
Nei circhi russi gli skomorokhs, fino al XIX secolo, addestravano gli orsi allevati in cattività (acciecati e spesso senza artigli) a percorrere su delle biciclette dei percorsi, nonostante la stabilità incerta sulle due ruote. Ecco, su un equilibrio ancor più precario viaggia il destino dell’orso bruno marsicano: cinquanta esemplari stimati nei soli confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e una nuova (ma consueta allo stesso tempo) minaccia da affrontare per la sopravvivenza della specie. Si tratta della mutazione genetica, a carico di un enzima che trasforma i nutrienti in energia, rintracciata da un gruppo di ricerca delle Università di Ferrara e Politecnica delle Marche.
Il campo è quello della biologia molecolare e cellulare, e lo studio portato avanti ha avuto il merito di essere pubblicato sulla rivista PNAS. La mutazione, già anni fa, era stata identificata all’interno del genoma, con particolari conseguenze per la funzionalità del mitocondrio, come ha spiegato Silvia Fuselli, professoressa dell’Università di Ferrara, alla rivista National Geographic. Oggi, però, l’accademia è voluta andare a fondo, portato lo studio sperimentale tra le mura del laboratorio, con l’innovativo approccio del bottom up.
Una mutazione che investe l’intero parco di orsi bruni marsicani, la cui motivazione risiederebbe nella bassa variabilità genetica che non ha fatto altro che accumulare mutazioni negli anni. Vuoi per l’isolamento, all’interno dei confini del parco e nell’area attigua, vuoi per i frequenti accoppiamenti tra consanguinei.
I test parlano chiaro: la mutazione porta al malfunzionamento della respirazione cellulare, con l’attività ridotta fino al 30% e l’eccessiva produzione di radicali liberi che, nei casi più sari, porta all’invecchiamento precoce. Colpa di un enzima difettosa, come sostiene Emiliano Trucchi, professore dell’Università Politecnica delle Marche.
Il bicchiere, però, può essere visto mezzo pieno, perché nonostante tutto gli orsi dell’Appennino abruzzese sopravvivono. Di effetti patologici, al momento, non se ne vedono. E proprio su ciò si gioca la partita dei ricercatori, ossia come sia possibile che la mutazione venga tollerata e quali meccanismi sono in atto negli orsi bruni marsicani per permettere la compatibilità con la vita. La risposta potrebbe regalare, in futuro, di “correggere” i cuccioli di orso marsicano, eliminandone la mutazione, facendoli smettere di esserne portatori. Un passo avanti importante per la loro salute, e per la sopravvivenza a lungo termine di questa sottospecie unica al mondo.
La natura mette sempre una pezza, più che la mutazione genetica in atto il vero pericolo e stato ed è l’ uomo.Le statistiche impietose parlano chiaro su tutti gli orsi ritrovati senza vita.La vera sfida nella salvaguardia di questa specie unica sarà tutta umana e delle relative scelte future.La perdita di biodiversità e’ un elemento drammaticamente attuale inscindibile dalla vita umana, speriamo in un miglioramento e in una presa di coscienza collettiva.
bisognerebbe trovare un maschio di una specie particolarmente mansueta e inserirlo nell’areale. oppure lasciare un paio di femmine in trentino e quando i cuccioli (femmine) sono abbastanza grandi trasportarli in abruzzo sperando che con degli incroci poi in loco il gene diventi remissivo. altrimenti cura genica e rendere il gene inerte
Signor Flavio, ci mancherebbe solo questo… in Trentino occidentale abbiamo già 300 orsi di ceppo slavo, un poco meno giocherelloni dei marsicani. Sono a disposizione di chi ne volesse qualche dozzina per fare esperimenti genetici, purché altrove visto che qui siamo ormai reclusi in casa.
vanno salvaguardati con ogni mezzo.