
A oltre cinque anni dalla morte di Maurizio Corazzini, il caso torna al centro dell’attenzione giudiziaria. Quella che era stata archiviata come una tragica fatalità potrebbe trasformarsi in un presunto errore medico. Lo afferma il nuovo accertamento tecnico, disposto in sede civile, che ribalta le conclusioni raggiunte in ambito penale e riaccende le speranze dei familiari di ottenere giustizia.
Per la scomparsa del noto macellaio di del Borgo Pacentrano il procedimento penale si era chiuso nel 2023 con l’archiviazione per l’unico medico indagato, Marco Basile. Il gip del tribunale di Pescara aveva escluso negligenza o imperizia, respingendo l’ipotesi di omicidio colposo.
Oggi però emerge uno scenario diverso dall’accertamento tecnico preventivo disposto dal giudice civile del tribunale di Pescara, Emilia Salvatore. Il perito nominato dal tribunale, Matteo Tudini, nei giorni scorsi ha depositato una relazione che individua nella perforazione intestinale la causa della morte di Corazzini. Perforazione che avrebbe innescato una setticemia risultata fatale. Non una semplice complicanza post-operatoria, dunque, ma – secondo la nuova perizia – un errore medico.
Un elemento decisivo sarebbe stato un supporto multimediale finora rimasto secretato: un dvd contenente le fasi dell’intervento. Il disco è stato recuperato solo negli ultimi mesi dall’avvocato Alessandro Margiotta, del foro di Sulmona, dopo le insistenti richieste dei familiari, che non hanno mai smesso di chiedere ulteriori approfondimenti.
La vicenda risale al 18 novembre 2019, quando Corazzini si era recato all’ospedale di Popoli Terme per una colonscopia con rimozione di un polipo intestinale, un intervento considerato di routine e svolto in day hospital. Dimesso la mattina stessa, una volta rientrato a casa aveva però iniziato ad accusare forti dolori addominali e il gonfiore di una gamba. Tornato al pronto soccorso del nosocomio popolese, i sanitari avevano disposto il trasferimento a Pescara. Il giorno successivo era stato sottoposto a un nuovo intervento chirurgico, ma le sue condizioni si erano aggravate fino al decesso, avvenuto la mattina seguente.
Con il deposito della nuova consulenza tecnica si apre ora la strada alla causa civile: i familiari chiederanno il risarcimento dei danni e solleciteranno il tribunale a pronunciarsi sulla responsabilità della Asl di Pescara.
Non è escluso, inoltre, che i nuovi elementi emersi tra il 2025 e il 2026 possano spingere la Procura di Pescara a valutare la riapertura del filone penale, sebbene i tempi siano stretti. L’ipotesi di reato resta quella di omicidio colposo, destinata alla prescrizione nel 2027.
povero a chi ci capita
Siamo in Italia ! Occhio anche a commentare non si può dire più nulla ne ciriticare ne scioperare ne NULLA
Bisogna subire e credere che tutto va bene perché così dicono i social , poco importa se la realtà è terrificante !
E i nostri soldi invece che nella sanità che è massacrata vanno alle bombe e ai carri armati perché così è stato deciso in altri paesi !