Muntagninjazz: la musica si fa urbanista

“Piano piano”, così si dovrebbe procedere per Sulmona. Sempre. E non è solo riferito alle auto fuori dalle mura della città antica, ma soprattutto al passo senza fretta che si deve avere in una città da godere. Piazza dopo piazza, palco dopo palco. La dieci giorni di Muntagninjazz, conclusasi ieri con il gran finale di Piano Piano, ha risposto e superato le aspettative: la scelta di “tornare alle origini” come dice l’organizzatore Valter Colasante e di sviluppare tutto il programma in centro storico, si è rivelata vincente. “Perché il centro storico diventa un grande ed esteso palco con un valore aggregativo – continua Colasante – l’offerta è ampia, dal cinema, ai concerti, alla danza, al dopo festival, alla chiacchierata di commento. Questo è il senso di un festival”.

La musica, insomma, come un urbanista, che disegna e dà funzioni a luoghi che nel quotidiano non si riescono a cogliere e a godere, e che si esaltano, ora, agli occhi dei sulmonesi, ma anche dei tanti turisti “venuti da Roma, dalla costa, dalle montagne circostanti e anche dall’estero. Questa sedicesima edizione è stata proprio bella – continua Colasante – senza grandi nomi, ma nello spirito di ritrovarsi intorno ad un’idea di città, offrendo generi e musica diversi, avvicinando all’evento anche chi non è amante del jazz”.

E lo spirito della festa, dello stare insieme “educatamente” – aggiunge Colasante -, con le band in giro per la città a coinvolgere il pubblico, il violino improvvisato nella chiesa dell’Annunziata o al tavolo del bar, il pianoforte suonato su un tre ruote itinerante che si ferma ad omaggiare una sposa nella basilica di San Panfilo o solo a dare fiato al buon Cesare e il suo inglese improvvisato.

Al ristorante ci si siede solo su prenotazione: “Molti locali hanno fatto anche tre-quattro turni – dice Colasante – con le cucine aperte fino a notte inoltrata. Anche dal punto di vista economico l’evento ha ripagato”.

Un investimento per la città, insomma, al di là dell’ora in più o in meno di Ztl, dell’ora in più o in meno di apertura dei negozi, delle solite sterili polemiche.

“E’ un festival artigianale, dove ognuno di noi ci mette impegno e mezzi – aggiunge l’organizzatore – dove si fanno salti mortali per rientrare nel budget, ma dove la sera, quando si smonta, nonostante la stanchezza, si è felici”.

Felici ed emozionati, come Lucrezia, che ieri a dodici anni ha esordito al festival come pianista: “Ho sempre avuto timore di suonare in pubblico – racconta – ma quest’anno il mio maestro mi ha obbligata”. Lucrezia si è vestita in nero e ha vestito anche la mamma con la stessa mise. In mano ha uno spartito di Chopin. Perché la musica è cultura. Anche.

15 Commenti su "Muntagninjazz: la musica si fa urbanista"

  1. Pennellata di stile, ma anche una riflessione che va al di là dello scontato. Ottimo articolo

  2. L’applauso lo merita Valter e il suo staff, lavoro, impegno, umilta’, da lustri delizia le nostre estate nei centri della nostra vallata, a Sulmona dedica il meglio, giusto così, a sostituirsi All’incapacita di chi amministra, sono state serate magnifiche, lui dice SENZA grandi nomi ma sono certo che chi si è esibito diventerà grande e noi lo abbiamo visto ed ascoltato, grazie Valter e grazie alle persone umili e di volontà che dimostrano che le cose si possono fare, a patto che si lavori, ma è questa la difficoltà . Ad malora Mountain in jazz.

    • ovviamente il plauso a Valter è sottinteso, a lui e alle persone che danno vita a questo festival. Però l’articolo mi è piaciuto, perchè aggiunge un ragionamento sull’urbanistica che coglie il senso della cultura

  3. * naturalmente intendevo scrivere Ad majora ma il suggeritore mi ha tradito 😁

  4. Bellissimi giorni, è la città che vogliamo! Bravi!

  5. Verissimo, è questa la Sulmona che vogliamo viva, allegra da godere, più bella che mai.
    Un gruppo di turisti francesi con i quali ho avuto modo di intrattenermi a parlare mi hanno fatto sentire orgoglioso di essere nato in questa città. Mi hanno confessato di aver trovato Sulmona di una bellezza straordinaria, la più bella tra quelle viste in Abruzzo e tra le più belle ed interessanti tra quelle visitate nel loro tour italiano. E pensare che i francesi non sono mai molto magnanimi con noi.. avanti così..

  6. Sandro De Panfilis | 21 Agosto 2022 at 11:19 | Rispondi

    Tutto eccellente.
    Dalla manifestazione che ci ha riconciliato con una città, per troppo tempo bistrattata da amministratori distratti e svogliati,
    All’autore dell’articolo (chi è?) Veramente bravo…..

    • Evidentemente gli ultimi anni in cui si è svolta non eri presente o non ricordi la gente che era in giro perché Sulmona ha sempre risposto bene a questo evento

  7. Complimenti a tutti gli organizzatori,spero che i nostri governanti abbiano imparato da queste serate cosa può essere Sulmona,non solo ad agosto,ma tutto l’anno.viva m.j..

  8. Non voglio dilungarmi sulla bontà degli spettacoli perché la realtà lo fa dimostrato ma voglio mettere in evidenza la grande capacità organizzativa ed il grandissimo impegno profuso dall’immenso WALTER Colasante che è riuscito a realizzare una sua idea e dare un volto stabile e locale all’estate di tutto il compreso ed oltre.Walter continua così, rimarrai nella storia.

  9. Errata corrige :lo ha dimostrato / intero comprensorio

  10. Il parcheggio di Santa Chiara chiuso alle 24.00 è una CAGATA GALATTICA. tutto bene ma se continuiamo a peccare sulle basi di una città civile, tipo i percheggi o i rami caduti per il vento sui marciapiedi le fugure di merda saranno internazionali come le annesse belle manifestazioni

  11. Questa città merita di volare sempre più in alto. Sarebbe auspicabile mettere a progetto un festival di musica, arte, cultura e spettacolo che si ispiri al famoso festival dei due mondi di Spoleto, festival che, secondo le intenzioni del patron Giancarlo Menotti, si sarebbe dovuto svolgere, a suo tempo, proprio a Sulmona. L’allora giunta comunale, si racconta, non volle o non seppe cogliere l’opportunità. C’e da dire che le amministrazioni comunali di questa città non hanno decisamente il dono della lungimiranza.

  12. ..la specialità di Sulmona;farsi sfilare di mano le opportunità. Su questo non la frega nessuno.

  13. Convengo con Elvira non fosse altro perché è quando dico da almeno due decenni! Ma allora bisognerebbe essere in grado di creare una rete di relazioni e dare un taglio di più ampio re spiro…

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