Non ci vediamo al bar

Ha prodotto effetti in chiaro scuro sul settore dei bar e della ristorazione il nuovo Dpcm emanato dal governo per contenere l’avanzata del Covid. Nel settore della ristorazione viene introdotto il limite dei 30 invitati alle cerimonie, mentre l’orario di chiusura delle attità viene portato alle ore 24. “Cambia poco o nulla il nuovo Dpcm – spiega Isabella Cianferra del ristorante Clemente – perché per noi l’orario di chiusura è già pressappoco quello. Quello che invece ci penalizza molto e la riduzione di posti dovuta al distanziamento e con l’arrivo dell’inverno l’impossibilità di sfruttare i posti all’esterno”. Il limitato impatto sulla ristorazione è confermato anche da Gianluca Cianfaglione de La Cantina di Biffi che spiega: “Per noi a quell’ora la cucina è già chiusa e questo nuovo decreto non ci cambia molto in verità”. Diverso è il caso di chi offre anche servizio catering che viene penalizzato pesantemente dalla norma che prevede un massimo di 30 invitati a cerimonia.

Molto più critica la situazione dei bar dove oltre alla chiusura alle ore 24 c’è l’impossibilità di somministrare bevande oltre le ore 21 per chi non è seduto ai tavoli. E già ieri sera, la prima serata senza sigaretta fuori, senza più “ci vediamo al bar”, ha mostrato il rumore del silenzio. Spiega Alessandro Candido di Bar Medievale: “In queste settimane siamo stati forze dell’ordine, buttafuori, sanitari, oltre che baristi. Solo il 4% dei contagi proviene da bar e ristorazione e nuovamente quale categoria viene colpita da questo Dpcm? Di nuovo noi. Al momento c’è incertezza riguardo le nuove norme soprattutto quella che vieta di servire alcolici a chi non è seduto ai tavoli. Ad ogni modo quello che pare è che il governo non ci voglia far chiudere, ma non ci mette neanche nella condizione di lavorare serenamente”.

Emblematico è anche il post su Facebook di Silvio Pizzica gestore del locale Garbage di Pratola Peligna che ha postato una foto di un autobus stracolmo a Roma corredato dalle sue amare considerazioni: “Da mezzanotte alle tre, in un posto come Pratola, in un freddo lunedì di ottobre, non se ne vede tanta di gente. La piazza è l’opposto di ciò che si definisce assembramento. Pochi bar sono aperti e si lavora poco; ma è un poco che ti permette di tirare avanti. 30/40/50 euro? Non si sa. Sono le ore più dure per chi si sacrifica con un bar ed è a lavoro già da dieci ore e sa che chiuderà la giornata con 16 ore di lavoro non retribuite (del resto sei il proprietario). Ma quel poco ti permette di pagare le tasse, gli affitti, i dipendenti. È un poco che serve come l’aria. E si sa come vanno le cose; se a qualcuno che già tartassi togli anche l’aria… Certe scelte dovrebbero essere sempre fatte valutando tutte le conseguenze, soppesando i vantaggi e gli svantaggi. Considerando tutte le situazioni possibili perché un sabato sera a Roma centro non è come un martedì a Prezza. Sparare nella folla di gente onesta per colpire un criminale non è mai una buona idea”.

Pare proprio che sarà un inverno freddo e difficile, ma per qualcuno molto probabilmente lo sarà di più degli altri.

Savino Monterisi

5 Commenti su "Non ci vediamo al bar"

  1. Nessuno escluso | 14 Ottobre 2020 at 7:28 am | Rispondi

    Ma perché gli esercenti di attività commerciali si lamentano sempre? Si crede che solo loro abbiano problemi di lavoro? Si crede che il proprio ritorno economico debba prevalere sempre e comunque sulla salute degli altri cittadini? Si pensa che nessun altro, oltre loro, abbia problemi a causa del grave momento che ognuno di noi sta vivendo? È necessario comprendere i disagi che i commercianti vivono e dimostrare loro solidarietà, per quanto possibile.È vero anche il contrario, pero’. Non bisogna dimenticare gli “invisibili”, che tali resteranno se ci si occuperà sempre e solo dei commercianti. Re-sistiamo, insieme. Nessuno escluso.

    • Se ci si occupa solo dei commercianti? Ma stai scherzando fenomeno? I commercianti non sono tutelati in nulla: noi non abbiamo infortunio,malattia, ferie pagate,smart working, incentivi per babysitter….siamo abbandonati a noi stessi: si deve chiudere per preservare la salute e intanto voi comodamente prendere il vostro stipendiuccio seduti sul divano…dei commercianti ci si occupa solo sulle stampe e non in concreto…io non ho mai giudicato il pubblico rispetto al privato perché per me un lavoratore è un lavoratore e non capisco perché persone(ignobili) come lei si ostinino a darci addosso senza motivo….io non rimango a letto perché mi fa male l’indice ,non mando il certificato e resto a casa un mese,non vado in ferie continuando ad essere pagato….io lavoro da due anni con un ernia del disco e soffro in silenzio….carissimo essere vivente prima di dare fiato alla bocca rifletti su quello che dici…sei semplicemente vergognoso ed imbarazzante….

      • Parlare e offendere senza conoscere l’interlocutore qualifica le persone per quel che sono. Leggere senza capire bene ciò che si legge può essere risolto con una maggiore attenzione. Si è già vittima di se stessi, inutile infierire…

      • Cupolino, parli come se qualcuno ti avesse costretto a fare il commerciante e a rinunciare alla splendida vita del dipendente. Io te la rigiro. Se non ci fossero i dipendenti a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo, il 50% dei commercianti (ivi inclusi ristoranti e bar) non esisterebbe, perché sono talmente asini che senza il nero non avrebbero la redditività minima.
        Aggiungo che in alcune fasi storiche (anni ’80 e primi ’90), dipendenti con lauree, trattati come servi dalla pubblica amministrazione e dagli utenti, avevano stipendi di un decimo rispetto a commercianti analfabeti. Eppure quando si bloccarono i loro stipendi e le loro carriere per anni non mi pare di ricordare la solidarietà di altre categorie (anzi, ricordo un’ulteriore impennata dell’evasione fiscale).
        Ciò detto, indubbiamente i commercianti stanno passando un periodo nero, a Sulmona poi non ne parliamo. Ma ci sono chiusure ovunque, anche in Paesi che tuttora minimizzano sull’impatto del Covid. Bisogna tenere duro e approfittarne per riprogrammare e ripensare il futuro. E di certo non è il momento di farsi la guerra tra categorie occupazionali.

  2. Ma in Italia esiste ancora libertà di espressione? Ma poi chi c’è a Sulmona nei bar in questi periodi ? A memoria ricordo che negli ultimi anni quando passavo in piazza Gaeta era chiusa ! C’è una pandemia fatevene una ragione !

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