Liberi e Uguali e già divisi in Abruzzo

Tutti i candidati sono Liberi e Uguali ma alcuni candidati sono più Liberi e Uguali degli altri. Manca ancora l’ufficialità ma in Abruzzo nel neonato partito di Pietro Grasso gli elettori dovrebbero trovare i capolista paracadutati da Roma. Gli accordi per mantenere gli equilibri interni fra le tre forze Articolo1/Mdp, Sinistra Italiana e Possibile prevedevano che dei due collegi proporzionali della Camera e di quello del Senato, un capolista spettasse a Sinistra Italiana e due ad Articolo1/Mdp. Ma è proprio nel decidere questi nomi che nei partiti è salita la tensione.

Fra gli ex Pd lo scontro forte è stato fra il Deus ex machina della sinistra pescarese Gianni Melilla, parlamentare uscente e le nuove leve rappresentate dall’assessora regionale al Sociale, Marinella Sclocco. A spuntarla fra i due però parrebbe essere il molisano Danilo Leva – dalemiano di ferro vicinissimo al segretario di Articolo1/Mdp Roberto Speranza – che verrebbe candidato capolista nel collegio della Camera L’Aquila-Teramo oltre che nel maggioritario ad Isernia. Leva rischierebbe di non essere eletto se candidato solo in Molise per via dei pochi parlamentari espressi dalla regione, per questo gli ex Dem lo candiderebbero in Abruzzo vista la spaccatura del regionale e che nel frattempo al nazionale hanno deciso che non ci saranno deroghe per chi già ricopre incarichi istituzionali – vedi la Sclocco – e che Melilla non pare avere sponde politiche a Roma capaci di supportare il suo nome e pensare che in questa legislatura è stato il parlamentare abruzzese più produttivo e con più presenze, presente al 100% delle sedute e al 99.33% delle votazioni.

Solo qualche giorno fa l’ex parlamentare abruzzese Pd Pina Fasciani – ora in Articolo1/Mdp – scriveva: “bisogna scegliere chi nei territori è più capace di attrarre consensi con figure conosciute e popolari, legate a quel territorio. I catapultamenti da Roma di persone sconosciute, non farebbero che inaridire la nostra capacità attrattiva e semmai indebolire lo slancio indispensabile per condurre una già difficilissima campagna elettorale”. Riflessione non da poco quella della Fasciani, di chi sa che poi alla fine a chiedere i voti per i candidati imposti “con la catapulta”, sono i militanti di base che devono barcamenarsi fra giustificazioni precarie. Per questo in questi ultimi giorni di composizione delle liste gli abruzzesi proveranno a piazzare un loro nome al posto di Leva, ma nulla è sicuro su come andrà a finire resta di certo che nella base i mal di pancia sono numerosi.

Del resto la rappresentanza parlamentare dovrà vedere una bella sfoltita e come la saggezza popolare insegna “quando l’acqua è poca, la papera non galleggia” e dei 70 parlamentari uscenti che fanno riferimento a LeU solo una trentina vedrebbero la rielezione con i sondaggi attuali.

Lo stesso vale per Sinistra Italiana dove il paracadute si è aperto in Abruzzo per Celeste Costantino, deputata calabrese, già eletta nella scorsa legislatura in Piemonte. La Costantino sarà capolista alla Camera nel collegio Chieti-Pescara (al quale appartiene anche la Valle Peligna). Le voci che trapelano dal partito dicono che si è accettato il “paracadutato” sostanzialmente per disciplina di partito. Le reazioni in Sinistra Italiana non sono state tutte di passiva accettazione però, soprattutto nell’aquilano. Daniele Iacutone, segretario provinciale dell’Aquila, insieme ad una serie di dirigenti marsicani del partito hanno scritto una lettera “al veleno” ai vertici nazionali di Si in cui dicono: “Di fronte all’arroganza dei vertici nazionali del partito e all’inspiegabile complicità di un segretario regionale che ha gestito il processo in modo poco trasparente, il coordinamento provinciale de L’Aquila di Sinistra Italiana afferma a voce alta che l’Abruzzo non è terra di conquista e non è il luogo da usare per salvaguardare i privilegi acquisiti da gruppi dirigenti senza radicamento, senza storia e senza consenso”. Al comunicato marsicano hanno risposto perentori i circoli di Sulmona e L’Aquila, nella figura dei segretari di circolo Domenico Capaldo e Pierluigi Iannarelli, che scrivono: “Riteniamo che quanto concertato con la segreteria nazionale in termini di formazione delle liste, i cui passaggi sono stati portati correttamente e puntualmente a conoscenza dei responsabili locali, possa dare maggiore forza e impulso alle battaglie da intraprendere a livello locale”.

È un provinciale di Si ai ferri corti nell’aquilano, il punto è che conti alla mano chi fa il pieno di voti alle elezioni solitamente è la Marsica. Nelle elezioni regionali del 2014 ad esempio degli oltre 4.000 voti presi da Sel – partito da cui è nata Si – circa 3.000 erano stati raccolti in Marsica. Ma non è un malumore solo aquilano questo, sulle pagine social degli esponenti di Si abruzzesi si percepisce il malumore, come il consigliere comunale di Sinistra Italiana di Chieti Enrico Raimondi, che su Facebook scrive: “Fino al 5 marzo mi dedicherò a recuperare libri non letti in questi ultimi due anni. Nel frattempo autentico sottoscrittori di liste”. Un disimpegno quello di Raimondi che anche altri stanno sposando, rifiutando di candidarsi per riempire le liste. L’Abruzzo ad oggi è una delle 3 regioni in cui LeU ancora non è riuscita a chiudere le liste, ma è solo questione di tempo rassicurano dal partito. Intanto pare che della Valle Peligna non ci saranno candidati, mentre nel maggioritario alla Camera potrebbe esserci Sonia Del Rossi, consigliera comunale di opposizione a Bussi ed esponente di Si.

Resta un posto da capolista che ancora non è stato definito, anche se difficilmente sarà eleggibile come spieghiamo qui, ed è quello di capolista al Senato e potrebbe andare all’aquilano, già segretario regionale di Articolo1/Mdp, Fabio Ranieri, una magra consolazione per tenere a bada la frangia di rivoltosi nostrani.

È probabile che se Orwell pensasse di redigere oggi il sequel di 1984, ambientandolo in Abruzzo e magari chiamandolo “Elezioni 2018” scriverebbe: “Eh no, non proprio tutti i candidati sono uguali da queste parti”.

Savino Monterisi

4 Commenti su "Liberi e Uguali e già divisi in Abruzzo"

  1. Mi chiedo come si possa chiamare un partito, “liberi ed uguali”. Tutti, penso, che siamo liberi, a meno che alcuni,avendo commesso reati punibili con l’arresto,non sono più liberi,essendo in galera. Non per molto,credo, considerando le leggi italiche. Sull’uguali,ci sarebbero da fare alcune considerazioni. Uguali a chi e per che cosa? Se per il trattamento economico,non direi.Già il suo fondatore Grasso, a detta dei giornali,percepisce un lauto trattamento economico, nemmeno fosse quello che ha scoperto una vena aurifera: 370 mila euro l’anno, dicasi. Egli si sente uguale a noi? In che cosa, ce lo dovrebbe spiegare! Ah,forse si riferisce la fatto che noi di carnagione chiara ,siamo uguali a quelli di carnagione nera, come dire che la notte è uguale al giorno,essendo la notte nera ed il giorno chiaro, etnia o non etnia. Cieco o non vedente, il fatto si è che quel povero diavolo non vede nemmeno una piramide. Chiamalo come ti pare, ma il fatto resta. Allora uguale a chi? In altezza? Nel vestire? Nel possedere? Nel risolvere i problemi di stechiometria? Nel suonare il pianoforte o il violino o quantomeno il sax? A ben pensare quell’ uguali è una panzana sesquipedale,perché nessuno è uguale all’altro. Forse per i diritti? Anche in questo c’è da sbellicarsi dalle risa. Se non conosci nessuno, nessuno ti pensa e fai prima a crepare di fame. Preclari esempi di coloro che occupano posti da miracolati sono davanti agli occhi di tutti, a meno che non siano ciechi. Allora che cxzzx si “acconta” Grasso, pensa ancora che portiamo la sveglia al collo? Ancora no, anche se molti già portano l’anello al naso. Bisognerebbe interrogare quelli con l’anello e chiedergli se credono al fatto che Grasso ci farà diventare tutti uguali. Liberi che ben si sposa con impuniti, lo siamo almeno per il 90%. Molto più facile. Ma è una libertà delinquenziale.

  2. giuseppe gattozzi | 24 Gennaio 2018 at 4:28 pm | Rispondi

    non fatevi mettere i piedi in faccia, si stanno comportando da schifo!!!!Se insistono su candidati di fuori regione è bene disertare le urne. Ci andassero loro a chiedere voti. Hanno messo in piedi tutta sta manfrina solo per riconfermare la poltrona. A loro dei problemi della gente non glie ne frega niente.

  3. Meglio un candidato “di fuori regione” preparato e attivo che uno scalda poltrone abruzzese inutile e dannoso.

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