Magneti Marelli, la Cgil al ministro: “Macchinari fatiscenti siamo a rischio”

Non una semplice passerella elettorale quella del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, quella di ieri a Sulmona per sostenere il candidato Gianfranco Di Piero. Il ministro, infatti, ha ricevuto anche un documento della Fiom sullo stato dello stabilimento della Magneti Marelli di Sulmona, e sulle perplessità riguardo il futuro dei lavoratori dell’impianto.

A partire dal 2012, a seguito della decisione del gruppo FCA di inserire l’attività di manutenzione degli impianti tra i costi, l’allora Magneti Marelli di Sulmona assiste a un progressivo degrado e a un conseguente aumento di turni e di carichi di lavoro per i Lavoratori (secondo quanto previsto e consentito dal Contratto Collettivo Specifico di Lavoro, CCSL, non firmato dalla sola FIOM), finalizzati a sopperire ai difetti dei macchinari privati di manutenzione. Lo stabilimento viene quindi considerato “unità di prossimità” dello Stabilimento della Sevel Val Di Sangro (Atessa): viene trattato e gestito come un vero e proprio reparto distaccato di Sevel. A Sulmona vengono destinate le produzioni di sospensioni solo per FCA, determinando una condizione di monocommittenza. Nel 2018 c’è poi la cessione del ramo al fondo statunitense KKR, con la nascita del gruppo di componentistica chiamato Marelli.

Benché il prezzo di mercato del ramo d’azienda fosse di 4 miliardi di euro, la vendita a KKR avviene per 6 miliardi in cambio della garanzia da parte di FCA del mantenimento delle commesse in essere tramite un cosiddetto accordo pluriennale di fornitura di cui però presto si scoprono i limiti: la scadenza è fissata al 31 dicembre 2022 e l’accordo è da considerarsi a parità di prezzo di mercato rispetto a altri potenziali fornitori. Riguardo allo stabilimento di Sulmona, azienda e sindacati firmatari del CCSL, rassicurano sul mantenimento dei livelli occupazionali per effetto dell’accordo pluriennale di fornitura che avrebbe garantito il mantenimento delle commesse in essere con il gruppo FCA: Sevel Atessa (Ducato), Pomigliano (Panda), Melfi (Renegade e 500X), e Cassino (Giulia e Stelvio); gli stessi garantiscono che nel frattempo Sulmona avrebbe potuto diversificare la propria clientela, essendo ormai fuori dal gruppo FCA.

“Come FIOM – si legge nel documento – invece, evidenziamo il rischio a cui è esposto lo stabilimento di Sulmona e che è rappresentato dal cambio di ruolo del gruppo FCA, passato da essere proprietario che ha deciso di tagliare investimenti e manutenzione a partire dal 2012, a essere cliente e a esigere qualità e quantità, mentre il sito si ritrova con macchinari ormai fatiscenti”.

(foto abruzzolive)

I restanti capitoli della vicenda sono storia nota: lo scorso giugno da un incontro tra sindacati e direzione aziendale emerge che la chiusura della commessa sul Ducato (che rappresenta l’80% della produzione dello stabilimento) è confermata per il 31 dicembre 2022 e che a partire da gennaio 2023 al momento si ha visibilità solo sui modelli Grecale e Tonale e sulla sospensione posteriore per il Ducato elettrico, ma senza conosce i volumi. A luglio viene fuori la notizia di una possibile cessione di ramo d’azienda da parte di KKR della branca Sistemi Sospensioni (di sui lo stabilimento di Sulmona fa parte) distaccandola così anche dal gruppo Marelli. Delle ultime settimane è l’annuncio da parte di Marelli di 1500 esuberi a livello globale.

“In base alla nostra esperienza – scrive Fiom -, le auto di lusso (Grecale, Tonale, Stelvio) sono produzioni a bassa occupazione e a bassi numeri. Rispetto a queste vetture l’azienda ha dichiarato di non conoscere ancora quali saranno i volumi da produrre. La stessa dichiarazione è stata fatta riguardo all’assale del Ducato elettrico. C’è poi l’incognita dello stabilimento che Stellantis ha realizzato in Polonia e dell’impatto di questa scelta strategica sullo stabilimento di Sulmona, visto che le produzioni del sito di Sulmona destinate allo stabilimento polacco si limitano solo ad alcuni tipi di particolari e per il resto c’è da immaginare che Stellantis sia già in contatto con fornitori diversi. Il timore è che si stia usando lo stabilimento di Sulmona provvisoriamente, solo finché per lo stabilimento polacco non saranno individuati altri fornitori. A partire dal 1 gennaio 2023 come saranno garantiti gli attuali livelli occupazionali nello stabilimento di Sulmona?”

1 Commento su "Magneti Marelli, la Cgil al ministro: “Macchinari fatiscenti siamo a rischio”"

  1. Ma come si fa a dire che non sono semplici passerelle elettorali, questi signori qui a Sulmona li rivedremo nuovamente nel 2026.

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