L’uomo del monte

Ci pensavo guardandolo dall’autostrada. Con le mani serrate a manetta sul volante: ogni volta che c’è un sussulto militare vicino alla valle dei peligni si torna a parlare di San Cosimo. Sul monte cavo sono salito a metà degli anni Settanta, il primo venerdì di marzo. Avevo ancora fiato nei polmoni. Periodo strano quello, anche per la festa dei cavettari bisognava partecipare. C’era un senso deontologico e quasi religioso nello studente, dopo uno sciopero si strusciava in corteo. Il giorno prima si faticava a scrivere il volantino per sporcarsi poi le dita con il ciclostile. Sul cucuzzolo un solo ripetitore, quello della Rai, conficcato su un deposito d’armi segrete o di qualche sacco sdrucito di polvere da sparo. Chissà.

Son tornato lassù altre notti fresco diplomato e incosciente con Giuseppe Guastella. Mio amico e figlio del non troppo ricordato Gianni, fondatore, editore e direttore della prima televisione libera di Sulmona. Che ci donò una spericolata avventura nel piccolo schermo. Mangiavamo tornanti e pietre, su quella strada appena disegnata, con la macchina aziendale, un furgoncino familiare 850 Fiat. Blu. TV1 irradiò le prime immagini, in bianco e nero, tremanti, dalla chiesetta costruita sulla cima, con le fondamenta su missili nucleari o su casse di bombe srcm d’addestramento. Non si sa.

Il tempo e la vita mi trascinarono altrove. Ma due Scud sfiatati made in Russia, sputati da Muhammar Gheddafi contro Lampedusa e scoppiati in mare, riaccesero la mente. Era il 15 aprile 1986, secondo governo Craxi. La settimana dopo un servizio esplosivo de L’Espresso indicò San Cosimo tra gli obiettivi sensibili del colonnello libico. Pronto a incenerire il monte vuoto, pieno di spettrali ordigni chimici o di qualche scolorita drop del regio esercito. Il mistero resta.

Non troppi giorni fa ho ingoiato polvere in bici da quelle parti, con il mio compagno di arrancate Antonio Di Fonso. Stavolta sono arrivato sulla spianata senza ossigeno. Tutt’attorno torri d’acciaio e cartelli che invitano a fuggire, a non fermarsi troppo tempo in quell’area dove si intrecciano onde maligne. Siamo scappati via, regalandoci un’occhiata all’orizzonte, senza pensare se dentro quella roccia ci fossero testate atomiche o scatole di proiettili full metal jacket. Preoccupati dal nemico impalpabile ed elettromagnetico. Ignari che di lì a poco sarebbe per davvero arrivata una peste cattiva a chiudere il mondo. Eppoi, come il peggiore degli incubi, una guerra sanguinolenta in Europa. Perniciosa e pericolosa come l’ultima del secolo scorso. Mica troppo lontana da casa nostra, da quel monte bucato e lunare che ha nella pancia il più mortale dei misteri o soltanto una grande bufala. Boh.

Dylan Tardioli

5 Commenti su "L’uomo del monte"

  1. Capolavoro, magia…..

    Complimenti all’autore

  2. Ciao Dott.

  3. Connubio altissimo tra giornalismo e scrittura creativa.

  4. Certo che, ancora oggi, non riuscire a sapere cosa ci sia sotto al colle san cosimo…..siamo proprio degli 007… meno 7

  5. Pietro Cellini | 28 Marzo 2022 at 15:04 | Rispondi

    Non divulgare mai informazioni ‘fasulle’ se non siete sicuri di ciò che scrivete…informatevi prima e verificate che la fonte dell’informazione sia attendibile….
    Al dunque…..il primo segnale via etere nella valle peli a è opera di Pietro Cellini che con la collaborazione della RAI di Roma trasmise la S. Messa dalla chiesetta del monte S.Cosimo, a quel tempo operatore e regista dell’operazione TV nella valle Peligna con attrezzature messe a disposizione dal Partito Socialista Italiano. Il bravo Gianni Guastalla carissimo amico, era solo a rimorchio di un’ onda giovanile che si distingueva a Sulmona per le sue iniziative….TV, Carnevale, Primo festival Sulmonese, Cantabruzzo….ecc.
    Il merito a chi ha realmente fatto le cose, non a chi le ha vissute di riflesso.
    Una precisazione necessaria, grazie

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