Meno parenti, più serpenti

Ci sono ore ciclostile. Quelle da mescolare, uscendo da una per intrufolarsi nell’altra senza accorgersene. Tanto sono uguali. Vigilie, countdown, le sfide che ti fanno tremare le chiappe. Esami che da illuso credi importanti e invece come passano sono già rattrappiti. Minuti duri, bui anche a mezzogiorno. Addii forzati, per sempre. Strappi e lacrime. Attimi di altri che una volta erano tuoi, evaporati dal calendario.

Ci sono mesi senza fiato. Come questi all’ultimo sospiro, che oggi pomeriggio Il Germe proverà a riavvolgere dal palco del Pacifico. A modo suo. A trent’anni dall’uscita nelle sale cinematografiche di Parenti Serpenti. Ci siamo tutti dentro quel film. Madri, nonni, amiche o fratelli che ora non ci sono più. Nipoti e figli che non erano ancora venuti al mondo. Una favolaccia acida e vera come la vita. Raccontata da Carmine Amoroso e che Mario Monicelli spostò per le riprese da Lanciano a Sulmona. Con facce e facciate peligne, ma processioni frentane come la Squilla, posticipata alla vigilia di Natale per far quadrare il copione.

Ci sono giorni senza repliche. Botte di culo. Che cancellano tutto il trascorso, zappando il futuro. Va così che ci sia un mentre e un dopo il montaggio di questa pellicola. Per dirci quanti eravamo, com’era inzeppato, pieno di fumo il bar di velluto, con il cameriere smilzo come ferro filato. Strusciare lungo il corso, gomito a gomito con le divise kaki dei militari in libera uscita. Le pellicce goffe e pelose delle signore imbellettate. Capelli fatti apposta per la messa. I gonfi montoni, pesanti come sacchi di patate, che ti trasformavano in uno scatolone con i piedi. Inguardabili cravatte, sconce, così lunghe da finire anche dentro le mutande. I sogni dei ragazzotti impomatati, pronti a credere che il vecchio signore delle stelle, con il cappello di lana e lo sguardo cattivo, li avrebbe rubati alla provincia. Serate in pista o nella trattoria che impiattava una carbonara con la cipolla.

Ci sono momenti in retromarcia. Che ci sbattono sul muso come eravamo. Quel che non siamo riusciti a essere. Fanno la conta degli otto sindaci che si son seduti in tre decenni a palazzo San Francesco. Migliaia di persone cassate dai fogli dell’anagrafe. Dei fondi di caffè e senza carta da parati, pranzi sospesi, terre promesse mai mantenute. Finestre oscurate. Chiese orfane di parroci, preti dei fedeli. Scuole muscolose, un ospedale acciaccato, tribunale senza domani. Un pianeta incendiato da cinquantanove guerre: bombe e missili in Ucraina. Si spara e si muore in Afghanistan. Sangue in Libia e in Palestina. Myanmar, Nigeria. Alla fine di un’annata che non è mai sorella all’altra. In un mondo con meno parenti. Più serpenti.

Dylan Tardioli

7 Commenti su "Meno parenti, più serpenti"

  1. Giusto articolo e riflessione davvero veritiera. Io, passata la sessantina, e vivendo in questo “Anno Mille” che ci propina il sistema tra virus COVID e riscaldamenti del pianeta ,mi ero premurato di pagarmi in anticipo un minimo funerale versando una adeguata somma in contanti presso una agenzia di pompe funebri della zona. Ciò poiché contavo di affrontare le spese di resistenza giornaliera in vita con il Reddito di Cittadinanza. Invece il beneficio mi è stato revocato in modo irregolare e rivolgendo richiesta di aiuto al tribunale di Sulmona per il ripristino, la Giudice,in due anni ha, per sua comodità, rimandato la causa due volte per stabilire se mi spetta, come se in natura non si potesse mangiare senza ritardo da quando ti arriva la famosa fame .
    Dacché, a causa dei tempi della Giudice ho chiesto indietro i soldi della cassa da morto alle pompe funebri che “puntualmente” me li ha rifiutati con anche la giusta motivazione secondoché: Se stai morendo di fame, tra non molto muori, quindi, per morire la cassa da morto ti serve.
    Non mi rimane altro che denunciare alla stessa Giudice dello stesso tribunale di Sulmona questa altra prepotenza, di fronte ai soldi, anche delle aziende funebri.

    • È vero GDS, ti fanno i lunghi rinvii perché pretendono che “dal feudo” vai molte volte a Sulmona, fisicamente e con i soldi contanti in tasca, almeno fai colazione pranzo e spesa nei locali attorno al tribunale dove le carte di credito a 69 euri non sono accettate neanche per comperare una marca da bollo giudiziaria, Cosicché, nero per nero, qualche regalia viene ritornata dentro al tribunale stesso e forse forse arriva anche a via Arenile anzi via Arenula, ed a palazzo Chigi. Buongiorno e buon Natale.

  2. ..che disastro..povera Sulmona.

  3. Una lezione di cinema e una lezione di giornalismo

  4. Sandro De Panfilis | 28 Dicembre 2022 at 18:32 | Rispondi

    Articolo mirabile. Riduttivo definirlo articolo. Un pezzo di letteratura nel suo piccolo che ti rimanda ad un quadro socio-economico di una realtà cittadina e territoriale che meglio non si sarebbe potuta descrivere.
    Complimenti all’autore ed al giornale che lo ha ospitato….

  5. … non come eravamo… ma come siamo diventati… senza lavoro e quei pochi malpagati e in nero, fabbriche chiuse, affitti e spese ormai non più sostenibili, e tutti questi Enti inutili a chiedere soldi per tasse e balzelli vari… sempre più esosi… e poi spettacoli burlesque per cene conviviali per i poveri lontani… e non vediamo e aiutiamo le persone bisognose della porta accanto… altro che cravatte, altro che “ montoni”… ma che razza di bestie immonde che siamo diventati…

  6. Gabriella Monaco | 3 Gennaio 2023 at 13:59 | Rispondi

    Scrittura cinematografica, mirabile regia dei ricordi. Ho visto tutto scorrermi davanti agli occhi e scene farsi largo tra le parole, mentre un sorriso compiaciuto mi si dipingeva addosso. Perché la bellezza fa sempre piacere e il piacere della lettura è stato davvero tutto mio. Un corto, più che un articolo. Chapeau!

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