Per i lighting designer un anno perso: “Ci vediamo al prossimo se riusciamo a sopravvivere”

E’ stato detto e ripetuto più volte, il mondo dello spettacolo è il settore più colpito dall’emergenza Covid ed è di quelli che, varie formule a parte, se tutto va bene, potrà ripartire a marzo 2021. “Un anno completamente perso” spiega Roberto Andreotti, lighting designer di Sulmona, impegnato con diversi tour in tutta Italia.

Sono tante le problematiche che attanagliano questo settore fatto anche dei cosiddetti “invisibili” del mondo dello spettacolo “perché il 90 per cento è iscritto a cooperative. Si tratta di lavoratori intermittenti che non hanno avuto accesso a nessun bonus nei primi due decreti, mentre nell’ultimo probabilmente si” prosegue Roberto.

La ripartenza non è semplice per le figure professionali impegnate nei concerti. Per il futuro dei grandi eventi, infatti, si ipotizzano “tredici regole tra cui un massimo di 200 persone al chiuso e mille all’aperto. Numeri che non permettono di rientrare con i costi – spiega ancora -, quando devi far pagare il biglietto?”. La situazione è che “siamo tutti fermi, un paio di miei colleghi hanno lavorato nell’istallare i tricolori in giro per l’Italia, ma per il resto niente”.

Un fermo il cui danno economico “è inquantificabile, marzo e aprile ho perso 40 eventi su 60 giorni, il problema è che da qui a marzo 2021 perderò circa 200 giornate di lavoro che era la mia media nell’ultimo periodo. Da aggiungere anche la riduzione della progettazione, quindi non sto portando avanti neanche il lavoro a casa. In pratica è un anno da mettere via, non esiste, ci rivediamo l’anno prossimo se riusciamo a sopravvivere. Questo per la figura del tecnico, figuriamoci le società. Parecchie hanno chiuso perché i costi nello stare fermi sono alti. Il prossimo anno, quando si riprenderà, ci saranno la metà dei tecnici e la metà dei service”.

Insomma, anche le formule alternative di grandi eventi, che stanno sperimentando in grandi città, non sono praticabili per tutti i contesti. A Sulmona, ad esempio, diventerebbe troppo costoso fare concerti alla luce delle disposizioni per prevenire il contagio da Covid. “Finchè non finirà questa cosa, finché non si troverà un vaccino non si può fare molto. Poi si dovrà combattere con la fobia dell persone, la gente avrà paura di andare in concerto dopo mesi che è stata chiusa dentro casa, in più bisognerà capire quante persone avranno disponibilità economica per frequentare concerti”.

Quello che resta, almeno per il momento, è la formazione, nella speranza di riuscire a sopravvivere.

Simona Pace

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