Mani che affogano nel selciato anche a Sulmona e Raiano

Atri, Pescara, L’Aquila e oggi anche Sulmona e Raiano, mani che affogano nelle piazze peligne, rispettivamente quella di piazza XX Settembre e di Umberto Postiglione. Sono le mani di carta che scendono giù nel selciato a rappresentare quelle dei migranti affogati nel Mediterraneo nella speranza di riuscire a raggiungere le coste italiane. Anonimi attivisti rendono omaggio così oggi a quelle vittime protestando attraverso l’arte contro la politica condotta dal governo nazionale targato Lega-Cinque Stelle, con il decreto sicurezza che sta mettendo in crisi diverse realtà e le navi delle ong che non riescono ad avvicinarsi al Bel Paese.

E’ una forma di commemorazione messa in atto proprio in occasione di San Valentino, Festa degli Innamorati, dell’amore in generale, in questo caso quello umano che riconduce ad una fratellanza dei popoli ormai quasi un mero ricordo. Si cita Fabrizio De André alla base della statua di Ovidio, colui che di amore ha parlato: “E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà”. Ci si fa carico, quindi, dell’immensa sofferenza di chi aspira ad un futuro migliore, bloccato spesso ad un passo dalla sopravvivenza. Perchè di questo si parla.

Sulmona e Raiano si sono svegliate così, unendosi al coro lanciato nel borgo teramano e nel giro di pochi giorni

diventato virale sul web e nella realtà. L’espressione di un’altra realtà che non ci sta a far finta di niente. Un gesto che si somma a quello dello striscione, sempre d’ispirazione ovidiana: “Empio è colui che non accoglie lo straniero” di cui si era lanciato un appello, giorni fa, a stenderlo in tutti i balconi della Valle. C’è un movimento artistico, colorato, pacifico che le sue idee le esprime in questo modo donando un forte impatto che si spera possa destare qualche coscienza in più.

Simona Pace

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