Ogni cosa è al suo posto

A che giorno eravamo della quarantena? Nove dieci undici? Non lo ricordavo più. Ogni giorno sembrava essere uguale all’altro e questo creava un tempo magmatico nel quale la mente annaspava cercando i ricordi. A Bagnaturo dall’entrata in vigore dell’ordinanza dei sindaci era sorto un grosso problema: non si potevano più seminare le patate. La luna mancante era un chiaro segno che si dovesse procedere, ma pareva che ormai ogni attività in campagna fosse divenuta vietata. Già pregustavo un’estate afosa accompagnata dal sapore insipido dei pomodori del supermercato, ma non tutto il male viene per nuocere. In fin dei conti, le ordinanze non erano ancora riuscite a fermare la bellezza. La natura era insorta più potente che mai, a Milano erano tornate le lepri a popolare i parchi chiusi al pubblico, dai balconi si udivano centinaia i passeri cantare allegri. Gli asparagi dietro il cimitero crescevano bene anche senza nessuno pronto raccoglierli e i nostri monti, quel tardo pomeriggio, solleticati dalle nuvole, brillavano di luce riflessa.

(il videoracconto nella sezione “de visu”)

Savino Monterisi

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