
È uno dei pochi ad aver comunicato la propria disponibilità a trasferirsi nello stabilimento di Chivasso. Tiene a fare una premessa Piero Di Cioccio, di Pratola Peligna, impiegato presso la Sodecia di Raiano, società che lo scorso 27 novembre ha annunciato la chiusura del sito abruzzese e il trasferimento dell’intera produzione in Piemonte. “La premessa è che fare una scelta del genere non è facile per nessuno e che tutti noi vorremmo preservare lo stabilimento peligno” dichiara Di Cioccio che a 60 anni è disposto a trasferirsi a 800 km di distanza pur di continuare a lavorare. Del resto, aggiunge, “pensare di continuare a produrre in Valle Peligna mentre nel resto del mondo il settore è in crisi, è un’illusione”. E di illusioni è meglio non farsene più in un territorio dove la crisi non risparmia nessuno, dai 70 lavoratori coinvolti nella vertenza 3G ai 25 del punto vendita Coop di Sulmona pronto a cambiare proprietà.
Realtà diverse dalla Sodecia che, dichiara Di Cioccio, “è stata corretta nel proporre ai 39 lavoratori la possibilità di un trasferimento al contrario di altre aziende che hanno annunciato la chiusura con messaggi whatsapp”. Una correttezza in realtà tutta da verificare visto che il trasferimento di Di Cioccio non è ancora definitivo perché dopo aver sondato il terreno per capire quanti fossero disponibili a trasferirsi, non più di cinque, ora la società sta facendo le sue valutazioni in ordine alla concreta possibilità di assorbire altrove i lavoratori peligni. “Ho dato il mio consenso ma non so come andrà a finire” spiega Di Cioccio, uno dei pochi disposti a lasciare casa e affetti per il lavoro al quale, ripete, “non sono disposto a rinunciare”. È una questione di dignità, ripete Piero Di Cioccio che di cassa integrazione non vuole sentire parlare se non come strumento strettamente necessario a superare una momentanea situazione di difficoltà. “Io vengo da un paese di migranti che quando non avevano lavoro se lo andavano a cercare anche in un altro continente. L’idea di restare per anni in cassa integrazione per me non è accettabile. Da qui la decisione di andare in Piemonte”. Una realtà non del tutto nuova per Di Cioccio che in passato ha già lavorato con i colleghi di Chivasso dove oggi è disposto a trasferirsi, nonostante tutto.
“Ognuno ha le proprie ragioni per restare – continua Di Cioccio – ma non possiamo fare finta di non vedere che il destino del nostro territorio è segnato”, in particolare per il settore automotive da anni alle prese con un drastico calo di produzione in Italia come nel resto del mondo. “Quella di Sodecia era una crisi annunciata e chi dice che non se l’aspettava vuol dire che non conosce bene il territorio”. Come chi è intervenuto lo scorso 15 dicembre al presidio dei lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento peligno e poi, il 18 dicembre, al primo incontro in Regione dove politica e parti sociali hanno chiesto alla società di valutare la possibilità di aprire a nuove commesse anche alla luce della decisione dell’Unione europea di riconsiderare lo stop alle auto termiche al 2035. Con l’impegno della società di sospendere ogni decisione fino al prossimo 15 gennaio quando si tornerà in Regione per trattare i termini della vertenza. Un dialogo non certo facile ma che, confessa Piero Di Cioccio, avrebbe potuto essere diverso. “Avremmo dovuto dire che eravamo tutti disposti ad andare a Chivasso e dopo aprire un confronto su modi e tempi per preservare lo stabilimento di Raiano”. Parole, speranze, che oggi hanno lasciato spazio alla decisione di andare via, una scelta non facile nemmeno per lui, da sempre legato al suo paese di origine dove, appassionato di ciclismo, con la Pavind Bike Team insegna ad andare in bici ad alcuni bambini che, confessa “mi dispiace dover lasciare”. Colpa non solo di una classe dirigente che, dichiara Di Cioccio, “negli ultimi 30 anni non hatto nulla per lo sviluppo del nostro territorio ma anche nostra che abbiamo perso la forza e il coraggio dei nostri nonni pronti a lasciare tutto in nome di quella dignità del lavoro che oggi sembra perduta”. E che nessun ammortizzatore sociale potrà mai restituire.
Certo che sono sclelte difficili ,Le persone come il Signor Di Ciocciò sono l’orgoglio dell’Italia.
Non questa classe politica piegata ai poteri forti in tutto e per tutto !
Ma qualcuno non parlava di “filiera” necessaria al rilascio del territorio. Governo, Regione, Provincia, Comune.
Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare ed i vili scappano.
Adesso è arrivato il momento di far giocare i nostri rappresentanti. Buon Lavoro
P.s. In Molise il sindaco di Isernia dorme in tenda davanti al nosocomio locale per difendere il diritto alla salute della sua comunità, è ora che vengano tirare fuori le tende da parte di chi governa questo territorio promettendo sviluppo, senza poi riuscire neanche a ristabilire collegamenti diretti in treno e su gomma verso la capitale.
Povera Valle Peligna.
Stai dando del vile ad un operaio che preferisce lavorare e non fare finta che la situazione venga risolta. Bello scrivere mentre si sta seduti al calduccio del divanetto, magari con un lavoro statale. Quando un azienda decide di chiudere,chiude.
Assolutamente non mi permetterei mai, mi riferisco alla classe politica. chiedo scusa se non sono stato chiaro
Al lavoratore va la mia totale solidarietà e stimo chi fa i sacrifici per difendere il porto di lavoro.
Intendevo dire che una classe politica seria non scappa davanti a questi problemi ma scende in campo a giocare la partita per il suo territorio.
Ok.Il problema è che con l’invasione delle auto cinesi il problema dell’ automotive sarà irreversibile. Stessa cosa che succederà per la Marelli. Ormai nemmeno i politici europei potranno farci niente. Succederà che in Europa circoleranno solo macchine elettriche e ibride mentre nel resto del mondo faranno quello che gli pare, la Cina ci sommergerà di auto con la scusa dell’inquinamento a cui a loro in fondo non frega una mazza. Poi quando tutti saremo senza lavoro (AI sempre dalla Cina)allora ci accorgeremo che abbiamo fatto una cazzata.
Rispetto
Prendetevela con questi fenomeni che acquistano auto cinesi!
Prendetevela con questi fenomeni che acquistano auto cinesi e con l’Unione Europea che non attua dazi a tutte le auto prodotte fuori dall’Europa!