Nel limbo del Green Pass: guarita e vaccinata, ma senza certificato verde

La storia di Alessia Moriconi arriva direttamente dalla Mole Antonelliana. Ventitreenne sulmonese, fuorisede a Torino e, come tanti ragazzi lontani da casa, ha dovuto affrontare la pandemia e allo stesso tempo gestire i ritmi dello studio. Come spesso accade i problemi più grandi nascono da piccole cose, in questo caso dai 12 centimetri di tampone alla quale si sottopose la giovane lo scorso settembre, quando accusò i primi sintomi tipici del Coronavirus.

Vuoi la lentezza della Asl piemontese, vuoi i lunghi tempi d’attesa per un referto dovuti al boom di casi legati alla seconda ondata di fine 2020, Alessia ricevette il risultato del suo tampone che recitava “intermedio” come risultato, ovvero con una carica virale bassa ma che spinse la Asl a ripetere il test dopo 15 giorni con un tampone da esito negativo con scritto nel referto “guarigione da Covid-19”. Le ripercussioni di questi due test sono arrivate ora, quasi 12 mesi dopo, ed hanno lasciato la giovane sulmonese in un limbo, incastrata tra burocrazia e sistemi informatici incapaci di liberarla, anzi tenendola in ostaggio e negandole il Green Pass e, per naturale conseguenza, l’accesso a quei locali in cui è richiesta l’esibizione della certificazione verde.

“Essendo guarita dal Covid – ci racconta Alessia – mi hanno fatto una sola dose di vaccino, lo scorso 28 giugno a Torino dove abito, e mi è stato anche rilasciato il Green Pass. In realtà mi fu chiesto se fossi stata disponibile anche a fare la seconda, e diedi il mio consenso. Il 3 agosto, al centro vaccinale torinese, mi negarono il richiamo poiché cambiò la normativa e mi spiegarono che i guariti da Covid non avrebbero potuto fare il richiamo vaccinale. Proprio lì mi dissero che il tampone fatto a settembre e la prima dose di vaccino sarebbero bastati per permettere al sistema informatico di chiudere il mio ciclo di vaccinazione, e quindi darmi un Green Pass valido per 9 mesi. Tutto andava bene. Il mio Green Pass funzionava, sia in Italia e sia all’estero dove sono stata. Il problema è sorto qualche giorno fa, quando per entrare in palestra l’app per la lettura del QR Code ha rilevato che il mio certificato verde è scaduto”.

Una doccia fredda per chi vuol continuare a vivere un’estate tranquilla, e godere di quei privilegi (se così possono essere considerati) per aver aderito alla campagna vaccinale ed essersi messa in sicurezza contro il Covid. “La Asl del Piemonte mi ha detto che il sistema informatico ha messo in stand-by il mio caso. In parole povere non riesce a chiudere il mio ciclo vaccinale perché il sistema non riconosce il tampone dal risultato ‘intermedio’. Ne servirebbe uno dell’epoca positivo, ma non c’è. Inoltre – prosegue Alessia – sono andata in vacanza e ho dovuto evitare tutti i luoghi al chiuso. Essendo tornata in Abruzzo ho chiesto che i miei dati venissero passati sul portale abruzzese, dove non risulto registrata. Ma anche questo è risultato impossibile”.

L’ultimo tentativo, sotto consiglio della Asl di Torino, è stato quello di recarsi presso l’hub vaccinale di Sulmona per sottoporsi alla seconda dose di vaccino, seppur non prevista. Anche qui niente da fare, poiché nessuno si è preso la responsabilità di andare contro le norme e procedere all’inoculazione su un soggetto formalmente guarito dal Covid e già vaccinato una prima volta. “Il medico con me è stato molto chiaro – prosegue Alessia – mi ha detto che nessuno si sarebbe preso la briga di vaccinarmi nuovamente, specie dopo aver fatto tutti gli step in Piemonte”.

Quello della ragazza sulmonese, purtroppo, non è il primo caso di un Green Pass incatenato dalle norme burocratiche. Tantissimi guariti dal Covid in Italia, con una sola dose, stanno lamentando problemi burocratici legati al rilascio del certificato verde. È di qualche giorno fa, invece, la notizia di una seconda dose negata, insieme quindi al Green Pass, a un imprenditore ligure al quale è stata diagnosticata la sindrome di Guillen Barre a cavallo tra il primo vaccino e il richiamo mai effettuato.

Dalla Asl di Sulmona, intanto, ci fanno sapere che qualcosa si potrebbe muovere la prossima settimana, e rilasciare ad Alessia il tanto agognato Green Pass che le permetterebbe di tornare alla vita di sempre da studentessa e di tornarci in treno, magari, visto che dalla prossima settimana sarà obbligatorio sui mezzi pubblici a lunga percorrenza. Molto probabilmente la ragazza potrà avere il via libera per la seconda dose di vaccino, che la libererebbe dagli ingarbugliati fili della burocrazia, l’unica a non essere stata scalfita dal Covid.

Valerio Di Fonso

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