
Saranno necessarie nuove indagini prima di mandare in archiviazione la vicenda del batterio killer della legionella nella case Ater, che ha portato alla morte di Luciana Pantaleo nell’ottobre del 2022. A stabilirlo è stato il gip del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, respingendo questa mattina la richiesta di archiviazione, presentata dal Sostituto Procuratore, Stefano Iafolla. Il giudice per le indagini preliminari ha così accolto la richiesta avanzata dall’avvocata Mariella Iommi, ordinando nuove indagini per chiarire le responsabilità per quel decesso, avvenuto nel policlinico Umberto I di Roma.
La tesi del Pubblico Ministero, invece, ritiene che non ci sia “nessuna responsabilità che possa essere addebitata agli indagati, che non potevano esercitare alcun controllo sulla temperatura”.
Una riserva sciolta dopo dieci mesi, chiedendo alla Procura di raccogliere la testimonianza di un’inquilina della stessa palazzina, che aveva contratto la legionella nello stesso arco temporale.
Il compito sarà quello di accertare, attraverso una nuova consulenza tecnica, se le procedure di sostituzione della caldaia siano state effettuate correttamente. In particolare, il gip chiede alla Procura se i tecnici avessero verificato il corretto funzionamento dell’impianto dopo l’installazione.
L’inchiesta, con l’accusa di omicidio colposo in concorso, vede coinvolti l’ex Presidente dell’Ater e il tecnico della ditta che ha sostituito la caldaia. I familiari della vittima avevano presentato denuncia alla Procura, al fine di stabilire imperizie durante l’installazione dell’impianto. La legionella, a detta dei familiari, sarebbe stata contratta all’interno dell’appartamento in via XXV aprile, nel periodo in cui anche un’altra inquilini aveva contatto il virus nella stessa palazzina, un mese dopo il cambio della caldaia.
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