
La cultura pesa e costa, soprattutto quando la tieni parcheggiata in un deposito a 435 chilometri da casa, in località Castel Maggiore. E’ lì, nel bolognese, che i duemilasettecento testi pregiati (tra cui alcune Cinquecentine di Ovidio), attendono da marzo 2024 di tornare a Sulmona. Uno sfratto prolungato e forzato per i lavori alla biblioteca comunale in piazza XX settembre, dove manca ancora il sistema antincendio e quello elettrico. Ad oggi non c’è neanche un preventivo preciso e un progetto per metterla in regola: una stima approssimativa prevede una spesa di almeno 200-300mila euro. “Non abbiamo avuto ancora tempo per affrontare il problema in modo definitivo”, diceva l’assessora alla Cultura, Emanuela Cosentino, a luglio, predicando calma e pazienza. Sostituito oggi da un “ci stiamo lavorando”.
E intanto, a forza di attendere con calma, Sulmona caccia 7.200 euro all’anno per pagare alla ditta Frati & Livi il posteggio dei libri in quel di Bologna la dotta. Insomma, più si attende più bisognerà attingere dalle casse comunali per poter mantenere l’affitto in terra emiliana.
I libri vennero portati via più di un anno e mezzo fa dalla sala lignea annessa all’edificio del liceo classico Ovidio, chiusa dal 2009 per via del sisma. Un tesoro che stupì anche la soprintendenza archivistica e bibliografica. Al loro ritorno bisognerà valutare le condizioni, dato che per sedici anni l’intero patrimonio è stato esposto alle intemperie e alle intrusioni dei topi d’appartamento, più che di biblioteca. Anche se l’opera della ditta specializzata è stata accurata. Tant’è che vale la pena lasciarli in una “pensione sicura”, piuttosto che sistemarli in qualche magazzino comunale.
Perché nella città che doveva essere candidata a Capitale italiana del Libro oltre ai testi emigrati, mancano i luoghi per la lettura. Perché di Palazzo Portoghesi, oltre ai proclami di consiglieri e assessori regionali, in gran spolvero a piazza Venezuela fino a maggio scorso, non sono stati fatti passi in avanti. Scomparsi i 100.000 euro della progettazione annunciati oltre un anno fa. I soldi sono inseriti nella legge regionale 1/2025, sotto la voce “Interventi ed iniziative di particolare rilevanza in ambito regionale”, e verranno elargiti solo con risorse derivanti dall’accertamento di maggiori entrate tributarie. Parafrasando, la progettazione si farà se avanza qualche soldino dalle tasse che la Regione Abruzzo prevede di intascare. Altrimenti proseguirà anche quest’altra relegatio, dopo quella ovidiana e libraia, dell’APC “Capograssi”, esiliato in via Sardi assieme a tomi, volumi e personale.

Eppure di libri e biblioteche, di cultura e musei, di spazi e rifugi per le mente, se ne avverte un gran bisogno in città. Ieri il Pd nella sua Agorà, tenuta presso la Comuniteca di via Angeloni, ha portato l’esempio virtuoso di Teramo, dove il sindaco, Gianguido D’Alberto, intervenuto nel partecipato dibattito, è riuscito a compiere un piccolo miracolo con lo spazio Delfico, sfidando le leggi della fisica e della burocrazia, superando la visione “ufficiocentrica” dei regolamenti regionali che equiparano questi luoghi a sportelli qualsiasi. La voce che si è levata è stata anche quella dei giovani, del Comitato biblioteche in particolare che da anni combatte anche solo per avere orari più decenti di accesso a quel che resta della biblioteca regionale in città (ospitata nei locali Inps). Sognando un ritorno, a Sulmona, di libri e cultura.
… e non era forse meglio valutarne le condizioni alla partenza?
Diversamente che contestazioni potrai avanzare se ti ritornano danneggiati?
Se i libri sono tutti quelli che si vedono nella foto… be’ allora li potevo benissimo ospitare a casa mia, mi pagavate solo le spese per mantenere la giusta temperatura ed umidità del locale… questo per dire che possibile che in tutta la città di Sulmona mancasse una stanza adeguata e adatta ad ospitare 2.700
( duemilasettecento) libri?
Nessuna stanza disponibile in nessuno dei musei presenti nella città?
Ma a chi volete darla a bere… ma per favore!
E poi chi lo ha deciso, all’inizio del 2024, di traslocarli proprio a Bologna la Dotta, o forse meglio, in Bologna la Rossa?
E infine la “ telenovela “ di palazzo portoghesi… uno sgorbio progettato male e realizzato peggio… dove ricordo che i libri non se la passavano proprio bene, per via del mancato rispetto nel maneggiarli e, ancora peggio, per via dei “ topi “ che spesso se li portavano a casa calandoli da una finestra.
Il male di Sulmona è chi a manca e chi a dritta… ognuno pensa a menare l’acqua alle macine del proprio “ mulino “.
I libri, da quel che si apprende, sono presso un’azienda specializzata. Ed è questo che conta.
Perché fa ironia sulla destinazione? Avrebbe voluto per caso che la sede legale fosse a Predappio?
… “Repetita iuvant”… e quindi provo a riscrivere la frase:
” questo per dire che possibile che in tutta la città di Sulmona mancasse una stanza adeguata e adatta ad ospitare 2.700
( duemilasettecento) libri?
Nessuna stanza disponibile in nessuno dei musei presenti nella città?
Sai leggere… o hai bisogno di un disegnino?
Solamente quelli che vede?
Marcone unitamente al prof. Papponetti si stanno rigirando nella tomba. Marcone teneva quei testi gelosamente e sacralmente. Non permetteva a nessuno di toccarli e considerava blasfemia chiederli in prestito.
Poi arrivarono i traslocatori.
A Sulmona stiatene certi quei libri non torneranno più.
Ah, si possono scansionare, certamente, sempre che non si polverizzino durante l’operazione.
“Non abbiamo avuto ancora tempo per affrontare il problema in modo definitivo” NO COMMENT
La buonanima di mio padre doveva realizzare le opere antincendio negli anni ’90, dopo quelle del Classico… Il bibliotecario sempre buonanima e caro amico si oppose con tutte le proprie forze e non se ne fece nulla.
Certo 7.000 euro per i libri e ieri mattina un barbone dormiva nel sacco a pelo sotto i portici attigui a Piazza XX, davanti all’ingresso artisti. no comment
Almeno potrebbero digitalizzarli e renderli fruibili al pubblico, prima che si dissolvano.
una biblioteca virtuale costa molto meno di una reale.
postilla: paragonare i testi contenuti a Palazzo Portoghesi con quelli della Biblioteca comunale e del Liceo classico non lascia senza parole: mi invoglia a darmi all’ agricoltura (novella Cincinnato) per la quale pure ci vuole competenza, e non poca. Ma sono figlia di cafone e qualche cucuccillo saprò coltivare.