
Ancora un daspo urbano inflitto dal questore dell’Aquila. Questa volta destinatario del divieto di accesso è un 46enne di Sulmona, già noto alle forze dell’ordine, protagonista di diversi episodi, il primo dei quali risalente all’estate 2024 quando, sotto l’effetto di alcol e cocaina, l’uomo aveva sfrecciato con la sua vettura lungo corso Ovidio, via De Nino e sulla circonvallazione. Alla guida senza aver conseguito la patente, il 46enne aveva rischiato di investire diversi pedoni che si trovavano in piazza Garibaldi per lo street food. Lo stesso, sempre nel 2024, era finito agli arresti per aver creato scompiglio in un bar e minacciato gli agenti di polizia dicendo “Ora prendo la vostra pistola di ordinanza e vi sparo”. Infine, lo scorso 23 dicembre, si era avvicinato alla sua compagna, violando i divieti del tribunale e portando via con la forze le chiavi dell’autovettura. Episodi che confermano la pericolosità sociale del soggetto nei cui confronti il questore ha applicato il divieto di accesso a 50 tra bar e ristoranti situati principalmente in centro storico. Sempre in centro storico, lo scorso fine settimana si è verificato l’ultimo braccio di ferro tra baristi e residenti che hanno chiamato la polizia per la musica ad alto volume fino alle due di notte.
“Com’è possibile che un gruppo di giovanissimi, nella notte, possa sconvolgere la quiete di persone che dormono nelle loro case?” si domanda Giovina Caserio, residente in vico dei Sardi, vicolo del centro storico balzato agli onori della cronaca per la cosiddetta movida violenta che, fino allo scorso ottobre, ha visto giovanissimi coinvolti in aggressioni sfociate in vere e proprie risse. E dove la musica ad alto volume proveniente dal pub El Barilito continua a turbare la tranquillità dei residenti. “Tra la musica e il vociare dei ragazzi che sostano fuori dal locale anche fino alle 4 del mattino, dormire è diventato impossibile” spiega la Caserio che ha visto cadere nel vuoto le tante segnalazioni già inoltrate alla polizia locale.
Con il risultato che la movida continua ad animare il locale in vico dei Sardi. “Non è una protesta di un quartiere ma di un singolo” hanno replicato i gestori del locale davanti agli agenti della squadra volante che sabato notte, dopo aver constatato la situazione, hanno identificato una ventina di persone tra avventori del pub e presenti. Resta il fatto che l’ordinanza sindacale, adottata nel 2023 dall’ex sindaco Gianfranco Di Piero, prevede lo stop alla diffusione esterna della musica fino alla mezzanotte, orario che in vico dei Sardi pare non essere rispettato. A segnalarlo anche l’associazione Dialoghi in Corso il cui rappresentante Massimo Di Paolo nelle scorse settimane ha presentato al Comune un progetto per la stipula di un patto per la movida tra residenti del centro storico, baristi e imprenditori. Progetto esaminato ieri nella riunione di maggioranza di palazzo San Francesco quando il sindaco Luca Tirabassi ha sottoposto la proposta dell’associazione all’attenzione di consiglieri e assessori comunali. Una campagna di sensibilizzazione nelle scuole per promuovere i sani valori dell’aggregazione, interventi mirati contro il degrado urbano, l’installazione di cartellonistica nei vicoli più a rischio e corsi di formazione rivolti ai baristi per conseguire un’attestazione da affiggere sulla vetrina delle proprie attività, questi i punti cardine del progetto elaborato da Dialoghi in Corso intenzionata a dare il proprio contributo anche su altri temi prioritari per la comunità. “Abbiamo recepito la proposta dell’associazione” ha dichiarato l’assessore comunale Gianluca Giammarco confermando l’impegno del Comune nel coinvolgere sia gli agenti di polizia locale che gli esercenti del centro storico.
L’obiettivo è quello di porre fine a una situazione preoccupante non solo per la sicurezza ma anche per il degrado di una zona del centro storico messa a dura prova da gruppi di giovanissimi che di notte si ritrovano accalcati in un vicolo strettissimo dove, forse sotto gli effetti dell’alcol, qualcuno non esita a imbrattare muri e portoni delle abitazioni. “Le forze dell’ordine si limitano a far spegnere la musica e dopo una quarto d’ora torna tutto come prima” conclude Giovina Caserio. Parole che riaccendono i riflettori su una situazione che al di là delle rispettive posizioni, di chi non vuole rinunciare a divertirsi e dei residenti che reclamano il proprio diritto al riposo, impone di cercare una soluzione, attraverso l’unica strada percorribile, quella del compromesso. Con il contributo di tutti, residenti, associazioni, esercenti e istituzioni a partire dal prefetto atteso oggi a Sulmona dove visiterà la caserma dei carabinieri, saluterà il vescovo Michele Fusco e incontrerà il sindaco Luca Tirabassi. Una visita programmata e informale ma che serve per accendere il faro sugli ultimi fenomeni riguardanti l’ordine pubblico e la sicurezza, dalla coppia di ladri seriali che ha commesso decine di furti negli ultimi tre mesi tra cui la rapina impropria dello scorso lunedì in una pelletteria di corso Ovidio fino alla movida, fenomeno che non smette di destare preoccupazioni.
PREFETTO CI VUOLE MASSIMO RIGORE E RIMPATRI IMMEDIATI….FORZAAAAA
nell’ articolo si parla di un uomo di Sulmona, sentiamo un po’ dov’è che lo vorresti rimpatriare genio?
Sto tizio c’ha il disco rotto: scrive sempre la stessa cosa. Non vale nemmeno la pena interrogarlo perché tanto non risponde
dev’essere un bot
Sulmona non ha nessuna movida sembra un cimitero la notte.stiamo parlando del unico pub aperto.vorrei sapere come mai negli anni novanta con dieci locali aperti e almeno dieci volte la gente in giro di oggi queste cose non esistevano.si sta esagerando
Caro Ass queste cose non esistevano allora, perché i giovani e i giovanissimi di allora non erano nemmeno lontanamente paragonabili alle bestie di oggi. E uso il termine bestie che forse è riduttivo. Le teste calde e di ca… ci sono sempre state, ma al giorno d’oggi comportarsi da bulli e da teppisti per i giovani è quasi la regola. Il problema non sono solo i locali o gli esercenti, ma sono soprattutto loro. Bisognerebbe tornare a dargli educazione, cosa che tanti genitori oggi non fanno perché guai chi gli tocca i loro figli e che per lo stesso motivo nemmeno la scuola riesce più a fare.