma si sapeva.
Si vergogni a scrivere a sproposito anche quando non Sa le cose che scrive. Forse una delle migliori assessori alla cultura negli ultimi anni!!!
insomma avete detto la stessa cosa … cioè che da anni si fanno chiacchiere su questo museo ma nessuno è riuscito a renderlo fruibile
Confermo assolutamente inadatta al ruolo di assessore alla cultura.