Primo Maggio: 9mila calici in meno

I numeri veri della crisi pandemica, dicono gli esperti, devono ancora farsi sentire: le misure di contenimento, come il blocco dei licenziamenti, la cassa integrazione e i bonus, hanno evitato finora infatti che la tempesta del virus travolgesse del tutto anche l’occupazione. Ma ad oggi è difficile dire quanti in Abruzzo, quando si riaprirà davvero, saranno in grado di tirare su la saracinesca, specie in una regione dove le piccole imprese, l’artigianato e il terziario, rappresentano una grande fetta dell’economia.

Il Primo Maggio, quest’anno, è una festa senza brindisi, con almeno in Abruzzo 9mila calici in meno.

Perché se è vero che questa seconda parte del 2021 sarà difficile e appesa alla speranza degli effetti del Piano di ripresa e resilienza, il 2020 non ha certo brillato come risultati.

Gli occupati in Abruzzo, dicono i dati aggiornati ieri sera dall’Istat, sono diminuiti in un anno di 9mila unità, passando da 498mila del 2019 ai 489mila del 2020. A pagare il dazio più oneroso nella pandemia sono state le donne passate da 201mila a 196mila occupate, a fronte degli uomini che (pur essendo meno in percentuale come popolazione) sono passati da 297mila a 293mila occupati. Le donne, poi, sono quelle ad avere di gran lunga impieghi a tempo parziale: sono 65mila a fronte di 20mila uomini che, al contrario, mantengono il posto a tempo pieno (273mila come nel 2019), mentre le donne sono quelle che lo perdono (131mila rispetto ai 134mila del 2019).

La provincia dell’Aquila perde mille occupati, anzi occupate perché sono tutte donne quella che la fanno passare da 113mila a 112mila occupati, con la provincia di Chieti che registra invece l’emorragia più consistente passando da 141mila a 136mila occupati.

Tra il 2019 e il 2020 diminuiscono anche i disoccupati in Abruzzo passando da 63mila a 50mila, ma non è una buona notizia, perché con questo dato si intendono tutte quelle persone (sopra i 15 anni) che sono in cerca di occupazione: il dato incrociato con gli occupati e ancor più con il tasso di occupazione, mostra cioè che la tendenza è quella alla fuga (ed infatti c’è stato un considerevole calo demografico specie nelle aree interne) o peggio quella della rassegnazione. Il dato provinciale nell’Aquilano segna 2mila aspiranti lavoratori in meno (da 12mila a 10mila), con la riduzione più forte, anche in questo caso, nella provincia di Chieti che ne perde ben 6mila. Del totale dei disoccupati sono 12mila (3mila in meno dell’anno precedente) quelli che cercano la prima occupazione della loro vita, mentre oltre la metà, cioè 26mila persone, il lavoro lo hanno perso; con il numero degli inattivi che resta fermo a 13mila persone.

Così il tasso di occupazione passa dal 58,2% del 2019 al 57,5% del 2020, restando sotto alla media nazionale che pure perde 0,9 punti fissandosi al 58,1%. Ad abbassare la media in Abruzzo è ancora la provincia di Chieti che perde 1,8 punti arrivando al 55,4%.

Un quadro non troppo brillante che probabilmente segnerà un peggioramento nel 2021: per tornare a brindare e godere degli effetti della ripresa bisognerà attendere almeno il 2022. Del Pnrr, per il momento, ci resta solo la resilienza.

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