Perizia sulla dodicenne vittima di abusi: “Teste attendibile, può deporre al processo”

La ragazzina è attendibile, la sua testimonianza da mettere in agenda nel processo che, molto probabilmente, si aprirà nei confronti dei suoi presunti aguzzini: il quattordicenne, il diciassettenne e il diciottenne, che per oltre sei mesi hanno abusato di lei ricattandola con video pedopornografici.

Parla di “capacità di monitoraggio del ricordo” e di usare i “non ricordo” solo “quando appropriato, senza ricorrere a risposte confabulatorie” la psicoterapeuta, Loredana Petrone, incaricata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dei Minori dell’Aquila di eseguire una perizia sulla dodicenne di Sulmona vittima di violenze sessuali lo scorso anno.

Secondo la specialista, che venerdì scorso ha depositato la sua perizia, la ragazzina presenta “capacità mnestiche adeguate e non evidenzia elevata suggestionabilità interrogativa, risultando in grado di mantenere una posizione comunicativa autonoma”.

Sa quel che dice, insomma, e “mostra una regolazione emotiva compatibile con il contesto, senza segnali di ansia disorganizzante o interferenze”.

Una teste centrata, insomma, in grado di presentarsi alla sbarra e di raccontare la sua versione dei fatti: quell’orrore che per oltre sei mesi è stata costretta a vivere nel sottoscala del parcheggio di Santa Chiara e che un giorno di agosto, dopo che uno dei video girati dai tre era finito su una chat, aveva trovato la forza di denunciare chiedendo aiuto al numero di emergenza 114.

Un tassello importante per gli inquirenti, che nel fascicolo a carico dei tre, accusati di violenza sessuale aggravata e di gruppo, molestie, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, hanno già importanti prove documentali, a partire dagli otto filmati, con contenuti sessualmente espliciti, e dei messaggi, sequestrati dai loro device.

Dei tre indagati, al momento, solo il diciottenne resta dietro le sbarre, avendo ottenuto i due minori il trasferimento in comunità dopo le ripetute aggressioni, minacce e perfino torture subite negli istituti di pena di Casal del Marmo e L’Aquila.

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