Mamme care giver: quei voucher “spariti” nel nulla

Si chiamano Pico, che sta per “piani di conciliazione”, ma a conciliare, ovvero a pagare, non ha provveduto finora nessuno. Nonostante siano passati oltre due anni dalla redazione delle graduatorie e dalla comunicazione, con tanto di raccomandata, di diritto al contributo. “Lei risulta beneficiaria di un voucher per la fruizione di servizi volti alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro – si legge nella comunicazione inviata ad una utente a gennaio 2020 dall’Ecad di Castel di Sangro, capofila del progetto -. Pertanto, a breve, verrà contattata al fine di sottoscrivere i documenti necessari per l’attivazione del voucher mediante il quale potrà acquistare il servizio prescelto”. Un “breve” durato finora oltre due anni e per un’utenza che certo non può permettersi di aspettare: quella dei fragili, delle persone con disabilità, ovvero dei care giver – mamme – che se ne occupano quotidianamente.

Un voucher di 1560 euro, moltiplicato per le 99 destinatarie (68 donne occupate e 31 disoccupate), a cui si aggiungeva una somma destinata a favorire il welfare aziendale, per un totale di 216.250 euro da dividere nei tre enti d’ambito coinvolti (sangrino, peligno e montagne aquilane). Una sorta di assegno, insomma, che le madri con figli disabili avrebbero dovuto usare per pagare società e cooperatove convenzionate per il doposcuola, i centri ricreativi, le rette ai nidi e alle scuole d’infanzia, le baby sitter, l’assistenza domiciliare, i centri diurni, i servizi di care giver, di accompagnamento e di trasporto.

Una manna mai scesa dal cielo, in verità, che ha ora assunto anche i risvolti della beffa, perchè, come racconta una utente di Pratola, “è uscito un nuovo bando per ottenere voucher e mi hanno risposto che non posso partecipare perché sono già assegnataria del progetto Pico. Ma io non ho visto mai un euro: né in contanti, né come voucher, né come servizio”.

“C’è stato il Covid e per questo si è bloccato tutto il sistema che, d’altronde, è molto complesso perchè richiede un percorso di formazione, non diamo mica i soldi a pioggia – spiega l’assessora al Sociale di Castel di Sangro, Raffaella Dell’Erede -. Abbiamo però ripreso tutte le carte, contattato una ad una le destinatarie per verificare se sussistono ancora i requisiti ed entro l’estate contiamo di dare seguito al progetto”.

Ma le parole dell’assessora non trovano tutte conferme: “A me non mi ha più chiamata nessuno – spiega la donna di Pratola – né ora, né prima. Il bando era chiaro, per quanto riguardava la mia domanda parlava di voucher, non di formazione. E il fatto che ci sia stato il Covid, a maggior ragione, avrebbe dovuto suggerire di attivare subito gli aiuti per chi è in difficoltà, tanto più che per accedere alla graduatoria bisogna avere anche un Isee basso”.

E in effetti, a leggere il bando: “L’avviso prevede l’erogazione di voucher per l’acquisto di servizi di conciliazione offerti da strutture specializzate – recita – in forma di buoni per donne occupate e disoccupate” e solo in separata e distinta sede aggiunge “nonché la sperimentazione di sistema di welfare aziendale in coerenza con l’indirizzo programmatico regionale e con le disposizioni normative nazionali”.

C’è poco da essere “concilianti”.

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