L’Aterno che non scorre

Caldo, temperature alte, per il fiume Aterno l’estate non è proprio un gran bell’affare, così a secco come spesso capita e come sembra impossibile evitare. Per il fiume che attraversa un Parco e una Riserva la vita non è proprio un granché, sfruttato, inquinato, nel corso e negli esseri che lo vivono, pesci in primis. Dagli allarmi salmonella che arrivano a periodi cadenzati, ora fortunatamente rientrato, al classico problema del fiume prosciugato.

Ma questa è un po’ la conseguenza di quell’assurdo pensiero dilagante che vede nella natura un qualcosa da sfruttare senza se, senza ma e soprattutto senza rispetto alcuno.

Accade così che l’Aterno in estate non scorre, tra il caldo e le captazioni a monte (possibili solo in zona fuori Parco) e forse non proprio in regola o meglio: effettuate senza tener presente il livello vitale del fiume e dei suoi abitanti.

“Un problema esposto più volte – dichiara il sindaco di Molina Aterno Luigi Fasciani -, dovrebbe controllare la Regione”, ma vien da sé che ciò non accade e una soluzione poteva, può ancora, arrivare dai contratti di fiume che pure pareva fossero a buon punto in quel dell’Aterno, invece no. A fare da traino dovrebbe essere il Comune dell’Aquila, capofila del progetto, “ma ancora niente” aggiunge il primo cittadino. Sono stati pubblicati i bandi per le aziende interessate alle varie gestioni, ma poi il nulla.

Il tutto è fermo ad un anno fa. “Abbiamo fatto più incontri – prosegue Fasciani -, abbiamo presentato proposte sul lago di Campotosto per far arrivare l’acqua all’Aterno, ma niente. Noi sindaci non abbiamo gli strumenti per intervenire se non lamentarci”.

Intanto tutta una serie di “concause” non permettono al fiume di scorrere. Come già detto, si tratta ovviamente anche di una conseguenza fisiologica del caldo, meno flusso dalle sorgenti, le zone con letto carsico (tra Acciano e Molina) che disperdono l’acqua verso le falde, ma come al solito c’è sempre anche lo zampino dell’essere umano.

E sull’essere umano le conseguenze si ripercuotono perché se a monte qualcuno capta, a valle ci sono contadini ed aziende agricole della Valle Subequana che non riescono ad attingere al corso d’acqua, nonostante la richiesta presentata in Regione ad inizio stagione. D’altronde questo è un altro, semplice chiaro esempio che senza rispetto, la natura può togliere quando vuole.

Simona Pace

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