
“Attendiamo che il Sindaco adotti rapidamente i necessari provvedimenti di sua competenza. Diversamente ci vedremo costretti ad interessare del caso le autorità preposte”. Non usano giri di parole gli esponenti del Coordinamento per il clima fuori dal fossile che tornano a denunciare “il fallimento della strada e del ponte di via Gorizia ridotti a tonnellate di ferraglie arrugginite, cumuli di sabbia, sacchi di cemento e pile di mattoni, una strada mai finita e anche una ruspa abbandonata in aperta campagna”.
Presentati come fiore all’occhiello dell’allora giunta guidata da Fabio Federico, strada e ponte non hanno mai visto la luce, colpa della “incapacità della classe politica che ha governato Sulmona negli ultimi 14 anni”. Amministrazioni che, ricordano gli ambientalisti, “hanno provato a rimettere insieme i cocci di quel sogno infranto, costato alle casse del Comune 600 mila euro”. Una situazione di cui, continuano, a nove mesi dal suo insediamento, il sindaco Luca Tirabassi deve farsi carico. “Abbiamo scritto al sindaco chiedendogli di provvedere subito alla bonifica dell’area e al ripristino dello stato dei luoghi. La permanenza sul terreno di materiali e mezzi di quello che fu il cantiere del ponte fantasma di via Gorizia si configura come una aperta violazione delle norme che tutelano l’integrità ambientale del territorio”. Ad aggravare la situazione la circostanza che il suolo è di proprietà comunale.

Una storia quella della strada e del ponte di via Gorizia iniziata nel 2012, quando vennero avviati i lavori per la costruzione di una nuova strada che da via Stazione Introdacqua doveva arrivare in via Gorizia e da lì sboccare in via Freda. Il progetto però incontrò l’opposizione del proprietario di Villa Orsini, la cui area è sottoposta a vincolo, e dei residenti nella zona che lanciarono una petizione popolare con il cantiere poi bloccato dalla Procura della Repubblica. Ripreso dall’amministrazione Ranalli e poi dal commissario prefettizio per non perdere il milione di euro stanziato dalla Regione, il progetto però si arenò di nuovo. Ripartiti i lavori con la giunta Casini, la strada e il ponte vennero sostituiti dagli interventi di sistemazione del tratto già iniziato e dalla realizzazione di un belvedere e di una pista ciclabile. Lavori anch’essi nuovamente sospesi fino a quando, nel giugno 2024, sotto la sindacatura Di Piero, il contratto con la ditta appaltatrice fu rescisso.
“Sulla vicenda è sceso il sipario e 600 mila euro risultano buttati al vento – concludono dal Coordinamento per il clima fuori dal fossile – Nessuno, come da prassi, ha mai pagato per questo sperpero di denaro pubblico e per lo scempio ambientale che ne è derivato”.
600.000 euro di soldi pubblici, cioè i nostri…
la colpa è di quelli prima mica di “fidati di me” e seguci, gli attuali amministratori faranno un altro ponte, eh….
la colpa è degli amministratori precedenti in particolar modo di quelli di csx amici degli ambientalisti che adesso vogliono soluzioni immediate perché tutto ciò nn lo hanno fatto quanto amministravano i loro amici
Sempre molto divertenti i suoi commenti.
Ma gli articoli bisognerebbe leggerli, prima di commentare.
ma perche non ha ragione? opposizione dei proprietari e esistenza di vincoli i medesimi vincoli a cui questa associazione invoca costantemente. ora, our di attaccare chi amministra, chiede che venga finita un’opera impedita dai…. vincoli! mamma me’ come stemo messi….
E chi stabilisce un percorso, non dovrebbe essere a conoscenza dell’esistenza dei vincoli?
Ma il vincolo storico su Villa Orsini
non era noto prima?
Villa Orsini, la cui area è sottoposta a vincolo.
Bene… lo stesso VINCOLO che però non ha impedito la manomissione dei terreni prospicienti subito a monte, con le strutture ormai in totale abbandono.
Una strada servirebbe come soluzione per collegare l’ospedale per tutti i cittadini che provengono dall’area orientale della città, decongestionerebbe dal traffico tutta la zona del Crocifisso e San Francesco.
Altro che VINCOLI e pastoie inutili e dannose per la città.
occasione persa quel ponte !
una delle tante di Sulmona
Anche molti soldi pubblici persi…
A pensarci prima…
vai a vedere dove ha messo i soldi pubblici L’Aquila.
Forse non è il caso di farsi tanti scrupoli quando si parla di infrastrutture ed opere pubbliche .
altrimenti rimarremo per sempre il sud del sud
Cosa c’entra?
Il punto è un altro: si sta parlando di soldi pubblici persi.
I vincoli erano preesistenti all’opera?