
Arriva l’assoluzione per un uomo, cinquantunenne, il cui figlio (minorenne) aveva mostrato i genitali ad una coetanea, durante una videochiamata, e bombardandola di messaggi a sfondo sessuale. Il padre del giovane era finito sotto processo per corruzione di minore, ma questo pomeriggio, al termine del processo per rito abbreviato, il gup del Tribunale di Sulmona, Emanuele Lucchini, ha assolto l’uomo per non aver commesso il fatto.
Il cinquantunenne, residente in Valle Subequana per un breve periodo, ha così evitato una condanna che prevede da uno fino a cinque anni di reclusione.
Il figlio, all’epoca dei fatti tredicenne, aveva effettuato la videochiamata da scuola, sottraendo il telefono del padre per contattare una ragazza della stessa età. Al termine della video-conversazione, il ragazzino aveva messo in mostra i propri genitali, tentando un approccio intimo con la tredicenne, che inorridita aveva allertato i propri familiari. I genitori avevano segnalato il fatto, denunciandolo, ai carabinieri della Compagnia di Sulmona. Da lì erano scaturiti gli accertamenti da parte della Procura della Repubblica, che aveva disposto il sequestro del device.
Al padre del ragazzo, intestatario della scheda telefonica da cui era partita la videochiamata, la Procura della Repubblica di Sulmona aveva contestato il reato di corruzione di minore, al termine delle indagini preliminari. L’uomo era ritenuto responsabile e autore della chiamata fatta dal figlio. Solo in un secondo momento la Procura ha ritirato l’accusa, in quanto l’imputato non era in possesso del dispositivo elettronico al momento del fatto. Per questo motivo l’uomo è stato assolto per non aver commesso il fatto.
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