Le esaltate del 25 novembre

Qualche anno fa erano viste come un gruppetto di esaltate: le conosco personalmente, qualcuna dalla nascita (per ordine naturale), quelle donne che a Sulmona da una decina di anni continuano a correggere i nostri articoli. La “a” e non la “o”, avvocata e non avvocato, sindaca e non sindaco, persino i colori di giochi e magliette: al bando il rosa e l’azzurro, o almeno non per il significato che gli viene attribuito. Femmina e maschio.

Negli anni mi hanno insegnato a misurare le parole, a non parlare di gelosia, né di raptus di follia, tantomeno di mal d’amore, quando nella cronaca si racconta di botte, maltrattamenti, stalkeraggi e purtroppo, non abbastanza raramente, anche di femminicidi.

Quel gruppo di “esaltate” ieri ha portato per le strade centinaia di ragazzi e ragazze, prima che di studenti, tutti con una consapevolezza che fino a qualche anno fa era materia ignota, sconosciuta e anche un po’ culturalmente snobbata e derisa. Dai grandi e di conseguenza dai piccoli.

Il lavoro è lungo e difficile e oggi so che un errore, prima o poi, in un prossimo articolo, lo commetterò di nuovo.

 Ma sono convinto che non lo commetteranno Giosuè, Aurora, Nathaly e tutti quei ragazzi che ieri hanno messo gambe, slogan, pensieri e poesia, al servizio di una causa e di un concorso che, per la prima volta – e questo è un gran passo in avanti – ha varcato la soglia istituzionale dell’Aula consiliare, con il Premio indetto dal Comune e intitolato a Teodora Casasanta.

Era una promessa che il sindaco Di Piero, su proposta della consigliera Nannarone, aveva fatto esattamente un anno fa ad Alfonsina, la mamma di Teodora, al termine di un incontro molto toccante organizzato dal Germe e da La Diosa al cinema Pacifico: momento conclusivo, anche quello, di un percorso durato un anno e tutto dedicato, con mostre, trasmissioni radiofoniche, incontri, teatro, a Teodora.

Ancora oggi faccio fatica a pronunciare il loro nome, quello di Teodora e del piccolo Ludovico, barbaramente massacrati dal marito e padre nel gennaio di due anni fa. Perché in questi due anni ho avuto modo di andare oltre la cronaca, di vivere da vicino l’abisso del dopo in chi resta, gli interrogativi senza risposta di chi pensava di esserci e di conoscere.

Per Teodora, come per Ilaria Maiorano, altra figlia di questa terra (originaria di Introdacqua), uccisa dal suo compagno un mese e mezzo fa ad Osimo.

Un dolore da urlare, come ha detto ieri l’assessora Rosanna Tuteri, a costo di sembrare esaltati, che prima o poi qualche seme germoglia nelle coscienze.

Il 25 novembre non è finito: oggi al foyer del teatro Caniglia (dalle ore 9) ci sarà una tavola rotonda per costruire la rete dell’accoglienza e del percorso di uscita dalla violenza, per conoscere i risvolti legislativi dell’impresa con bollino rosa (istituito da Direttiva europea), per fare e continuare a fare formazione.

Perché la battaglia sia contagiosa oggi i ragazzi del Basket Centro Abruzzo saranno in piazza XX settembre (ore 12) per “ballare sotto le stelle” con il coreografo Vito Coppola in un flashmob nazionale; lunedì la Cgil parlerà (ore 16) di “Donne e diritti” nella sede di vico del Vecchio e poi il 2 e 3 dicembre con cinema e teatro.

Ogni occasione è giusta, ogni linguaggio ammesso, ogni sforzo per fermare la mattanza lecito.

Ogni giorno dovrebbe essere il 25 novembre.

Patrizio Iavarone

8 Commenti su "Le esaltate del 25 novembre"

  1. … purtroppo la violenza, la follia, la gelosia, il “possesso”, gli scatti d’ira, la mancanza del Perdono e della comprensione… convivono e sono connaturati nell’animo degli esseri Umani .. e che osserviamo anche nei comportamenti degli animali.
    Forse per questo, nonostante siamo diventati una società evoluta, restano dentro di noi… anche e soprattutto dentro l’animo del mondo giovanile.
    Ben vengano tutte le iniziative, in primis dal mondo dei giovani… e certamente bisognerà continuare a parlarne sempre… ogni giorno…

    • Appunto, siccome la violenza è naturale non è eradicabile dall’uomo che nella natura è un semplice elemento.Tutto ciò che si fa,si dice,o si manifesta e si propaganda è soltanto inutile stia fritta perché non risolverà nulla (se non intascare qualche voto e qualche soldino).Ugual come la famosa Commissione Grandi Rischi per il Terremoto.

  2. Eh bè si,loro tutte santarelline sono!!!

    • Spero di aver inteso male.
      Altrimenti non è possibile commentare la Sua affermazione … e mi fermo qui, non voglio che possano applicarsi norme del codice penale a quello che avrei voglia di dirLe.

  3. Durante i Mondiali di Calcio in corso i Tifosi Giapponesi hanno pulito le poltroncine dello Stadio da qualsiasi rifiuto. I ragazzi portati ieri in Piazza dalle “esaltate” hanno invece lasciato segni evidenti e ormai consueti della loro “Festa” dinanzi la Chiesa dell’Annunziata, dimostrando che la Civilta’ e’ ancora una perfetta sconosciuta.

  4. Noi uomini dobbiamo aiutarle le donne a farci crescere(uomini e donne). Viva la donna

  5. Che razza di commenti: “Eh bè si,loro tutte santarelline sono!!!”, Ass, ti risulta che qualcuna di queste ragazze ha stuprato, picchiato, ammazzato un loro fidanzato o qualche amica?
    Antonio: Dopo la manifestazione le scale dell’Annunziata erano sporche?? Purtroppo mi sa che questo avviene ogni volta che vi si recano gruppi di persone , sopratutto durante la cosiddetta “movida”: per questo non bisogna manifestare contro la violenza sulle donne?
    Tullio: che la violenza sia connaturata all’uomo e’ discutibile, nell’uomo ci sono anche la protezione genitoriale, l’amore, la solidarietà, la socievolezza…piuttosto ci sono delle situazioni sociali ed educative che portano a far emergere violenza, competizione ed altre brutte nostre componenti, ma sarebbe possibile, invece, favorire le altre. Dunque manifestare contro la violenza o per i propri diritti ( come fatto dai neri d’america, dai contrari alle guerre, da chi reclamava libertà di coscienza nelle proprie scelte di vita, da chi voleva e vuole l’indipendenza e la libertà nei propri paesi) e’ cosa inutile e solo opportunistica per ottenere voti? E’ la storia a dirci il contrario!

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