
Una fase di crisi strutturale solo in parte addebitabile al rincaro delle materie prime, in particolare dei prodotti energetici, e all’inflazione. È quella che riguarda il sistema regionale delle imprese fotografato dal CRESA in uno studio dal quale emerge “la necessità di progettare politiche che, tenendo conto delle specificità dei territori, individuino obiettivi prioritari, disegnino direttrici di sviluppo e assegnino le risorse con lo scopo di rivitalizzare il tessuto economico dando nuovo slancio all’iniziativa imprenditoriale e sostenendo il sistema delle imprese esistenti”.
Dalle pagine del report elaborato dal Centro Studi dell’agenzia per lo sviluppo della camera di commercio del Gran Sasso si vede l’Abruzzo chiudere il terzo trimestre 2025 con 144.035 imprese registrate, di cui 123.132 attive, rispettivamente il 2,5% e il 2,4% delle imprese italiane. A livello provinciale Chieti si mantiene in testa con 43.220 registrate e 37.889 attive, detenendo quote pari al 30% e al 30,8% dei totali regionali; segue Pescara con 36.063 registrate e 30.289, Teramo con 35.373 e 30,386 imprese e L’Aquila con 29.379 registrate e 24.559 attive. Relativamente al settore di attività, la quota più consistente è quella delle imprese agricole 16,6% contro 11,6% della quota nazionale, allineata quella delle manifatturiere 8,6% contro 8,4% e lievemente inferiori quelli delle costruzioni 13,2% contro 13,8% e del commercio 20,3% contro 21,4%. Elevata ma non superiore a quella italiana l’incidenza percentuale delle imprese registrate operanti nel settore dei servizi non commerciali pari al 34% contro 38%.
Mentre il terziario la padrone nella provincia di Pescara con un 61,7%, in quella di Chieti l’agricoltura arriva a 25,5%, il manifatturiero a Teramo registra un 11,2% e l’edile a L’Aquila un 16,9%.
A guardare il saldo tra iscritte e cessate, al netto delle cessazioni d’ufficio, nel corso dei primi nove mesi dell’anno, si legge un -270 unità derivante dai valori negativi di Pescara e Chieti rispettivamente con -333 e -39 aziende, numeri solo in parte compensati da quelli positivi di Teramo e L’Aquila pari a +89 e +13. Pari a – 0,19% il tasso di crescita da intendersi come rapporto percentuale tra il saldo di iscrizioni e cessazioni e lo stock di imprese di inizio periodo, nel periodo gennaio-settembre 2025. Con l’Italia e L’Aquila pari a 0,0%, Pescara che riporta un -0,9%, Chieti un -0,1% e Teramo un +0,3%.
Altro dato interessante quello che riguarda 31 comuni abruzzesi, tutti facenti parte delle aree interne, dove tra la fine del 2024 e il 30 settembre 2025, non si è registrata la nascita di nuove imprese. Sedici di essi sono ubicati nella provincia dell’Aquila, 12 in quella di Chieti e 3 in quella di Pescara. Dati che fotografano “un netto peggioramento a tutti i livelli territoriali anche nel medio e lungo termine, evidenziando la necessità di studiare politiche di sviluppo specifiche per le zone interne che si fondino sulla capacità di analizzare le complesse variabili demografiche, economiche e sociali che ostacolano lo sviluppo di ampie porzioni del territorio”.
Considerando le variazioni in termini assoluti e percentuali del numero di imprese registrate che tengono conto anche delle cancellazioni d’ufficio e delle variazioni, nel periodo gennaio-settembre 2025, l’Abruzzo vede un aumento di 1.103 imprese (+0,8%) frutto delle crescite dell’Aquila (+1.374 imprese, +4,9%) e di Teramo (+87 attività, +0,2%) e delle flessioni di Chieti (-29 imprese, -0,1%) e, soprattutto, Pescara (-329 unità, -0,9%). Risultato della tendenza iniziata già da anni verso una crescita della numerosità delle imprese del terziario non commerciale, +4.509 unità pari al +10,1% superiore al +6,7% italiano, e una flessione di quelle operanti negli altri settori. Andando nello specifico, l’agricoltura perde 436 imprese, il manifatturiero 116, l’edilizia 133 e il commercio 2.713
L’andamento provinciale dei diversi settori rispecchia la tendenza regionale con flessioni più incisive rispetto ad essa dell’agricoltura a Chieti (-2,2%), del manifatturiero e delle costruzioni a Pescara (-2,0% e -1,3%) e del commercio a L’Aquila (-9,7%). Quest’ultima provincia mette a segno al tempo stesso anche il maggior aumento delle imprese di servizi non commerciali (+25,1%). Per quanto riguarda questi ultimi, in regione il settore più rilevante quanto a numero di imprese è l’alloggio e ristorazione che registra un 24% del totale dei servizi superiore al 20,6% medio nazionale; seguito dalle attività professionali, scientifiche e tecniche e dalle attività amministrative e di servizi di supporto e infine dalle attività immobiliari. Di rilievo, anche i servizi di informazione e comunicazione, le attività finanziarie e assicurative e quelle artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento. Più alta in regione che in Italia è l’incidenza delle altre attività di servizi pari al 18,7% contro il 15,5%. La distribuzione provinciale delle imprese del terziario non commerciale rispecchia la situazione regionale con incidenze sensibilmente superiori dei soli servizi di alloggio e ristorazione a L’Aquila (28,3%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche a Pescara (12,9%).
Nell’ambito delle imprese registrate in regione nei servizi non commerciali in flessione solo quelle operanti nel trasporto e magazzinaggio (-1,0%) che invece risultano stabili in Italia. Una flessione che ha interessato tutto il territorio regionale ad eccezione della provincia dell’Aquila, mentre è stata particolarmente pesante a Pescara, unica provincia che riporta anche contrazioni dei servizi di alloggio e ristorazione, di informazione e comunicazione e delle attività professionali, scientifiche e tecniche.
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