L’opposizione abbandona l’Aula, Caruso: “Dimettetevi”

“Le accuse di arroganza mosse dall’opposizione verso la maggioranza, per essere totalmente infondate, possono essere definite un clamoroso autogol”. Con tale affermazione, il sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, risponde a quanto sostenuto dal gruppo di opposizione capeggiato dal consigliere, Daniele Marinelli, circa i tempi, di sole 24 ore, concessi per visionare le proposte di delibera. Condizione, questa,  che avrebbe fatto maturare nel gruppo di minoranza, la scelta di abbandonare l’aula durante il consiglio comunale. “Il gruppo consiliare, unito piuttosto da rapporti familiari, ha cercato di celare la totale incapacità di interloquire sui gli argomenti della seduta, attraverso lo stratagemma dell’uscita a singhiozzo- afferma Caruso- non si è mai visto che sui 7 punti inerenti la programmazione economica e finanziarie annuale e pluriennale del Comune non siano stati in grado di dire nulla, nemmeno la critica di rito al bilancio, che avrebbe fatto una minoranza più disinteressata. Per di più, caratterizzare la partecipazione alla seduta consiliare con lo strano rientro  al quattordicesimo punto, ha suscitato una curiosità di andare a verificare se tra i punti intermedi ci fosse qualche argomento scomodo. Ed in effetti una decisone alquanto difficile per loro (quanto per la maggioranza) vi era, poiché si trattava di decidere su interessi privati contrapposti che avrebbero imposto una presa di posizione che evidentemente hanno voluto evitare”. Per il sindaco Caruso, l’inadeguatezza per lo svolgimento del ruolo di minoranza, al di là dei rapporti parentali che lega i tre consiglieri, non sta solo nella cronica incapacità di affrontare  il merito dei temi, ma anche dal fatto che non vivono la città. “Il che- conclude il primo cittadino- li rende estranei al corpo sociale e forse come credo davvero disinteressati. Allora più che pensare ad adagiare le regole del consiglio alle difficoltà della distanza chilometrica che li divide da Castello, meglio che si convincano di rassegnare le dimissioni affinché vengano sostituiti da chi vive in loco”.

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