
Un trend preoccupante con pesanti conseguenze sulla ricarica degli acquiferi nel medio e lungo periodo. E’ quello delle precipitazioni nevose in Appennino analizzato dal Forum H2O sulla base dei dati diffusi dalla fondazione Cima, da anni impegnata nel monitoraggio in tempo reale della copertura nevosa nel nostro Paese. I dati raccolti tra dicembre e febbraio indicano finora un -47% di acqua da fusione di neve per il bacino Aterno-Pescara, un dato in linea con quelli simili degli inverni immediatamente precedenti, motivo per il quale, spiegano gli ambientalisti, è sempre più urgente assicurare una gestione efficiente ed efficace della risorsa.
“Gran parte dell’approvvigionamento idro-potabile deriva da sorgenti e pozzi in cui la disponibilità di acqua dipende proprio dalle precipitazioni nevose” spiega Augusto De Sanctis del Forum H2O “e invece si sta andando nella direzione opposta, ad esempio con progetti come quelli dell’irrigazione nel Fucino, di mega-collegamenti scioviari o di innevamento artificiale, che alterano ulteriormente ambienti di alta quota e/o il ciclo delle acque già pesantemente impattati dalle attività”.
I ricercatori della Fondazione calcolano l’equivalente idrico nivale, una misura che rappresenta la quantità di acqua derivabile dalla neve qualora venisse completamente fusa, un indice fondamentale perché gran parte delle sorgenti appenniniche sono alimentate da acqua di fusione della neve che si infiltra nel suolo e percorre percorsi più o meno lunghi e della durata anche di diversi anni tra le rocce delle montagne carbonatiche della regione.
Nei grafici diffusi dalla Fondazione è si nota come alle quote più alte dell’Appennino, oltre i 2.500 metri, vi sia stato un surplus di neve e invece nelle quote più basse, con territori molto più estesi, si è registrato un pesante deficit rispetto alle medie del passato. “Non sono dati contraddittori – continuano gli ambientalisi – le precipitazioni ci sono state ma la quota neve è sempre più alta. Le vette più alte sono però anche di limitata estensione rispetto alle zone a quote meno elevate. Vedremo come si concluderà l’inverno ma quelli che vediamo sono trend di medio periodo ormai consolidati. Bisogna prendere atto che dobbiamo da un lato abbandonare le fossili e dall’altro adattarci noi alle nuove condizioni ambientali e non viceversa, cioè pensare di sfruttare l’ambiente come se non ci fosse un domani”. Sbagliato dunque autorizzare “nuovi progetti fossili come la centrale Snam di Sulmona e lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Bomba, interventi che comporteranno l’immissione di milioni di tonnellate di gas clima-alteranti in atmosfera” come inaccettabili sono alcune “proposte surreali come quelle di prevedere l’uso di cannoni per la neve artificiale pure per lo sci da fondo, quando qui dobbiamo addirittura preoccuparci per l’acqua potabile”.
Discutere sui dati oggettivi e sui limiti che la natura ci impone, questa la priorità per gli ambientalisti che a tutti noi ricordano la regola la regola più importante: “adattarsi alla Natura, non viceversa”.
Ed è qui che l’ERSI inzupperà a breve il pane nel bicchiere d’acqua.
Via con progetti migliorativi delle rete colabrodo che prosciugheranno i fondi, ma che inonderanno di euro i nuovi ambiti idrici che pisceranno “water-dollars” da ogni falla per essere chiusi… le chiameremo “LE TUBAZIONI DI PENELOPE”. le nuove .
E poi ci vengono a raccontare che non interessano le posizioni politiche ma puntano all’abbassamento della tariffa per il cittadino, ma sembra che queste prese di posizioni sovrastino tutto il resto, e porto come esempio le due ultime presidenze e la dirigenza nell’ENTE,
ERSI, senza dimenticare chi è attualmente EX ma in carica, anzi in duplice carica, che è ancor più presente in terra, in cielo, in ACQUA e in ogni luogo politico.