
Una storia di ‘ndrangheta, quella della prima espansione al Nord dove Antonio è costretto a seguire le orme del padre fino a quando uccidere per lui diventa insostenibile. Si intitola Ammazzare stanca il nuovo film di Daniele Vicari che domenica 21 dicembre, alle ore 18, verrà proiettato al cinema Pacifico di Sulmona per un evento che promette di regalare l’emozione di “vivere il cinema da vicino”. Presenti alla proiezione il regista Daniele Vicari e tre dei protagonisti del cast, Gabriel Montesi, Selene Garamazza e il giovane attore sulmonese Andrea Fuorto che al pubblico racconterà di sé e del suo personaggio.
“Io interpreto Enzo, il fratello più piccolo di Antonio, il figlio non predestinato a prendere il comando e per questo considerato dal padre solo come un braccio armato in più al servizio della ‘ndrangheta” spiega Fuorto raccontando un film che per lui è stato come una sfida. Prima di tutto con se stesso perché, continua, “per interpretare una parte devi scavare dentro l’anima del personaggio. Non è stato facile passare dalla spensieratezza al rancore interpretando un personaggio molto complesso che alla fine pagherà le conseguenze delle proprie scelte”.

Liberamente tratto dalla storia vera di Antonio Zagari, figlio di un boss calabrese trapiantato in provincia di Varese, che a poco più di vent’anni, finisce in galera e decide di pentirsi, il film racconta di un conflitto generazionale tra padre e figlio che, a metà degli anni ’70, mentre i suoi coetanei si ribellano nelle fabbriche, nelle università, nelle piazze, lotta per ottenere una vendetta peggiore della morte. Antonio e Enzo, due fratelli legati dal rancore verso un padre e una vita che non sentono propria, come un paio di pantaloni troppo larghi. “Durante le prove ho provato a indossare i pantaloni di Enzo, mi stavano larghi e lì ho capito come doveva sentirsi quel ragazzo costretto a stare dentro una vita che non gli apparteneva”. Una prova impegnativa per gli attori che hanno dovuto imparare anche il dialetto varesotto, quello parlato da Antonio e da suo fratello ma tanto odiato dal padre. “Per un appartenente alla ‘ndrangheta è inconcepibile ascoltare i suoi figli parlare una lingua diversa – spiega Fuorto – un dialetto che invece si è rivelato strumento utile per infiltrarsi nelle regioni del Nord”. Una storia di ribellione, libertà e ricerca della identità così Andrea Fuorto descrive Ammazzare Stanca, un film che ha messo il 27enne attore sulmonese davanti a un’altra importante prova. Dopo aver interpretato un naziskin in La Prima Regola di Massimiliano D’Epiro, il fratello maggiore de L’Arminuta di Giuseppe Bonito e il protagonista di Patagonia di Simone Bozzelli, Andrea Fuorto torna sullo schermo con la maturità e l’esperienza di chi il cinema lo ha sempre preso sul serio. “Sognavo di recitare si da piccolo – racconta Fuorto – poi all’età di 14 anni ho capito che per fare l’attore dovevo studiare e così dopo aver frequentato un corso di recitazione a Pescara sono entrato all’accademia Gian Maria Volontè a Roma”. Una scuola che gli ha aperto le porte del grande cinema, quello che domenica 21 dicembre lo riporterà nella sua città, a Sulmona dove Andrea Fuorto incontrerà il pubblico del Pacifico per un dialogo aperto, fatto di domande, racconti e sguardi dietro le quinte. “Spero che vengano in tanti perché – conclude Fuorto – c’è un grande bisogno di tornare al cinema e vivere le emozioni che solo il grande schermo può regalare”.
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