Quel che resta di palazzo San Cosimo

Nascosto com’è dietro alla maestosità di palazzo Annunziata ci se lo dimentica quasi, a meno di non doverci passare davanti. Perché in mezzo è impossibile: in via del Conservatorio ormai da tredici anni il passaggio è inibito. Le reti arancioni e le transenne da cantiere fanno da sbarramento ad una parete bucherellata dai carotaggi e pezzi di intonaco sparsi qua e là sul selciato.

Quel che resta di palazzo San Cosimo.

E pensare che quegli oltre duemilacinquecento metri quadrati con coorte all’interno, probabilmente la più grande in centro storico, hanno ospitato nella storia preghiere, musiche, uffici e generazioni di studenti: da conservatorio a convento, da sede delle materne ed elementari (fino agli anni Sessanta) e del liceo classico (dopo il terremoto del 1984), a quella dell’Inps, fino alle ultime ribalte da discoteca del Sestiere Bonomini.

Realizzato nel 1452 grazie alla donazione del sito da parte della regina Giovanna e all’impegno finanziario di Caterina Merlini e di altre 14 nobildonne sulmonesi, nel 1600 circa fu acquistato dalla Casa Santa dell’Annunziata che ne mantiene, ad oggi, la proprietà. Una proprietà che è in rovina, cadente e senza grandi prospettive.

L’ex conservatorio e convento di San Cosimo doveva entrare a far parte di un aggregato della ricostruzione post-sisma, ma l’aggregato non si è mai neanche costituito. Tra proprietari confinanti irrintracciabili o non interessati, cavilli e burocrazie.

“Avevamo fatto anche un interpello all’Agenzia delle Entrate per capire se come ente potevamo attivare il bonus 110 – spiega il direttore della Casa Santa dell’Annunziata, Alessandro Pantaleo – ma ci hanno risposto con una relazione molto dettagliata nella quale ci considerano ente pubblico a tutti gli effetti e quindi senza possibilità di accedere al bonus”.

I soldi la Casa Santa per rimetterlo in sesto o anche solo per evitare che crolli, non ne ha. E, d’altronde, nessuno finora si è fatto avanti per ipotizzarne il recupero: “A mio avviso una soluzione potrebbe essere quella di un project financing – continua il direttore – qualcuno che sia interessato al suo recupero, magari a fini ricettivi e turistici. Ma l’impegno economico è notevole”.

E così le reti arancioni fanno la guardia alla storia che cade, ad un patrimonio – che della Casa Santa è sulla carta, ma che appartiene alla comunità tutta – che si sta sgretolando sotto gli occhi della città.

2 Commenti su "Quel che resta di palazzo San Cosimo"

  1. QUEL CHE RESTA DELL’OPERA PIA DELLA CASA SANTA DELL’ANNUNZIATA.
    Un patrimonio magnato e svenduto a partire in tempi passati dalle distese di uliveti in Puglia.
    Poi si sa, l’appetito vien mangiando, cosicchè mangia oggi, mangia domani, mangia tu che mangio anch’io… si è giunti al fatidico:
    SPART PALAZZ DIVENTA CANTONE

  2. Che decadenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*