La via Crucis di Capodanno

Non è Venerdì Santo, ma lungo corso Ovidio le stazioni si alternano in quadri di dolore. Come fosse una via Crucis: una sosta ogni cinquanta metri a raccogliere la croce dei lavoratori. Di quelli che hanno ancora le tute sporche e di quelli che le tute rischiano di non sporcarle più.

A dare l’avvio al corteo annunciando la condanna a morte della Valle Peligna è Francesco Marrelli della Cgil, che insieme a Ugl, Uil e Cisl, hanno chiamato istituzioni, lavoratori e popolazione, a scendere in piazza per l’ultimo dell’anno. Il conto alla rovescia, però, non è di quelli festosi: i sindacati chiedono dignità, lavoro e interventi straordinari per arginare una falla che sta prosciugando economia, popolazione e speranze. Negli ultimi venti anni la Valle Peligna ha perso il 13,56% dei residenti, ovvero 6.810 persone in meno all’anagrafe. Non è il frutto, solo, dell’inverno demografico, ma anche e soprattutto di quello occupazionale che, in questa fredda giornata di fine anno, accompagna i “penitenti” da piazza Tresca a piazza XX settembre.

Andrea Crugnale (Fiom) raccoglie la croce alla prima stazione: la madre di tutte le vertenze, quella dell’automotive. Con la Marelli, della quale indossa la giacca, che per il 2026 ha annunciato 167 esuberi. Oltre un terzo dell’attuale forza lavoro. Con lui colleghi, chissà per quanto, c’è Andrea Casaccia (Cisl) che invoca dignità e in un certo senso anche Massimo Casaccia che alla Marelli fa le pulizie con la Albisan: da ottobre aspettano la cassa integrazione e da un mese la tredicesima per fare la spesa per il cenone della sera. Su questa pesante croce pesa anche il futuro dei 39 di Sodecia, la cui azienda ha offerto un biglietto di sola andata per Chivasso, che lo stabilimento di Raiano è da chiudere.

Nel cammino del dolore le preghiere e la rabbia dei dipendenti Cogesa: 200 lavoratori il cui destino è appeso ad un filo come quello della società pubblica. Specie dopo che il Comune di Sulmona, principale “cliente” ha deciso di andare a gara e di fatto di non proseguire con il servizio in house. La tensione con il sindaco Tirabassi diventa scontro quando sul palco il primo cittadino viene contestato.

E poi ci sono i quadri non meno preoccupanti di 3G con 70 operatori a rischio e di Coop che ha annunciato di voler chiudere le casse, con i 25 lavoratori del supermercato del Borgo sospesi nell’attesa di un reintegro e un acquirente.

Numeri nuovi di una vecchia vertenza, mai affrontata e mai risolta: quando venti anni fa, con seimila anime in più sul territorio, veniva firmato un Protocollo d’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico per fare della Valle Peligna un’area di crisi industriale complessa.

Carta straccia e poco più, nonostante la mobilitazione dello sciopero generale del 2017 e da ultimo quello che un anno fa vide in corteo gli operai della Marelli marciare fino a palazzo San Francesco. “Nulla è cambiato da allora – dice una tuta blu lungo la via Crucis peligna – anzi oggi si aggiungono altre vertenze”.

Non è cambiato il quadro, anzi è peggiorato, per l’industria, i servizi sanitari, la tenuta sociale e quelle demografica.

Una via Crucis senza fine che attende e spera nel quadro finale, la Resurrezione.

Oggi, però, non è Pasqua, ma appena il primo di un altro difficile anno.

3 Commenti su "La via Crucis di Capodanno"

  1. C’è una antica preghiera portoghese che recita:
    “Cosa vuoi che ti porti il prossimo anno?”
    “Niente. Non voglio che mi porti niente. L’UNICA COSA CHE VOGLIO È CHE NON MI PORTI VIA NULLA”…
    È un desiderio e una speranza che chiedo a tutti i nostri politici per la nostra martoriata e moribonda città di Sulmona e per l’intero Centro Abruzzo con la preghiera di far tornare ciò che nel tempo è stato “rubato” a questo territorio

  2. … e se non andassimo più a votare tutti quanti… non sarebbe forse la miglior protesta che potremmo mettere in atto per fermare questo declino?
    Pensateci e rifletteteci un attimo… dopo averli provati tutti… è l’unica alternativa che ci rimane per mandarli, tutti, all’altro paese.

  3. SalviamoSulmona | 1 Gennaio 2026 at 14:34 | Rispondi

    Promuovere cortei in zona cesarini, non costituisce un alibi per i sindacati che, evidentemente, sono parte in causa del problema.

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