Legnini pronto a rompere gli indugi. A destra la questione candidature si complica

Ieri c’era anche Walter Veltroni a L’Aquila per la riapertura della sede del Partito Democratico in via Paganica 3 in pieno centro, sede che storicamente era appartenuta al Partito Comunista cittadino. Tanti gli esponenti regionali di primo piano dei Dem presenti, come gli assessori regionali Silvio Paolucci e Lorenzo Berardinetti, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e il segretario regionale del partito Renzo Di Sabatino. Immancabili l’ex sindaco Massimo Cialente e la deputata Stefania Pezzopane ed infine quel Giovanni Legnini che tutti vorrebbero candidato presidente del centrosinistra. L’ex vice presidente del Csm è rimasto in rigoroso silenzio stampa e non ha rilasciato dichiarazioni, mentre privatamente si è confrontato con i big del partito perché pare che la sua riserva sia prossima ad essere sciolta.

Il progetto è sempre quello ribadito in più occasioni della “coalizione ampia”, dove il Pd non è più necessariamente il perno e dove il centrosinistra classico dovrebbe essere superato da una nuova aggregazione di forze progressiste, della società civile e delle categorie produttive. Una coalizione che almeno sulla carta sembra figlia di un forte rinnovamento, visto anche che la politica regionale è stata segnata da cinque anni di intenso controllo dalfonsiano. Ora però ci sarà da passare dalle parole ai fatti, il tutto dovrà partire e lì verrà il difficile perché si dovranno trovare volti capaci di interpretare questo cambiamento.

Sulla sponda destra della politica regionale intanto le cose non vanno lisce come dovrebbero. Dal primo momento il centrodestra era favorito nei sondaggi ed aveva la strada spianata verso Palazzo Silone, dove era dato in vantaggio di alcuni punti persino sui Cinque Stelle. Le cose si sono poi complicate sensibilmente quando all’attendismo di Fratelli d’Italia, incartato su una terna di nomi di possibili candidati presidente, ha risposto l’ex parlamentare di Forza Italia Fabrizio Di Stefano che messosi a capo di una serie di liste civiche ha lanciato la propria candidatura alle regionali provando a replicare due schemi di politica regionale andati in scena nell’ultimo anno: il primo è quello di Nello Musumeci in Sicilia, che lanciò la sua candidatura in solitaria contro tutto il centrodestra regionale che poi fini per accodarsi e infine vinse; il secondo è quello di Donato Toma, che in Molise è riuscito a superare il vastissimo consenso della componente grillina proprio grazie ad una serie di liste civiche che hanno drenato voti a destra.

I Piani di Di Stefano si intrecciano ora con il “tavolo regionale” che si contrappone al “tavolo nazionale” dove deve essere scelto il nome del candidato del centrodestra. Visto l’immobilismo nazionale i segretari di partito regionali vorrebbero sbloccare la situazione autonomamente. Hanno rilanciato l’iniziativa a più riprese Giuseppe Bellachioma, coordinatore regionale della Lega, il dirigente nazionale di FdI ed ex coordinatore regionale, Giandonato Morra e per ultimo l’imprenditore pescarese Gianluca Zelli, leader del movimento civico Azione Politica. Bisogna ora capire se il tavolo regionale avrà il placet delle segreterie nazionali, difficile però essere in grado di prevederlo. In ogni caso, se la scelta del centrodestra dovesse ricadere su un nome diverso da quello di Di Stefano, la coalizione si presenterebbe inevitabilmente spaccata, andando a rafforzare le quotazioni del Movimento Cinque Stelle che ha già designato Sara Marcozzi come candidata presidente e a stuzzicare i desideri di gloria di un centrosinistra ritrovato intorno a Legnini che sogna l’exploit inatteso.

Savino Monterisi

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